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Tai Chi?

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(17 Dicembre 2011) Enzo Apicella

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(Flessibili, precari, esternalizzati)

Il fantastico mondo della cooperazione

(27 Gennaio 2010)

Niente stipendio, niente tredicesima, salari da fame e turni doppi…… Cosa vuol dire oggi lavorare in cooperativa? Vuol dire essere soci – lavoratori, cosa di fatto in obbligatoria, perché quando entri ti fanno firmare, altrimenti stai a casa.

E poi guadagnare assai meno dei lavoratori che svolgono lo stesso tipo di mansioni nei servizi (o cantieri) di assegnazione. Sempre che quei lavoratori ci siano ancora, perché con la legge sul lavoro o meglio sul precariato, voluta dalla destra e mantenuta senza batter ciglio dal governo di centro sinistra, i privati appaltano la manodopera, “rifornendosi” ad agenzie o coop con contratti che possono permettere alle aziende di chiedere, ad esempio, un certo numero di “donne” per due, tre giorni la settimana per portare a compimento e in fretta, produzioni urgenti che poi cessano e con esse il lavoro. Nel settore pubblico, dall’avvento della riforma “Bassanini”, poi, i comuni hanno dovuto esternalizzare i servizi, per cui il personale educativo. socio assistenziale e di supporto non è stato rimpiazzato, così che le poche educatrici, cuoche, operai e giardinieri rimasti in organico, si sono ritrovate/e a fare impiegati/e o fattorini/e… Anche la triste storia delle convivenza fra soggetti a contrattualistiche diverse per la felicità dei padroni e cooperatori, dunque, sta scomparendo!

Quanto al contratto, poi, ce ne sia uno che corrisponda alla reale mansione svolta è un' impresa trovarlo! La proliferazione dei facchini, quelli cioè che guadagnano meno e lavorano di più, infatti, non può essere un caso, in un paese dove, a dispetto dell'Europa, la legge prevede curca un centinaio di tipi diversi di contratto.

E poi si va avanti: ci sono cooperative con circa mille lavoratori dalle professionalità più disparate, ma pure con poche decine di operaie che come nome hanno quello del/lla presdidente (???) che, in ogni caso, danno il meglio in occasione delle assemblee sociali dove si decide e si firma (a maggioranza) l'inverosimile: dalla rinuncia alla tredecina, agli aumenti contrattuali spettanti, al rinvio dei pagamenti ..... in un clima da democrazia virtuale: con presidenti e impiegati che girano fra le fila di sedie guardando in faccia i lavoratori e prendendo nota di come votano, di chi manca, di chi interviene ..... E per evitare il disturbo delle assemblee, poi, ci sono cooperative che si rivolgono alle agenzie interinali.

In questo clima non stupisce che il buon Natale venga dato con la comunicazione che le tredecesime o gli aumenti spettanti non verranno pagati! Chi protesta paga di tasca sua: c'è sempre un mancato rinnovo d'appalto che permette di far pulizia dei rompiballe rimasti in auge. Hai un bel da dire che il sindacato è impotente, anche perchè le divisioni sindacali presenti negli altri settori non lasciano immune nemmeno quello della cooperazione. Ed è così dapeprtutto.

Chi le aveva costituite, le cooperative, nei momenti in cui la solidarietà fra contadini, operai, braccianti, lavoratori / consumatori ispirati ai principi della solidarietà e della mutualità, non credo avrebbe potuto immaginare tanto. Da aggiungere, infine, che quei legami sindacali, politici e sociali che un tempo avevano permesso alla povera gente di lavorare con dignità, basandosi su una classe e ad un'idea di riferimento, oggi giocano un ruolo avverso proprio per quella gente, costretta a questa odiosa quanto ipocrita, moderna forma di sfruttamento.

Monica Perugini
(Proletari@)

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