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(23 Febbraio 2010) Enzo Apicella
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Il PRC voterà il rifinanziamento delle missioni militari...

(11 Maggio 2006)

Come previsto, il Comitato Politico Nazionale del PRC ha incoronato Franco Giordano come successore di fausto bertinotti alla guida del partito. Il nuovo segretario ha ottenuto i voti della maggioranza bertinottiana (con l'eccezione di Alfonso Gianni e Ramon Mantovani), arricchita da alcuni transfughi dall'area dell'Ernesto. Gli esponenti dell'Ernesto e di Sinistra Critica si sono astenuti, mentre il gruppo di Progetto Comunista (Ferrando) ha votato simbolicamente lo stesso Ferrando.

Ma la decisione più significativa assunta dal massimo organo rappresentativo del PRC non è stata l'elezione del successore di bertinotti (voluta da bertinotti medesimo), bensì quella di respingere un ordine del giorno che si pronunciava per il ritiro del contingente italiano dall'Afghanistan e impegnava i gruppi parlamentari a non votare il rinnovo del finanziamento delle missioni militari italiane in Iraq, Afghanistan, Bosnia e Kosovo. Contro l'o.d.g. hanno votato sia i bertinottiani che gli esponenti di "Essere Comunisti" (Grassi) e di "Sinistra Critica" (Cannavò), a favore solo Progetto Comunista (Ferrando) e FalceMartello (Bellotti).

Con questo voto sciagurato - e con l'impostazione generale esposta dal neosegretario Giordano - il PRC ha confermato ufficialmente il tradimento delle ragioni del popolo pacifista e del movimento contro la guerra, svendute in cambio della poltrona di bertinotti e dei futuri incarichi ministeriali.

L'appoggio fattuale del PRC alla partecipazione italiana alle occupazioni militari si accompagna quindi al voltafaccia sulla realizzazione del progetto TAV in Val di Susa ed a quelli sulla Legge Biagi e la Riforma Moratti, (non più da abrogare ma da "migliorare"), oltre, naturalmente, a quello sulla legge elettorale proporzionale. Fornendo tutte le garanzie richieste dai poteri forti interni e internazionali, il partito di bertinotti porta a compimento l'approdo governativo nel quadro blindato dell'alternanza; si dissolvono non solo le ragioni del pacifismo, ma le stesse ragioni fondative del PRC, sacrificate sull'altare della governance e del bipolarismo. Non c'è più un solo motivo per cui un comunista possa giustificare il proprio sostegno ad una tale accolita di venduti, ma non c'è più nemmeno un solo motivo per cui anche chi crede semplicemente nella democrazia e nell'onestà possa riporre fiducia in questi volgari trasformisti. C'è bisogno, ora più che mai, di riportare in piazza le ragioni della pace, della solidarietà, della giustizia. C'è bisogno, ora più che mai, di una nuova soggettività politica, comunista e alternativa al bipolarismo.

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