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sul processo per i fatti dell'11 marzo a Milano

(22 Settembre 2006)

Abbiamo finalmente letto le motivazioni della sentenza che ha condannato 18 dei/delle nostri/e figli/e a quattro anni di pena con l'accusa di concorso morale in devastazione e saccheggio e resistenza a pubblico ufficiale.

Abbiamo atteso con ansia di capire il “perché” del comportamento di una magistratura che ha tenuto in carcere 25 persone per oltre quattro mesi, assolvendone poi nove senza scuse, e continua a mantenere gli altri 18 in un regime di arresti domiciliari più pesante di quello riservato ad imputati colpevoli di reati più gravi.
Abbiamo chiesto, in tutti questi lunghissimi mesi, di poter avere, come è diritto di tutti, un processo equo e sereno: volevamo che i fatti venissero decontestualizzati e fosse data loro la giusta dimensione e che la loro valutazione non fosse frutto di pressioni politiche per costruire una sentenza “che servisse da lezione” o ancor peggio da precedente per altri processi in corso.

Leggiamo dalla sentenza, ed è davvero assurdo, che “la prova” della premeditazione dei fatti accaduti, esposta con enfasi, sarebbe solo un anonimo comunicato apparso su un sito internet, dove tutti possono scrivere o leggere.
Leggiamo che la “responsabilità individuale”, garantita dalla nostra Costituzione, è diventata “responsabilità di presenza” utilizzando in maniera ampia e distorta il concetto di concorso morale.
Leggiamo, ancora una volta, come il riconoscimento delle persone sia stato ignorato; che il muoversi o stazionare vicino ad una inutile quanto simbolica barricata, diventa “presidio” della stessa.
Ancora una volta non ci viene spiegata e dimostrata la condotta devastatrice e saccheggiatrice dei manifestanti e degli imputati, per i quali non esistono prove in relazione ai danneggiamenti.

Non condividiamo le motivazioni della sentenza che rischiano di devastare e saccheggiare il futuro dei nostri/e figli/e e soprattutto minano il diritto a manifestare sancito dalla Costituzione.
Come genitori chiederemo ai nostri/e figli/e ed agli avvocati di ricorrere in appello.

Ci appelliamo inoltre alle autorità competenti, alle istituzioni, alle forze politiche e sociali per chiedere che il trattamento riservato ai nostri/e figli/e sia più equo e giusto, consentendo loro di poter riprendere il lavoro, lo studio e la socialità.

Comitato genitori 11 marzo
giancarlo.pagani@yahoo.it

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