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Obama e la Tunisia

Obama e la Tunisia

(16 Gennaio 2011) Enzo Apicella

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Viva la rivoluzione dei giovani e dei lavoratori tunisini

dalla Francia

(24 Gennaio 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.webalice.it/mario.gangarossa

La fuga del dittatore Ben Ali è una prima vittoria dei lavoratori e dei giovani di Tunisia. La rivolta, che incendia il paese da circa un mese, di fronte alla disoccupazione, alla miseria e alla dittatura feroce che pesano sulle classi popolari, si è trasformata in rivoluzione. Profonda. Ha già stroncato un tiranno ritenuto inamovibile fino a poco tempo fa. E’ questa la forza delle classi popolari.

L’immenso coraggio di quelli che si sono sollevati, malgrado una repressione che ha fatto almeno 70 morti e arresti e torture di massa, ha dunque messo fine a 23 anni di regno di Ben Ali e del suo clan. Il potente slancio popolare per il pane, il lavoro, una vita degna, ha cacciato colui che simboleggiava la miseria e l’oppressione.

Gli amici del dittatore

Ben Ali non era solo, tuttavia. Dietro di lui e con lui c’erano sicuramente tutti i profittatori e i corrotti del regime. Ma non solo. Fino a ieri, c’erano anche le nostre pretese democrazie occidentali, a cominciare dall’imperialismo francese, di cui il dittatore tunisino ha goduto di tutti i favori e di tutti gli appoggi, da Mitterrand, Chirac poi Sarkozy. Ancora pochi giorni fa, Michèle Alliot-Marie proponeva a Ben Ali di fornirgli il « savoir faire » delle forze di repressione francesi … E a ragion veduta. Questo ex « protettorato », o colonia della Francia, resta una manna per un gran numero d’imprese e di banche francesi. In particolare, una riserva di manodopera a buon mercato, sfruttata sul posto, o qui in Francia dove lavorano 600 000 immigrati tunisini – tra i quali operai di fabbrica o dei cantieri, ma anche giovani medici o professori che non hanno trovato lavoro laggiù.

Quelli che vorrebbero far rientrare la collera nel suo alveo

Ben Ali è finito. E’ la « rivoluzione dei gelsomini », ci si dice, e tuttavia scritta a lettere di sangue per la ferocia delle classi dominanti, che cercano di temporeggiare e di ingannare gli insorti popolari.

Nel panico della fuga di Ben Ali, i vecchi del suo regime come i capi dei partiti cosiddetti d’opposizione, promettono una “transizione democratica”, giurano solo sull’ “unità nazionale” - modo per dire ai più sfruttati e oppressi che non è il momento di avanzare le loro rivendicazioni. Vorrebbero soprattutto far rientrare la collera nel suo alveo. Nondimeno il loro pilastro resta l’esercito, quando non lo sono quelle bande di poliziotti che continuano a terrorizzare i quartieri popolari contro le quali si sono creati comitati di autodifesa. Promesse di scrutini elettorali o manganelli sono utilizzati perché tutto rientri nell’ordine, prima che l’esplosione sociale incendi anche i lavoratori e i poveri dei paesi più vicini, Algeria, Egitto, Libia, Giordania. Senza contare l’Europa, dove le classi popolari hanno cominciato, esse pure, a rispondere agli effetti catastrofici della crisi.

Dalla rivolta al contagio rivoluzionario

Non c’è solo la vicinanza geografica tra l’Europa e il Maghreb. Grandi padroni e banchieri (spesso gli stessi da una parte e dall’altra del Mediterraneo) cercano di far pagare la loro crisi alle classi popolari. Ciò vuol dire che queste hanno uno stesso programma e una stessa risposta da preparare, di fronte alle immense fortune e agli indici di borsa arroganti del campo avverso. Ciò spiega perché gli avvenimenti di Tunisia e Algeria sono stati seguiti qui, da quindici giorni a questa parte, con grande emozione, avvertiti come l’inizio della vendetta, e non solo negli ambienti magrebini. Il problema è sapere se i lavoratori e i giovani di Tunisia la spunteranno in fin dei conti, e come.

Noi, lavoratori di Francia, di ogni origine, siamo evidentemente coinvolti da vicino in quello che succede ai nostri fratelli e sorelle di classe sull’altra riva del Mediterraneo. In Tunisia, la lotta per strappare libertà elementari non deve far abbandonare il programma di rivendicazioni sociali. Una rivoluzione è cominciata, speriamo che continui fino alla vittoria delle masse popolari, che prendano esse stesse le redini dell’economia e della società. Una simile tempesta cambierebbe il clima sociale e politico ben oltre la sola Tunisia.

Editoriale del bollettino di fabbrica "l’Etincelle" pubblicato dalla frazione di minoranza di Lutte Ouvrière - 17 gennaio 2011

http://www.convergencesrevolutionnaires.org

traduzione di Michele Basso

Convergences Révolutionnaires

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