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Dal Molin. Moratoria: se non ora, quando?

(23 Novembre 2007)

I Parlamentari che si dichiarano contrari alla realizzazione della nuova base Usa a Vicenza sono 170; dicono di voler impedire, attraverso il proprio impegno nelle istituzioni, la costruzione dell’installazione militare che vede contraria gran parte della comunità locale.

La scorsa estate avevano promesso al movimento vicentino una moratoria sui lavori di realizzazione, in attesa della seconda Conferenza sulle servitù militari, prevista dal programma con il quale l’Unione si è presentata agli elettori nel 2006. «Convinceremo Prodi ad interrompere l’iter della realizzazione», avevano promesso. Ora, a quanto pare, si tirano indietro.

Alcune settimane fa sono iniziati i lavori di bonifica bellica dell’aeroporto Dal Molin, funzionali alla realizzazione dei progetti statunitensi. Li abbiamo bloccati per alcuni giorni e abbiamo chiesto ai Parlamentari di mantenere le proprie promesse: portare subito in Parlamento la richiesta di dibattito sulla moratoria e bloccare la realizzazione di un’opera che coniuga la condivisione delle politiche di guerra dell’Amministrazione Usa con la distruzione del territorio e dei beni comuni da un lato, il disprezzo per la democrazia e la partecipazione delle comunità locali, dall’altro: il peggio del governo Prodi.

Ieri, 21 novembre, ci siamo recati a Roma per partecipare ad un incontro promosso da questi Parlamentari, convinti di discutere di come mettere in atto, nei tempi più brevi possibili, la moratoria. Abbiamo scoperto che i Parlamentari non proporranno più la moratoria, ma che dovremmo essere noi cittadini, attraverso una raccolta firme nazionale, a promuoverla; come se i compiti di chi siede nelle istituzioni dovessero essere assolti dai movimenti e da coloro che, in tutti questi mesi, hanno sopportato il peso maggiore dell’opposizione alla militarizzazione di Vicenza.

Vicenza non si prende in giro: chi si dichiara contrario al Dal Molin deve essere coerente con le proprie dichiarazioni e sfidare Prodi sul tema della moratoria, portando in Parlamento – che tra l’altro non ha mai affrontato il nodo Vicenza – il dibattito; qualunque scelta diversa sarebbe un escamotage per nascondere l’abbandono nei confronti della comunità vicentina e di quanti si battono contro la guerra e per la difesa della terra. Abbiamo già visto il Governo promettere di ascoltare la comunità vicentina e poi tradirla: c’è qualcuno che vuol seguire il solco tracciato da Prodi? Non portare subito in Parlamento la moratoria, infatti, significa comportarsi nello stesso modo del Presidente del Consiglio che, dopo aver promesso di voler considerare la vicenda alla luce della volontà della comunità locale, dichiarò dall’estero di non opporsi alle richieste statunitensi svendendo la nostra città.

Gran parte delle donne e degli uomini vicentini e molti cittadini di questo Paese hanno già espresso in mille forme la propria contrarietà alla militarizzazione del territorio e alla presenza di strutture funzionali alla guerra. Ora è compito dei 170 parlamentari che si dichiarano contrari alla realizzazione della nuova base Usa di Vicenza trasformare questa contrarietà in fatti concreti all’interno delle istituzioni nelle quali operano grazie al mandato dei cittadini.

La moratoria è un compito di chi siede in Parlamento, e da loro la pretendiamo. Non si può essere contrari alla nuova base Usa senza poi fare i doverosi atti per impedirne la realizzazione: la richiesta di dibattito sulla moratoria va presentata in Parlamento subito, entro e non oltre la mobilitazione europea di dicembre.

Presidio Permanente, Vicenza, 22 novembre 2007

Presidio Permanente contro la costruzione della nuova base Usa a Vicenza

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