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Esperti militari italiani in Libia

Esperti militari italiani in Libia

(21 Aprile 2011) Enzo Apicella
Il governo italiano ha deciso di inviare esperti militari a Bengasi, roccaforte dei ribelli libici

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Comunicato dell'Associazione per la Liberazione degli Operai sulla guerra in Libia

(26 Marzo 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.webalice.it/mario.gangarossa

Sarebbe stato meglio perdere Bengasi combattendo che passare dal dominio di un padrone libico a quello di un padrone occidentale, assetato di petrolio. Ma questa è una questione che solo gli insorti possono risolvere. La santa alleanza dei padroni europei ed americani, la loro aggressione armata alla Libia viene giustificata con la scusa di proteggere i civili, le donne e i bambini. Una menzogna.

Le compagnie petrolifere, i loro manager e gli azionisti e i governi che ne difendono gli interessi, si stanno facendo, sulla pelle della popolazione libica, una spietata concorrenza per accaparrarsi i pozzi petroliferi della regione. Chi faceva fino ad ieri affari diretti con Gheddafi partecipa alla guerra recalcitrante, non vuol essere messo da parte, ma nemmeno vuol abbandonare definitivamente il socio di affari al suo destino. I padroni italiani e Berlusconi non sanno che pesci pigliare, sono stati ancora una volta salvati dall’opposizione, sempre pronta a sostenere ogni intervento militare a condizione che sia definito “a scopo umanitario”. “L’intervento è stato chiesto dagli insorti”, dichiarano per salvarsi la coscienza, ma ci sono altri insorti che non volevano nessuna ingerenza straniera, che volevano vedersela loro con Gheddafi fino alle estreme conseguenze, ma questi è stato conveniente non ascoltarli, come poteva essere giustificato l’intervento armato da gente che si dichiara, a parole, contro la guerra?

I padroni francesi non vedevano l’ora di scalzare i padroni italiani negli affari libici e si sono subito precipitati a bombardare, sempre per “difendere i civili”. E pensare che sono milioni i civili minacciati dai loro governi, ammazzati da truppe straniere, ma nessuno si oppone, anzi i massacri vengono giustificati. Le risoluzioni dell’ONU, quando conviene alla cosiddetta comunità internazionale, disattese. Grozny è stata rasa al suolo e fanno finta di piangere per Bengasi. Il petrolio del Caucaso non poteva essere tolto di mano ai russi, quello libico è più a portata di mano. La guerra contro Gheddafi ha prodotto l’effetto opposto. A Tripoli si sventola la bandiera dell’antimperialismo, del patriottismo anticoloniale, ora è più facile per il regime attaccare gli insorti come agenti stranieri. Se un mese fa nelle strade della capitale i manifestanti furono mitragliati dai mercenari, sollevando opposizione e rabbia, ora, per gli uomini del RAIS, sarà più facile eliminare gli oppositori in nome di una Libia libera ed anticoloniale. Ma sempre sotto il suo tallone.

Noi, operai di uno dei paesi più compromessi nell’aver sostenuto Gheddafi, sudditi di un governo che strizzava l’occhio a Gheddafi mentre ammazzava i manifestanti, abbiamo il dovere di schierarci contro la guerra che i nostri padroni e i loro governi dichiarano contro chiunque. In qualunque modo essa venga giustificata sarà sempre una guerra voluta dai padroni per i loro profitti.

Noi operai guardiamo con ammirazione gli insorti, i manifestanti, gli operai libici che hanno avuto il coraggio di sfidare il regime ed ancora lo sfidano. Abbiamo tanto da imparare, mentre loro hanno combattuto e combattono per buttar giù Gheddafi, noi ci teniamo al governo uno che lo ha abbracciato e gli ha baciato la mano.

Il vento di rivolta attraverserà il Mediterraneo ...

22 marzo 2011

Associazione per la Liberazione degli Opera
Operai Contro

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