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31.3.2011 - Report Area: E' tutto quanto in discussione...

(31 Marzo 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.rete28aprile.it

Si è svolta nella giornata di ieri 30 marzo, nella Sala Di Vittorio della Cgil nazionale, la prevista assemblea della “platea congressuale” dell’area programmatica La CGIL che vogliamo.
La discussione, sulla quale incideva molto significativamente l’intervento scritto di Giorgio Cremaschi (vedi), è stata ampia e contrassegnata da una diffusa preoccupazione, presente, seppure in misura diversa, in tutti gli interventi e raccolta nelle conclusioni del coordinatore nazionale Gianni Rinaldini, aperte dalla rilevante affermazione “è tutto quanto in discussione”.
Ciò infatti conferma quanto sostenuto da Cremaschi nel suo intervento, quando afferma che “per l’area programmatica è necessario un nuovo inizio, sia sul piano dei contenuti, sia su quello delle scelte e dei comportamenti, sia su quello delle pratiche organizzative”.
La discussione ha enucleato sostanzialmente tre posizioni, una che vede il possibile rilancio dell’area attraverso una sua più incisiva azione di opposizione che utilizzi, certo, anche le innegabili crepe che si sono prodotte nella maggioranza, ma che non si subordini ad esse e che, soprattutto, non attenui in ragione delle interlocuzioni possibili il suo profilo di opposizione e di movimento, che proietti la propria azione in direzione dei posti di lavoro, delle delegate e dei delegati più che degli organismi interni e dei loro equilibri.
A questa proposta si contrappone un orientamento che, al contrario, mette al centro della riflessione la dialettica che si è sviluppata all’interno della maggioranza, come occasione per modificare gli equilibri politici e organizzativi della confederazione e che, di conseguenza, subordina a questa prospettiva l’impostazione della propria azione, indicando per la minoranza un’ipotesi di lavoro non dissimile da quella che ha caratterizzato l’azione di “Lavoro Società” negli ultimi anni.
Infine, esiste una significativo numero di compagne e di compagni che di fronte all’alternativa tra queste due linee ipotizza una difficile (ma forse impossibile) mediazione, rischiando di mettere l’area in una situazione di paralisi e di attesa, di inazione e di indecisione.
Non a caso, infatti, l’unica decisione formalmente presa ieri è stata quella di aderire, peraltro in extremis, all’appello del “Coordinamento 2 aprile” contro la guerra e per il sostegno alle rivolte dei popoli del Maghreb e del mondo arabo.
Resta non chiaro, ad esempio, al di là del giudizio ampiamente negativo espresso da tutti gli interventi sull’ipotesi di piattaforma di modello contrattuale messa a punto dalla Cgil il che fare su di essa, se limitarsi a criticarla nelle istanze interne o se sviluppare un movimento di contrasto a ciò che appare ed è l’ennesimo tentativo del gruppo dirigente della Cgil di rientrare nel gioco, riproponendo alle controparti, al governo e a Cisl e Uil un “patto sociale”.
E nulla è stato deciso in merito all’idea della Cgil di celebrare ancora una volta assieme a Cisl e Uil il prossimo 1° maggio a pochissimi giorni di distanza dallo sciopero generale del 6.
In realtà, su tutti gli altri temi all’ordine del giorno, si è deciso di non decidere, rinviando le scelte al coordinamento nazionale composto dai 27 compagni e compagne del direttivo nazionale e continuando a praticare una linea di opposizione subita ma non praticata.

Giovedì 31 Marzo 2011 14:30

Rete del 28 aprile per l'indipendenza e la democrazia sindacale

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