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(27 Maggio 2010) Enzo Apicella
La Corte d'appello di Milano condanna Callisto Tanzi a 10 anni per il crac Parmalat

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(Flessibili, precari, esternalizzati)

PRIMO MAGGIO: una rinnovata determinazione nella lotta verso un nuovo movimento proletario internazionale.

volantino di Red Link per l'Euro May Day

(1 Maggio 2004)

E’ oramai opinione comune che la scelta della flessibilità e della precarizzazione della forza-lavoro, ovunque localizzata, non è opera, esclusiva, di Berlusconi o della recente Legge Biagi.

E’ dagli anni ’80 che si susseguono leggi ed accordi che, di volta in volta, destrutturano il mercato del lavoro, al di là dei colori politici dei governi che hanno portato avanti questa filosofia.

Oggi, però, con il varo della Legge 30 e con il concretizzarsi dei primi effetti che né derivano siamo in presenza di una precipitazione di tale offensiva e delle sue conseguenze sui diversi segmenti della composizione di classe.

Un deciso abbassamento delle condizioni di vita, di lavoro e dell’insieme delle relazioni sociali dei ceti subalterni per innestare una rinnovata capacità di valorizzazione del capitale, resa sempre più difficile dalle crescenti contraddizioni prodotte dallo stesso sistema capitalistico.

Una vitale esigenza resa ancora più urgente dal processo di competizione e globalizzazione in atto.

Si tratta delle stesse stringenti necessità che spingono padroni e governanti a promuovere leggi xenofobe come la Bossi-Fini, a rafforzare la blindatura autoritaria delle istituzioni, ad accentuare le politiche di rapina e di aggressione militare verso i popoli del terzo mondo, alla delocalizzazione produttiva per utilizzare forza lavoro a costi stracciati.

Ma dopo anni di dominio incontrastato di tali politiche si cominciano a vedere fenomeni di attiva opposizione tanto sul fronte interno quanto su quello internazionale.

La recente vicenda di Melfi e prima ancora la grande lotta dei ferrotranvieri esprimono la maturazione e l’esplosione della insopportabilità proletaria verso un dispotismo padronale sempre più oppressivo. La grandiosa lotta che il popolo iracheno sta opponendo all’occupazione neocoloniale dei paesi occidentali testimoniano la possibilità di resistere ai progetti di dominio imperialistici.

Non si tratta di esprimere verso queste resistenze una semplice solidarietà ma di fare fronte comune per dare maggiore efficacia alla possibilità di difendersi tutti contro il capitalismo!!

Le mobilitazioni contro le aggressioni esterne, la lotta al militarismo e alla repressione crescente, non sono qualcosa di altro rispetto alla lotta alla precarietà e alla flessibilità. La difesa di condizioni contrattuali unitarie, la lotta all’allungamento dell’orario di lavoro, ai turni massacranti e per salari decenti, sono un tassello dell’unitaria lotta per resistere efficacemente contro la generale offensiva dei nostri avversari di classe.

La rottura delle artificiose barriere e dell’incomunicabilità tra le figure tradizionali degli oppressi e le nuove vittime dello sfruttamento, dell’emarginazione e dell’alienazione è un compito politico ed organizzativo per l’oggi e non una fantasiosa chimera irrealizzabile.

Diventa, intanto, importante incominciare a sperimentare i possibili collegamenti di organizzazione e di lotta di questa frastagliata geografia del lavoro che sta pervadendo, e trasformando l’intera società.

La tematica, l’idea-forza di una vertenza generale per la stabilizzazione normativa e salariale delle molteplici figure del precariato, la battaglia per un Reddito/Salario Garantito (..che non sia l’elemosina e la cristallizzazione della precarietà dell’esistenza come stabilito dalla Legge Bassolino in Campania), una Riduzione Drastica del regime degli orari di lavoro che contrasti adeguatamente la tendenza all’allungamento della giornata lavorativa sociale, l’obiettivo di nuovi diritti certi diventano, immediatamente, controtendenziali ai progetti di manomissione sociale in atto ed entrano in rotta di collisione con l’indirizzo dei governi e del padronato di ricattare e normalizzare la forza-lavoro attraverso questa abnorme diffusione dell’insicurezza e della frantumazione.

Pur nelle innegabili difficoltà che questo processo di riorganizzazione di classe sconta nel trasfor-marsi in istituti di autorganizzazione sociale stabili e coordinati, è possibile incominciare a superare in avanti alcuni limiti negativi che pure hanno pesato nella storia e nelle esperienze del movimento dei lavoratori, almeno qui in Europa, inibendo qualsiasi tentativo di ricomposizione di classe.

Ritiro immediato delle truppe dall’Irak, lotta alla precarietà e alla flessibilità
Per l’autorganizzazione proletaria, Reddito per tutti e Guerra per Nessuno

Le/i compagni di RED LINK

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