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9 Giugno 2007: una giornata storica per la sinistra di classe

(17 Giugno 2007)

La straordinaria riuscita della manifestazione nazionale del movimento contro la guerra contro l’arrivo in Italia del criminale di guerra G.W. Bush è la testimonianza che qualcosa nel nostro paese stà cambiando.

Per la prima volta negli ultimi anni i movimenti e l’intera sinistra di classe dimostrano di poter riempire le piazze senza aver bisogno dell’appoggio dei "pacifinti" (Rifondazione, Verdi, PdCI, SD, CGIL, ecc.), quindi senza dover annacquare le parole d’ordine e le piattaforme di lotta per accontentare gli "amici del governo amico".

Ma il dato più significativo emerso nella giornata del 9 giugno è senz’altro il flop clamoroso del presidio organizzato dalla sinistra di governo: le poche centinaia di persone presenti a piazza a Piazza del Popolo, se confrontate con le circa 100000 presenti al corteo, rappresentano uno schiaffo in pieno viso ai vari Giordano, Diliberto e compagnia, al loro opportunismo e alle loro menzogne.

Una sconfitta tanto più bruciante in quanto la stessa base di quei partiti, stanca di essere presa in giro ha voltato le spalle ai propri dirigenti, abbandonandoli al loro destino e scendendo in piazza nell’unica manifestazione che poteva a pieno titolo definirsi "contro Bush e contro le guerre".

Quali gli insegnamenti che possiamo trarre da quanto accaduto il 9 giugno?

1) I compromessi al ribasso con il ceto politico e gli apparati della sinistra di governo si dimostrano non necessari per la riuscita di una manifestazione: negli ultimi anni questa argomentazione è risuonata ai quattro venti, facile alibi per nascondere i limiti del movimento e in primo luogo delle sue direzioni (vere o presunte che fossero).

Evidentemente, quando tutti marciano nella stessa direzione, quando le organizzazioni promotrici orientano tutti i loro sforzi alla riuscita delle iniziative e non, viceversa, a combattersi tra loro in sterili quanto autoreferenziali guerre intestine, il movimento tutto diventa più credibile agli occhi del popolo ed è capace di coniugare la partecipazione di massa con la radicalità degli obiettivi.

Non sempre la quantità si ottiene a discapito della qualità, dunque…

Vista in quest’ottica, la giornata del 9 giugno rappresenta una clamorosa smentita anche per tutte quelle "civette" sedicenti rivoluzionarie che da anni vorrebbero far credere che la partecipazione di massa è possibile solo se il movimento si prostra ai piedi della sinistra di governo e alle "sigle ufficiali", solo cioè se si ammorbidiscono i contenuti della lotta per renderli graditi al politicante o al burocrate di turno.

2) Le politiche antioperaie, neoliberiste e guerrafondaie del governo Prodi rendono di giorno in giorno sempre più difficile stare con un piede in due scarpe.

Milioni di lavoratori, di studenti e di sfruttati nel nostro paese sperimentano sulla loro pelle quotidianamente le menzogne e le falsità che si celano dietro i proclami dei segretari e dei parlamentari della sinistra di governo. Un anno di guerre, tagli allo stato sociale, privatizzazioni, attacchi ai diritti (dallo scippo del TFR all’imminente attacco alle pensioni) e subalternità ai diktat di Confindustria e del Vaticano sono bastati per aprire gli occhi anche ai ciechi. Quel governo che solo dodici mesi fa appariva al popolo della sinistra come una speranza di cambiamento , ora è divenuto il principale motivo di rabbia e disincanto, mostrandosi in totale continuità col precedente governo-Berlusconi. Il risultato delLl risultato delesenta in realtàà da ora a divenire processo realeitico di classa da contrapporre a quello dei due poli dell'arile recenti elezioni amministrative non fa che confermare questo stato di cose.

Oramai è evidente a tutti lo spartiacque tra governo ed opposizione, tra chi continua ad illudere e vendere fumo, speculando sulle lotte e svendendo le aspirazioni di milioni di proletari sull’altare degli interessi di poltrona e della pace sociale, e chi non intende fare sconti al governo Prodi, nelle piazze, nei luoghi di lavoro e di studio.

Questo spartiacque dev’essere chiaro anche in futuro, e non può essere rimosso nel nome di un presunto "bisogno di unità" con chi vota in parlamento a favore delle guerre e delle peggiori misure antioperaie.

"O con Prodi o con chi lotta contro Prodi": questa pensiamo debba essere la discriminante che il movimento deve assumere da oggi in poi, nelle piazze e nel paese.

3) Per la sinistra di classe si apre una nuova fase, densa di compiti e responsabilità.

L’ottimo risultato della manifestazione del 9 Giugno non deve farci però adagiare sugli allori, ma deve al contrario spingere le principali sigle politiche e sindacali ad un assunzione di responsabilità anche in prospettiva futura.

Il dibattito che si stà sviluppando in questi giorni, e che attraversa svariati ambiti e strutture, è senz’altro il segno che qualcosa inizia a muoversi, e che la domanda di unità della sinistra di classe, ovvero di una rappresentanza politica degli interessi delle classi sfruttate che vada oltre la polverizzazione delle sigle attuali, inizia a diventare un’esigenza avvertita anche da singoli compagni e militanti.

Sarebbe però sbagliato, magari sull’onda dell’entusiasmo, pensare di risolvere il problema "qui ed ora" dando vita a contenitori omnicomprensivi con la pretesa di fare da megafono più o meno politico a tutto ciò che si muove in giro per l’Italia; d'altra parte, ancor più sbagliato, come abbiamo sempre sostenuto, è il pensare (come qualcuno continua a fare) che un’organizzazione autonoma delle classi sfruttate possa nascere per iniziativa di un manipolo di eletti che si autoproclamano "partito".

Queste ipotesi rappresentano, da sponde opposte, due risposte sbagliate ad una giusta domanda di rappresentanza.

Come Associazione Unità Comunista, pensiamo invece che siano maturi i tempi per dar vita ad una costituente comunista: dunque, non una generica costituente dei movimenti di lotta, né tantomeno la riproposizione dell’ennesima gabbia asfittica e settaria dell’ennesimo (ed inutile) partitino comunista, bensì la (ri)costruzione di un percorso, ostico ma quantomai necessario, di confronto politico, culturale e teorico tra tutti coloro che ritengono ancora attuale il tema della trasformazione rivoluzionaria dell’esistente e dell’edificazione di una società socialista.

Un dibattito franco e orizzontale, scevro da cristallizzazioni ideologiche e richiami nostalgici, ma orientato con chiarezza alla costruzione di un programma politico di classe da contrapporre a quello dei due poli della borghesia e alternativo a una sinistra di governo "radicale" a chiacchiere ma sempre più impresentabile nei fatti.

Il nostro lavoro, al fianco di numerosi compagni e collettivi in tutta Italia, nel costituendo Coordinamento per l’Unità dei Comunisti, che ha visto il suo atto di nascita lo scorso 10 giugno a Roma, testimonia di come questo sforzo non sia solo un nostro desiderio astratto, ma al contrario si appresta sin d’ora a divenire movimento reale.

Napoli, 13-06-2007

Associazione Unità Comunista

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