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(28 Luglio 2010) Enzo Apicella
Anche la Omsa di Faenza vuole delocalizzare in Serbia

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OMSA: padron Nerino Grassi vuole tagliare le gambe a 320 operaie!

(17 Gennaio 2010)

Tutta Faenza ha risposto all’appello delle 320 operaie della OMSA che rischiano il posto di lavoro perché il mantovano padron Nerino Grassi, proprietario del colosso Golden Lady, ha deciso di licenziare, chiudere, partendo proprio dall’Emilia e delocalizzare il Serbia.

Là, dice, lo ritengono un benefattore, perché paga stipendi mensili di oltre 300 euro mentre la regola è più bassa e poi, dai trasporti ai servizi, tutto costa meno, comprese, ovviamente, garanzie sindacali e diritti dei lavoratori che, per dirla tutta, nemmeno ci sono.

Le operai gli ricordano che le sue calze le vende, o meglio le vendeva, qui, in Italia perché coi tempi che corrono anche le vendite dei suoi collant non potranno andare a gonfie vele!

La manifestazione è andata molto bene, città e rappresentanze delle fabbriche dell’area faentina hanno dato la loro solidarietà, perché far venire meno questo presidio produttivo, dopo altre numerose crisi, significherebbe assestare un colpo gravissimo alla struttura socio economica del territorio.

Nel frattempo il picchetto davanti ai cancelli di Via Pana, è diventato permanente 24 ore su 24, grazie alla solidarietà di tutti ed è questo un dato importante, perché padron Nerino non ha scordato di anticipare, dopo i tentativi di chiusura dello stabilimento di Faenza che risalgono a due anni fa, che produrre in Serbia significa che in Italia gli serve ben poco, di fatto il solo magazzino, per cui dopo aver messo in ginocchio Faenza sta pensando alla fabbrica abruzzese di Gissi ed anche per Mantova, dove vorrebbe portare i macchinari del magazzino e dove ha già traslocato i servizi informativi che adesso sta tarando sul sistema in atto a Castiglione, per questa operazione, che attiene alla parte finale del confezionamento, basterebbero molti meno operai rispetto all’odierno organico. E’ per questo che la lotta non può cessare e a queste lavoratrici deve giungere la solidarietà di tutti i lavoratori del gruppo e delle realtà operaie che vivono situazioni di conflitto, che sono sempre di più anche nelle aree industriali considerate “ricche” fino a pochi mesi fa, ma che mostrano la vera faccia del padronato, sia esso “tradizionale” che “speculativo – creativo”: dalla OMSA all’ ex Eutelia, dalla Metalli Preziosi alla OMNIA. Le scelte del padronato ruspante alla mantovana, dei Grassi e dei Lori, sono le stesse degli americani della Comedil o degli speculatori finanziari che hanno rilevato per un tozzo di pane le imprese informatiche e le ex aziende pubbliche date in omaggio in nome di quella scellerata scelta politica della privatizzazione, considerata verbo assoluto dalle destre come dai nuovi liberisti democratici.

Faenza 16 gennaio 2010

Monica Perugini

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