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(21 Luglio 2012) Enzo Apicella

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Rinnovo del CCNL poste: un contratto per... l’azienda!

(28 Luglio 2003)

I lavoratori delle Poste in questi anni hanno pagato un duro prezzo in termini di condizioni di vita, di lavoro e di salario.

Non a caso il 16 maggio i lavoratori di Poste hanno reagito con forza all’arroganza dell’Azienda che si contrapponeva alle richieste contenute nella piattaforma contrattuale avanzando una propria piattaforma basata sulla riduzione dei diritti (ferie, malattie, orario di lavoro, ecc.).

Le Segreterie Nazionali invece di cogliere quella spinta per sostenere la propria piattaforma con forza, l’11 luglio firmavano (senza né iniziative di lotta, né coinvolgimento dei lavoratori) un accordo che nel merito disattende le aspettative contenute nella piattaforma contrattuale.

Veniamo ai punti critici più rilevanti:

democrazia:

effettuare le assemblee nel periodo dal 20 al 30 luglio, con gran parte del personale in ferie e senza un’adeguata informazione significa svuotare di ogni significato le assemblee stesse e farle divenire una semplice ratifica di decisioni già prese. Per chi come noi considera titolari del contratto i lavoratori ciò è una gravissima lesione alla democrazia sindacale.

Parte economica e decorrenza:

I 100 (ne avevamo richiesti 135) sono meno di quelli prospettati. Ma ciò che è grave è che non viene neppure rispettato l’accordo del 23 luglio. La parte economica del contratto passa da 2 a 3 anni (gli aumenti avrebbero dovuto coprire il 2002 e il 2003 invece il 60% verrà erogato nel 2004).

Non a caso Sarmi, Amministratore Delegato dichiara “l’accordo è in linea con gli obiettivi prefissati. Inoltre abbiamo definito i costi del personale per il 2004 evitando l’apertura di una nuova vertenza”.
Proprio nell’anno in cui inizia il processo di privatizzazione di Poste SPA.

Inquadramento:

Dopo anni di attesa ed un forte risparmio aziendale, nei confronti delle professionalità e della produttività sviluppate dai lavoratori, che hanno permesso all’azienda di occupare un ruolo rilevante nel mercato, in risposta hanno avuto un inquadramento che, peraltro, verrà attuato da gennaio 2004, non rispondente alle necessità dei lavoratori.
Non vi è alcuna progressione economica né con scatti di anzianità, né automatismo di passaggio tra una categoria e l’altra. Per molti lavoratori sarà tutt’altro che facile definire in quali delle nuove categorie vadano effettivamente inseriti. Vi sono poi interi settori di lavoratori le cui professionalità non vengono neppure riconosciute.

Flessibilità:

Emergono 2 aspetti di rilevanza politica
1. disponibilità a discutere ed eventualmente a recepire i contenuti delle Legge 30 in materia di mercato del lavoro i cui effetti devastanti hanno spinto la CGIL a dichiarare 2 ore di sciopero generale a settembre;
2. senza neppure conoscere il piano industriale dell’azienda, nel contratto firmato più volte lo si avvalla preventivamente.

Si firma così una cambiale in bianco su processi destinati a sconvolgere la vita dei lavoratori.

Ha ben ragione l’Amministratore Delegato ad essere soddisfatto delle flessibilità introdotte che solo per fare accenni, per la prima volta prevedono, a parità di prestazioni lavorative, diversi trattamenti. I primi ad essere colpiti saranno i nuovi assunti per i quali viene introdotto un diverso regime sulle ferie (4 giorni in meno nei primi 5 anni di lavoro) e sull’inquadramento (un vero e proprio salario d’ingresso).
Tutto questo, nessuno si illuda, è destinato nel tempo ad avere conseguenze negative anche sui lavoratori attualmente in organico.
Altrettanto grave è la disponibilità a discutere nel CCNL le nuove leggi che il governo ha emanato sull’orario di lavoro (aumento della flessibilità) e sul mercato del lavoro (Legge 30/2003 con il suo portato di nuove subordinazioni del lavoro col sempre maggiore ricorso al lavoro temporaneo e precario). Le stesse leggi che la CGIL a livello nazionale sta contrastando. Dal CCNL deriva quindi un sistema degli orari sempre più discrezionale per l’azienda ed una maggiore divisione tra i lavoratori.

Ticket:

dopo oltre tre contratti di promesse si prevede, solo dal 1 luglio 2004, un ticket di 3,10 (6.002 lire) per coloro che fanno più di 7 ore con un intervallo di mezz’ora tra le 12,00 e le 15,00 per tutti gli altri un contributo di 13,52 mensili (26.178 lire).

Relazioni Industriali:
Si confermano i 2 livelli di contrattazione ma quello decentrato resta ancora schiacciato. La RSU continua a non avere ruolo e funzione che gli spetta.
La contrattazione decentrata, di parte della produttività, risulterà vanificata non essendo definita la quantità di organico e il fabbisogno. Come si riuscirà a calcolare la produttività? Come e con quale peso si potrà distribuire?

Queste ed altre ragioni sono la causa per cui le RSU e lo stesso sindacato periferico sono risultati inefficaci agli occhi dei lavoratori. Queste erano le criticità che andavano rimosse così come chiesto in piattaforma.
Per queste ragioni esprimiamo un giudizio fortemente negativo, sia nel metodo, sia nel merito.

Protagonisti dei contratti devono tornare ad essere i lavoratori.

Padova, 22.7.2003

LAVORO E SOCIETA’ CAMBIARE ROTTA
SLC-GIL PADOVA

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