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La borsa o la vita

La borsa o la vita

(15 Giugno 2010) Enzo Apicella
Il ricatto della Fiat: "Sopravvivere da schiavi o morire di fame"

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Venerdì 24 ottobre sciopero generale per l’intera giornata

(23 Ottobre 2003)

GIU’ LE MANI DALLE PENSIONI

Morire di lavoro! Tutti quei lavoratori che nel 2008 potevano andare in pensione a 57 anni con il sistema retributivo, ora dovranno maturare 40 anni di contributi.
Gli “incentivi”: chi, pur avendo maturato il diritto, resta sul lavoro si ritrova in una busta paga i contributi, mentre fuori c’è un disoccupato in più.
Per i nuovi assunti, che con il calcolo contributivo hanno già la prospettiva di una pensione dimezzata rispetto allo stipendio, le aziende saranno foraggiate con la decontri-buzione di 5 punti sui versamenti all’Inps. Ma intanto, con la trasformazione del lavoro in sistema globale di precariato, quando mai i nostri giovani matureranno la pensione?

L’estinzione della pensione pubblica

E’ questo in verità l’obiettivo, oltre all’ovvia volgare mira del governo Berlusconi a far cassa con i soldi dei lavoratori e una ben sconcertante politica rispetto al presunto deficit dell’Inps!. Ciò a cui si mira non è affatto ridurre la spesa previ- denziale pubblica, ma costringere i lavoratori ad aggrapparsi ai Fondi “complementari” fino a farli diventare “sostitutivi” e ad alimentare con il nostro TFR il mercato azionario. Con il risultato di non avere più la liquidazione e di essere in balia dei crack delle Borse.

Sfondano una porta aperta

L’attacco alle pensioni parte da lontano, dai governi “tecnici” e “amici”.

Nel 1992 il governo Amato allunga il limite della pensione di vecchiaia di 5 anni e crea pensioni più povere, spalmate sugli ultimi dieci anni.

Poi è arrivata quella micidiale spaccatura generazionale voluta da Dini nel ’95 con le tabelle di uscita allungate per gli anziani e l’introduzione del sistema contributivo per i più giovani e per tutti coloro che verranno: un sistema iniquo di calcolo che si basa solo sui contributi versati in tutto l’arco lavorativo. Tradotto in soldoni al valore odierno, per maturare il diritto alla pensione minima bisognerà aver versato contributi almeno per 119.000 euro (230 milioni vecchie lire).

Tutto con il beneplacito di Cgil-Cisl-Uil... Ne abbiamo avuto a sufficienza perchè ora Berlusconi ci si infili come un coltello nel burro.

LEGGE 30: il ritorno alla giungla

Lavoro somministrato (in pillole “somministrate” da un’agenzia privata per i pezzi di tempo richiesti dall’impresa); intermittente (a squillo, a disposizione della chiamata del padrone ); ripartito (si lavora in due per una paga sola, se uno è in mutua l’altro lo copre, il licenziamento di uno vale anche per l’altro); a progetto (lavori con paga da artigiano fino al raggiungimento del risultato, poi ritorni a casa disoccupato); contratti di inserimento (fino a 18 mesi con una paga di due livelli più bassa e poi, se il padrone ti molla, ricominci con un altro inserimento); liberalizzazione selvaggia dell’orario del part time etc.etc.

Le nuove norme disegnano una nuova giungla di lavoratori soli e diseguali. Il "Libro Bianco” di Biagi e Maroni - testo unico della filosofia berlusconiana- è determinato a rendere individualizzati tutti i rapporti di lavoro, gettando bombe massicce di flessibilità e di scomposizione contrattuale, cancellando di fatto i contratti collettivi e anche il concetto stesso di Diritto universale del Lavoro.
Ma anche qui piove sul bagnato: il precariato non è stato inventato ora. La concertazione di Cgil-Cisl-Uil-padronato-Governo, partita dallo scippo della scala mobile e dall’ingabbiamento dei salari con gli accordi di luglio ’92 e ’93, ha infine sortito nel ’97 il frutto velenoso della Legge Treu, con il lavoro interinale e un nuovo caporalato. I precedenti governi sono entrati in Europa, ma ci hanno consegnato alla giungla.

La guerra al diritto del lavoro e alla pensione è la stessa che sta aggredendo lo Stato sociale, con la privatizzazione e la mercificazione delle strutture pubbliche, scuola, sanità, energia, acqua, trasporti, telecomunicazioni
Riprendiamoci salario, pensioni, servizi, dignità e futuro

Manifestazione Nazionale a Roma Venerdì 24 - ore 10 in Piazza della Repubblica

Confederazione Cobas

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