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Il Pcl contro il Governo dei poteri forti.

Ferrando, Barone e De Simone hanno presentato a Vibo Valentia il Partito comunista dei lavoratori. Nel corso dell'incontro affrontati diversi argomenti: dalla politica nazionale a quella locale

(13 Agosto 2006)

Davanti una sala gremita di partecipanti, presso il Valentianum, è stato presentato da Marco Barone, del comitato promotore, da Francesco De Simone del coordinamento regionale e da Marco Ferrando, il movimento costitutivo del partito comunista dei lavoratori.

«Un movimento - ha esordito Barone - che sia la vera opposizione sociale ai poteri forti e la volontà di cambiamento, di innovazione, di lotta, di conquista dei diritti basilari che oggi, qui in Calabria, e in particolare nel vibonese, sembrano non essersi mai affermati. La nascita del Partito comunista dei lavoratori - ha aggiunto Marco Ferrando - ha diverse ragioni alla base. La più evidente - ha spiegato - sta nello scenario politico e sociale dell'Italia. Nei primi cento giorni di governo, il centrosinistra non ha dato nessuna prova di cambiamento. Il centrosinistra in politica estera ha rifinanziato la missione di guerra in Afghanistan. E come se ciò non bastasse, le unità militari sono state aumentate: da 1300, dopo il rifinanziamento della missione, sono diventati 2000. Ciò nonostante, la sinistra, nella precedente legislatura, ha votato otto volte contro la stessa missione. Anche in politica estera - ha continuato l'ex esponente del Prc - l'attuale governo è riuscito a caratterizzarsi in negativo. In Medioriete vediamo aggravarsi le condizioni dei libanesi e dei palestinesi. Ancora una volta, con l'assenso del governo italiano l'ennesima missione militare è stata mascherata come missione di pace. In realtà, le truppe dovranno presidiare i territori annessi ad Israele impedendo alle popolazioni arabe di riappropriarsi dei propri territori. Anche in politica sociale sono emersi gravi limiti. Per i lavoratori si prospetta una stagione pesante. Nel Dpef sono previsti con la prossima finanziaria tagli alla sanità, e penalizzazioni per il pubblico impiego e le pensioni. E' stato allargato il provvedimento dell'indulto a corrotti, corruttori e ai responsabili delle morti bianche andando contro un emendamento promosso senza risultato dalla Cgil».

Ma che sarebbe successo se tali provvedimenti fossero stati presi dal centrodestra? «Se le stesse misure fossero state promosse dal governo Berlusconi - risponde Ferrando - saremmo alla vigilia di uno sciopero generale. Invece il centrosinistra dispone del cuscinetto protettivo della concertazione sindacale, politica e dei movimenti. Ci siamo impegnati per cacciare dal governo Berlusconi. Ma la fine del berlusconismo doveva avvenire nelle ragioni dei lavoratori e del pacifismo. Chi ha capitalizzato dalla caduta di Berlusconi è un centrosinistra vincolato ai poteri forti e filoconfindustria. Dopo le critiche all'attuale governo del centrosinistra Ferrando ha illustrato le motivazioni che l'hanno spinto a farsi promotore del nuovo soggetto politico. «Vediamo l'attuale Presidente della Camera - afferma Ferrando - Fausto Bertinotti, scoprire la "borghesia buona" trovandola nei vertici della Fiat. Un atteggiamento tipico delle socialdemocrazia, in reazione alle quali sono nati i movimenti comunisti. E, proprio su questa base, undici anni fa abbiamo dato vita alla "Rifondazione comunista". Ma oggi il Prc non è il partito in cui mi identifico. Per questo credo fondamentale creare una piattaforma di mobilitazione indipendente che sappia proporre aumenti di salari, il superamento dei provvedimenti di precariato del lavoro, e l'aumento della spesa sociale. Siamo stati accusati di ripercorrere la via della frammentazione partitica. Ma la scissione a sinistra è in atto da molto tempo. E' la scissione silenziosa di militanti della sinistra che oggi si sentono traditi. Inoltre, il Pcl non può lasciare il monopolio dell'opposizione alle destre reazionarie e a Berlusconi».

Inoltre, a fine dibattito, Ferrando ha risposto alla nostra domanda riguardo l'attuale posizione dell'assessore provinciale Matteo Malerba. "Con Matteo - ci risponde amareggiato Ferrando - abbiamo condiviso a lungo la stessa idea politica fino alla svolta governativa che avevamo combattuto insieme all'interno della minoranza del Prc. Ma alla fine, lui ha ceduto alle pressioni arrivate dalla maggioranza».

da IL QUOTIDIANO – Vibo Valentia – di Antonino Schinella

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