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    Indignati Usa
    La crescita del movimento: siamo il 99%!

    (30 Novembre 2011)

    indignati usa

    Sono passati più di due mesi dalla nascita (il 17 settembre scorso) del movimento Occupy Wall Street, nel cuore del capitalismo mondiale. Un movimento che nel giro di poche settimane è arrivato a estendersi su tutto il territorio nordamericano, dall’Atlantico al Pacifico, da New York a Los Angeles, nonostante la repressione sempre più feroce della polizia di Obama e le mistificazioni dei mass media. Dopo aver analizzato le ragioni e le dinamiche della protesta nell’articolo uscito sul nostro sito qualche settimana fa, adesso vediamo di descrivere gli ultimi sviluppi di un fenomeno che sta facendo tremare la grande borghesia americana.



    17 novembre: Day of Action!
    Nel mese di novembre il movimento degli indignati made in Usa oltre a espandersi in tutti gli altri Stati della federazione ha alzato il fronte di lotta uscendo dalla iniziale timidezza e mirando all’occupazione di sempre più importanti punti strategici e animando un dibattito politico e culturale molto vivace. Nello stesso tempo però anche la risposta delle forze repressive si è fatta più seria e aggressiva e il 15 novembre il sindaco di New York, Bloomberg, ha deciso di passare alla "tolleranza zero" nei confronti dei giovani studenti e lavoratori che hanno bloccato Zuccotti Park, la piazza situata nei pressi della famigerata Borsa di Wall Street.

    Dopo duri scontri i manifestanti sono stati costretti dalla brutalità delle cariche ad abbandonare una prima volta la piazzetta. Due giorni dopo, il 17 novembre, cadeva la giornata internazionale di mobilitazione studentesca nonché secondo "mesiversario" dalla prima occupazione di indignati in terra americana. Il Day of Action, come è stato denominato dal movimento di Occupy Wall Street, vede decine di manifestazioni in tutte le maggiori città degli States, decine di migliaia di manifestanti, tra disoccupati, lavoratori e studenti, che affermano la loro netta contrarietà al piano di salvataggio per le banche varato dal presidente Obama (fino a poco tempo fa leader elogiato anche da tutta la sinistra italiana, con poche eccezioni). Nella sola New York sono trentamila i manifestanti. Nello stesso giorno sono centinaia i giovani fermati e schedati dalla polizia (duecento solo nella Grande Mela). Mentre accade tutto questo le nostre televisioni mandano in onda il “commovente” discorso che Roberto Saviano rivolge ai manifestanti...



    Il capitalismo americano è in crisi…di panico!
    Il culmine della violenza e della brutalità si è avuto però nella inaudita repressione di Seattle, dove la polizia ha fatto largo uso di manganellate e spray urticante contro un sit-in pacifico di giovani e donne. Le immagini di Dori Rainey, la militante ottantaquattrenne sfregiata in volto dallo spray al peperoncino, hanno fatto il giro di tutto il mondo. E’ di qualche ora invece la notizia che il sindaco di Los Angeles, Antonio Villaraigosa, ha dichiarato scaduto l’ultimatum lanciato qualche giorno fa agli occupanti e si prepara a farli sgomberare con la forza mentre gli elicotteri sorvolano il campo occupato in modo da bloccare ogni tentativo di fuga. La falsa democrazia statunitense svela così il suo volto più militaresco e aggressivo, e scopre anche la sua grande paura, la paura dello spettro di una rivolta o, badate bene, di una rivoluzione. Non si spiegherebbe altrimenti il perché di così tanta violenza contro il movimento, quasi che i potentati americani siano stati colti di sorpresa perché non hanno mai adeguatamente riflettuto sul pericolo che avrebbero corso dopo tanti massacri sociali ai danni dei giovani e dei lavoratori. Qualcosa di inaspettato per loro, di entusiasmante per i lavoratori che lottano in tutto il mondo.

    Il terrore in cui sono piombati politici e padroni statunitensi può essere paragonato a quello stesso clima che attraversò gli States all’indomani della rivoluzione d’Ottobre, quando il fantasma del bolscevismo vittorioso in Russia procurò un bel po’ di palpitazioni ai governi che si succedevano alla Casa Bianca. All’epoca si misero i lacci alle organizzazioni comuniste e a qualche intellettuale scomodo, ma adesso la cosa sembra troppo estesa persino per il più grosso apparato di sicurezza del mondo, al centro delle polemiche grazie a tanti coraggiosi blogger che in questo momento stanno denunciando le efferatezze della polizia.



    Resistere ad oltranza contro il padronato e i suoi sgherri armati!
    Altro che "non violenza". Non solo l'esperienza storica ma anche la cronaca dimostrano la necessità di organizzare l'autodifesa delle manifestazioni dagli attacchi della polizia e delle altre bande armate del padronato. Gli studenti e i lavoratori che finora si sono dimostrati pacifici ma ugualmente radicali devono organizzarsi per controbattere efficacemente la repressione poliziesca. Difendere le piazze e le strade occupate è una questione fondamentale sia dal punto di vista immediatamente tattico, sia da una prospettiva politica di radicamento e rafforzamento organizzativo del movimento. Tanto più che in diverse città si passa dall'occupazione delle piazze cittadine all'organizzazione di scioperi di massa. Di grandissima importanza in questo senso l'esperienza di Oakland.

    Non solo negli Usa, ma anche in Europa e in Italia, dobbiamo prendere esempio dal coraggio delle masse del Nord Africa e del Medio Oriente che, sacrificando pure le loro vite, si stanno battendo frontalmente contro eserciti e carrarmati. Eserciti, carrarmati e governi borghesi non potranno resistere a lungo di fronte alle masse se le masse sapranno organizzarsi. Siamo il 99%!

    Adriano Lotito - responsabile nazionale Giovani di Alternativa Comunista

    Fonte

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