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(23 Febbraio 2010) Enzo Apicella
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Odio di classe

(7 Gennaio 2007)

Il poeta Edoardo Sanguineti (a suo tempo deputato del PCI), che la cosiddetta “sinistra radicale” (compreso un bel pezzo di fuoriusciti dalla sinistra DS) intende candidare alle primarie del centrosinistra nell'occasione delle prossime elezioni a Sindaco di Genova, concludendo una conferenza – stampa di presentazione dell'iniziativa ha pronunziato questa frase: “Che il proletariato esista e continui ad essere sfruttato è un segreto di Pulcinella. Bisogna restaurare l'odio di classe. I padroni di odiano e noi non odiamo più loro”.

Figuratevi il pandemonio: ex- diessini che sbiancano in volto; capigruppo del PdCI che invocano “ poeta scendi dall'Olimpo”: insomma tutta l'operazione – immagine messa su dai soliti politicanti per prendere voti alle primarie e contrattare assessorati (i nani abbarbicati sulle spalle del gigante, che poi si accorgono che il gigante fa da sé) va in forte difficoltà; anche se tenteranno di ricucire (perché nel frattempo gli industriali minacciano di correre da soli, candidando il loro ex-presidente Renato Zara, già deputato della Margherita e fatto fuori malamente non ricandidato dopo aver ricoperto il seggio soltanto per un paio d'anni).

Ma non sono le dinamiche riguardanti i giochi di potere che si realizzano intorno alla poltrona di Sindaco di Genova quelle che ci interessano e, neppure, in verità il (sacrosanto) richiamo di Sanguineti alla lotta di classe (Repubblica, nelle pagine nazionali titola: “Restauriamo l'odio di classe).

Il richiamo alla lotta di classe, almeno per noi, non ha mai cessato di essere esercitato: è rimasto punto di riferimento, teorico e pratico, ineludibile nell'idea dell'agire politico possibile, pur in presenza di importanti modificazioni dell'assetto economico e sociale, a tutti i livelli, nel mondo e a casa nostra, che non intendiamo assolutamente ignorare.

Il punto vero appare però questo: e va collegato con il richiamo al “primato della politica” ( possiamo ancora esprimerci a questo modo?) svolto dal Presidente della Repubblica (un altro che ha studiato alle Frattocchie, anche se non alla scuola superiore del Comitato Centrale del PCUS, come altri dirigenti del suo antico partito) nel corso del suo messaggio di fine d'anno.

Ma quale “primato della politica”?

“Primato della politica” in senso tattico (stiamo al governo per applicare la linea del VII congresso dell'Internazionale – relazione Togliatti/Dimitrov, non Moratti/Mancini beninteso, come credo pensi ancora qualche ministro – degli esteri – dei DS?), oppure “finalmente” per farsi accettare dai salotti buoni con la nostra amabile vena di “rivoluzionari snob” (ogni accenno, in questo caso a Rifondazione Comunista non è puramente casuale?).

Oppure, ancora e in buona sostanza, “primato della politica” per amministrare l'esistente in conto terzi e trarne qualche buon profitto, personale e di gruppo?

La risposta affermativa al terzo quesito è , forse, la più valida (pensiamo allo sterminio di assessorati, presidenze di commissione, consulenze, posizioni di staff, che tengono in piedi concretamente, nelle persone, la già citata “sinistra radicale” in Italia).

Sanguineti ha squarciato un velo: senza l'idea della lotta di classe, ed il suo concreto divenire nell'azione politica, senza la chiarezza delle distinzioni sociali e della necessità di lottare per annullarle e rovesciarle, non può esserci “primato della politica”.

La politica per la sinistra può essere esercitata con risvolti tattici molto forti, persino con “doppiezza” (in Italia ne sappiamo qualcosa),si può seguire la via della socialdemocrazia avanzata (il piano Maidner, Vienna “la rossa”, la nazionalizzazione dell'energia elettrica, e via discorrendo) ma non può perdere la bussola, la visione del suo punto di elaborazione più alto e significativo del farsi concetto teorico della necessità di abbattere lo sfruttamento, quale espressione vitale ed evidente della razionalità umana.

Contribuire alla crescita economica, lavorare per lo sviluppo ed il sapere scientifico, stare dentro al ciclo del progresso collocandoci al di fuori dalla concezione della lotta di classe, dall'antica e sempre nuova (perché lo sfruttamento si rinnova ogni giorno, in ogni angolo del mondo: da Times Square alle discariche di Nairobi) idea della lotta di classe, significa abdicare totalmente alla propria identità, e concorrere semplicemente ai meccanismi del potere dato: Sanguineti, brutalmente, con la semplicità del poeta che – assieme – è presbite e miope non sta sull'Olimpo, ma ricorda a tutti la semplice verità.

Savona, li 6 Gennaio 2006

Franco Astengo

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