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NO MUOS

NO MUOS

(10 Agosto 2013) Enzo Apicella
Un centinaio di manifestanti no-Muos è riuscito a sfondare la recinzione e ad entrare nella base militare americana di Niscemi, in Sicilia.

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    (Il saccheggio del territorio)

    Un bilancio fallimentare. Tre anni di promesse.

    (23 Febbraio 2011)

    URBANISTICA. La ricetta è sempre la solita: espandere la città verso tutte le direzioni. Non bastavano i 70 milioni di metri cubi di cemento del folle Piano regolatore dell’indimenticabile Veltroni.



    Più volte annunciati, è finalmente giunto il momento degli “Stati generali della città”. Tra un rinvio e l’altro sono intanto passati tre dei cinque anni dell’amministrazione Alemanno e il convegno dovrebbe dunque servire ad un bilancio dell’azione fin qui svolta. Dubitiamo fortemente che il sindaco si cimenterà in questa ardua prova. I tre anni trascorsi sono stati infatti segnati da molti annunci e da nessun risultato concreto. Come non ricordare infatti i velleitari annunci sulla demolizione della pur sciagurata teca dell’Ara Pacis di Meier o quelli sulla demolizione di Corviale. Tutto finito nel nulla mentre la città vera affonda senza guida. In questi tre anni il processo di espulsione degli abitanti verso la periferia metropolitana ha continuato infatti senza soste.

    Centinaia di migliaia di uomini e donne costretti a trascorrere tre o quattro ore della giornata in mezzo ad un traffico da incubo perché non abbiamo trasporti pubblici degni di questo nome. Per il futuro, la ricetta urbanistica è invece quella di espanderla ancora verso tutte le direzioni. Non bastavano infatti i settanta milioni di metri cubi di cemento del folle piano regolatore dell’indimenticabile Veltroni. Oggi – solo pochi esempi - con la scusa dello stadio si vogliono costruire due nuovi quartieri della Roma e della Lazio. Con la scusa del turismo si vuole costruire la “città della Roma imperiale”. Con la scusa dello sviluppo si vorrebbero costruire isole artificiali davanti ad Ostia, manco fossimo negli emirati arabi.

    Dei problemi reali della città non sentiremo dunque parlare in questi due giorni. Del fatto che manchino case per le decine di migliaia di famiglie in grave disagio abitativo o che i servizi pubblici siano sull’orlo del tracollo. Per evitare di parlare dello stato reale si ricorrerà all’ideologia. La prima quella di legare il futuro di Roma all’evento delle Olimpiadi del 2020, a conferma che il governo delle città (si pensi all’Expo di Milano) è ormai incapace di governare la quotidianità.
    La seconda sarà quella della enfatizzazione del modello Tor Bella Monaca, e cioè dell’idea che le periferia senza città si possano risanare aumentando il numero delle case! Roma ha bisogno di respirare attraverso una rete di trasporto pubblico moderna.

    Solo riportandola a standard di vita europea potremo pensare di incentivare luoghi di ricerca e di produzione ad alto valore intellettuale che è la vera sfida del futuro. Altro che la monocultura del cemento. Conosco a memoria la storiella che viene recitata per continuare nella prospettiva dell’eterna speculazione edilizia: non ci sono i soldi. Ma proprio in questi giorni sono stati rinviati a giudizio i fedelissimi vertici dell’Ama per le allegre assunzioni di questi mesi. E, per par condicio, come dimenticare il fatto più scandaloso di questi anni, e cioè che la collettività romana spenderà un miliardo di euro per costruire lo stadio del nuoto di Tor Vergata, una inutile cattedrale nel deserto?

    Non si dica dunque che non ci sono soldi. Il problema è che i soldi vengono spesi senza che la città possa decidere. E per aggiungere un danno incalcolabile, proprio sfruttando la storiella del “non ci sono soldi” verranno svenduti edifici pubblici preziosi che rappresentano l’ultima opportunità di risanamento della città. Ma di questo non si parlerà, statene certi.


    Roma, 22 febbraio 2011

    Paolo Berdini (Terra Roma)

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