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Si apre il congresso Cgil. Epifani: «Sull'Unione pesa una responsabilità storica»

(1 Marzo 2006)

Con una platea di oltre mille delegati e un parterre politico che va dallo stato maggiore dei Ds al sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta. Un congresso spartiacque: di qua l’analisi di cinque anni di governo duri e fallimentari, di là dal passo un Paese da ricostruire.

«Il bilancio di questi cinque anni» è il punto di partenza dell’intervento di Guglielmo Epifani che apre i lavori. La critica al Governo uscente è netta, perché «onestamente che il disegno di far ripartire il paese con la riduzione delle tasse e i premi fiscali verso patrimoni e rendite, e con la riduzione dei diritti del lavoro è fallito». Così «come è fallita la scelta di cancellare il dialogo sociale, il confronto con le controparti, il rispetto verso la funzione collettiva della rappresentanza sociale. Più individuo, più patrimoni, più mercato senza regole non sono la soluzione ai problemi del paese, ma forse una delle componenti più profonde della sua crisi».

Sono passati quattro anni dalla grande manifestazione della Cgil al Circo Massimo, ma quei tre milioni di persone in piazza a Roma rappresentano ancora «il momento politico più alto, nella storia del Paese, della centralità del lavoro, dei suoi diritti, della sua dignità».

Riprogettare il paese
Da qui si riparte: «Riprogettare il Paese – spiega Epifani - vuol dire ripartire dalla centralità del lavoro e dalla sua qualità, determinare le condizioni per una via alta allo sviluppo, fondata sull'innovazione, la ricerca, la conoscenza, il trasferimento tecnologico».

Indicazioni chiare per l’agenda del prossimo governo. «Cancellare le riforme della ministra Moratti» e «andare oltre la Legge 30, ribaltandone la filosofia: andranno cancellate tutte le norme che precarizzano il rapporto di lavoro, favoriscono la destrutturazione dell'impresa e indeboliscono la contrattazione collettiva». Ma anche un nuovo «patto fiscale» per «reperire risorse da destinare agli investimenti, all'istruzione, al welfare». Anche per la Cgil, così come è scritto nel programma del centrosinistra, « non vi potranno essere 2 tempi, prima il risanamento e poi il resto, e che il Governo dovrà in questo modo sostenere esplicitamente i redditi da pensione e quelli da lavoro dipendente». L’obiettivo è ricostruire il Paese: «Sull'Unione - afferma Epifani – pesa una grande responsabilità che senza retorica si può definire storica».

Ma non minore è il ruolo del sindacato. Lo indica con chiarezza il presidente della Repubblica Ciampi nel suo messaggio: «Riaffermare e difendere i diritti individuali e collettivi, di fronte alle sfide poste dalle nuove tecnologie e dall'apertura dei mercati, è la strada su cui proseguire per la costante attuazione dei valori di equità e giustizia sociale su cui si fonda la nostra carta costituzionale».

Le reazioni
Soddisfatti della relazione di Epifani i Ds «La relazione di Epifani - commenta il presidente dei Ds Massimo D'Alema - è giustamente severa nell'analisi della realtà, d'altro canto la crisi italiana è oggi sotto gli occhi di tutti con i dati che ci dicono che la crescita è zero». Anche per il segretario dell Quercia Fassino la relazione di Epifani è «una lucida ed approfondita denuncia della crisi in cui versa il Paese, crisi resa evidente dai dati dell'Istat sulla crescita zero che testimonia il fallimento della politica del centrodestra».

Deluso invece il vice presidente della Confindustria, Alberto Bombassei: «Mi sarei aspettato qualche apertura in più». Bombassei ha comunque trovato la relazione «molto interessante» con degli aspetti «condivisibili e altri che ci trovano su posizioni di netta contrapposizione».

Sostanzialmente tiepidi i commenti di Uil e Cisl. Secondo il vice segretario aggiunto della Uil, Adriano Musi, la relazione di apertura del XV Congresso nazionale della Cgil di Guglielmo Epifani mostra come sul rapporto unitario dei sindacati confederali «ci sia ancora molto da lavorare». Per Paolo Baretta, segretario confederale Cisl, la relazione del segretario generale della Cgil è «deludente sul piano sindacale e troppo legata a logiche politiche»; l'intervento del leader della Cgil, dice ancora Baretta, non mostra «alcuna novità, alcun passo in avanti».

red (L'Unità 1 Marzo 2006)

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