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Ventiquattro ore senza di noi

Ventiquattro ore senza di noi

(1 Marzo 2010) Enzo Apicella
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Solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori del settore tessile abbigliamento e calzature

(9 Giugno 2008)

Forse le politiche di concertazione sono arrivate al capolinea. Ma è un capolinea voluto dai padroni e non dai lavoratori.
Dopo la vittoria di Berlusconi le varie associazioni imprenditoriali a cui fa riferimento il settore della moda si sentono autorizzate a chiedere ancor più sfruttamento, spiazzando le dirigenze sindacali confederali di categoria che da vent'anni a questa parte davano invece per scontato ogni rinnovo del contratto di tipo concertativo.

Sono impazzite le organizzazioni padronali oppure Femca Filtea e Uilta da vent'anni a questa parte stavano in un altro pianeta?

Federtessile chiede:
- unilateralità nel fissare i nuovi regimi di orari;
- 40 ore di straordinario obbligatori;
- la riduzione da 3 a 2 delle settimane di ferie consecutive;
- la possibilità per le aziende di decidere la monetizzazione di 16 ore di riduzione di orario;
- una modifica della procedura per utilizzare la flessibilità.

Queste richieste sono la logica prosecuzione di una riorganizzazione del settore che ha decimato migliaia di posti di lavoro, permettendo alle aziende di fare utili ancora più alti.

Dove erano i sindacati confederali mentre questa riorganizzazione veniva portata avanti? Come mai non c'è stata una loro risposta a questa riorganizzazione? Quali erano le loro strategie?

E soprattutto, cosa ne pensano i vertici sindacali di categoria di avere concesso a piene mani in questi anni la totale flessibilità degli orari e dei salari e di aver perso la conoscenza dell'organizzazione del lavoro, patrimonio storico del movimento operaio e essenza centrale di qualsiasi organizzazione sindacale.

I padroni, da buoni materialisti, hanno portato il sindacato, e di conseguenza i lavoratori, ad un vicolo cieco attraverso le politiche di concertazione e oggi hanno deciso di fare a meno di questo tipo di sindacato che si è consumato per servire i loro interessi.

Nonostante tutti in Italia si meravigliano dei bassi salari i padroni propongono ricette iperliberiste mirate alla distruzione del contratto nazionale e in realtà pensano di sfruttare questa ondata berlusconiana di profonda destra politica e sociale esclusivamente a proprio vantaggio tentando di introdurre forme di contrattazione individuale.

Se questo obiettivo del padronato fosse raggiunto rappresenterebbe una sconfitta pesante per i lavoratori e le lavoratrici, un passo indietro di 50 anni, e, soprattutto, il fallimento dei paladini delle politiche di concertazione iniziate con il 23 luglio del 1993.

In fabbrica i lavoratori sono sempre più sfruttati, sempre meno pagati, sempre più divisi, isolati e precari.
Sono necessarie forme di democrazia e di partecipazione sindacale vere, reali, concrete, a partire dai lavoratori e per i lavoratori.

Senza di questo vincerà il padronato che ha interpretato il voto al pdl e alla lega come una vera propria carta bianca nei loro confronti in barba ai lavoratori.

Bisogna prepararsi allo scontro, non a nuove concessioni.
Per questo è necessario:

- Abbandonare il vincolo dell’inflazione rispetto ai contratti nazionali.
- Un meccanismo di aumenti salariali automatici che recuperino la crescita dell’inflazione e degli aumenti dei prezzi.
- L'eliminazione dei vincoli che legano il salario alla produttività e alla flessibilità.
- Una vera democrazia sindacale fondata sul diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di decidere con il voto segreto e con pratiche trasparenti sulle piattaforme e sugli accordi.

Coordinamento per l’Unità dei Comunisti / Movimento per la Costituente Comunista - Padova

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