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(29 Gennaio 2012) Enzo Apicella

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60 giorni di isolamento per Andrea?.

(24 Dicembre 2007)

Dal 23 ottobre 2007 due ragazzi di Spoleto sono detenuti in condizioni durissime nel carcere di Capanne con accuse di cui i giornali hanno diffusamente parlato, ma sulle quali, nonostante l’impegno profuso dalla GIP Comodi, non vi sarebbero riscontri fattuali. Di essi, Michele, che si professa anarchico ed ha partecipato attivamente alle lotte sociali contro “l’ecomostro” di Spoleto, è stato costretto a più di cinquantacinque (55) giorni di duro isolamento, finchè la giudice Restivo, preso atto dei rischi di tale regime carcerario per la integrità psicofisica del giovane, lo ha fatto trasferire in una cella con un altro detenuto. L’altro ragazzo, Andrea, che non professa specifiche appartenenze politiche, è tuttora detenuto in condizione di duro isolamento, ormai da più di sessanta (60) giorni, per costringerlo ad accusare Michele e coimputati. Se i giudici non sono stati capaci di raccogliere prove, è giusto che infieriscano su

Andrea, tenendolo in isolamento all’infinito?

Come medico rilevo che il duro e prolungato isolamento inferto ai due giovani spoletini ed ora in particolare Andrea, configura la pratica di tortura psicologica, che sto segnalando alle competenti istanze internazionali. Non basta alla magistratura che già Aldo Bianzino sia stato fatto morire nel carcere di Capanne, si vuole di più?

Come comunista rilevo un feroce segno di classe nell’accanimento giudiziario anche contro questi due giovani e la sproporzione tra imputazioni e trattamento giudiziario. In una Regione che ha il primato degli omicidi nei luoghi di lavoro, delle organizzazioni eversive della borghesia (tali sono per noi le associazioni coperte massoniche e della Opus Dei) e dell’uso privato del pubblico (si parla di 25 esposti a carico di un unico professionista giacenti in Procura), perché la magistratura umbra non fa nulla, per non dire di più?

Come cittadino segnalo infine il compiacente silenzio di tutte le forze politiche regionali verso questi metodi usati dagli organi giudiziari. E’ questa la sicurezza che ci vogliono garantire?

Dott. Carlo Romagnoli
(www.mcaucumbria.org)

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