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No Monti Day. Conto alla rovescia

(10 Ottobre 2012)

Prosegue la marcia di avvicinamento alla manifestazione nazionale del 27 ottobre a Roma, il No Monti Day. Si susseguono le riunioni per risolvere i “dettagli” e verificare passo passo la crescita di una iniziativa che si annuncia superiore alle aspettative iniziali.

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La notizia e l'appello di convocazione della manifestazione nazionale del 27 ottobre girano ormai da giorni sulla rete e nei social network (è stata aperta anche una apposita pagina su facebook No Monti Day e una pagina web), mentre i mass media ufficiali o ancora la snobbano o la evocano strumentalmente insieme ai fantasmi del 15 ottobre dello scorso anno.
Il punto sulla manifestazione sarà presentato dal comitato promotore con una conferenza stampa mercoledi 24 ottobre alla Galleria Alberto Sordi, praticamente sotto Palazzo Chigi, sede ufficiale del governo Monti ma più realisticamente ridotto a filiale dell'Eurotower della Bce a Francoforte e dei paludati uffici dell'Unione Europea a Bruxelles. L'ultimo diktat, quello che intende stoppare da subito qualsiasi modifica al nuovo sistema previdenziale voluto e difeso dalla Fornero (giudicato in compenso “ottimo” da un giudice inquietante come il Fmi), fa infatti riferimento alla incompatibilità di qualsiasi ritocco con i ferrei parametri previsti dal Fiscal Compact. Una tagliola che in Francia il “sinistro” Hollande ha appena fatto approvare dall'Assemblea Nazionale francese con la sola opposizione del Front de Gauche, della maggioranza dei Verdi e di una ventina di deputati socialisti che non ce l'hanno fatta a mettere la loro faccia su un provvedimento che implica il massacro sociale.
Il comitato promotore della No Monti Day non si limita però a utilizzare gli strumenti della rete e dei social network (i cui risultati si rivelano spesso più virtuali che reali) ed ha messo mano anche a strumenti di comunicazione più tradizionali, ma essenziali, per assicurare la massima partecipazione ad un corteo che si preannuncia più numeroso del previsto.
Sono stati stampati migliaia di manifesti in vari formati, numerosi pullman sono stati già prenotati, assemblee preparatorie sono in corso o in programma in molte città italiane per presentare e
spiegare il senso della manifestazione. E anche le adesioni crescono. Sono già trentatre le organizzazioni sindacali, politiche, sociali e civili che affiancano le firme di decine di persone rappresentative delle realtà del conflitto sociale nel paese: dall'Ilva di Taranto alla No Tav in Val di Susa. Stavolta, e convintamente, ci sono tutti i sindacati di base e conflittuali (Usb, Cobas, Cub, Unicobas e la Rete 28 aprile-opposizione organizzata Cgil). Ci sono maggiori o minori forze politiche della sinistra alternativa (dal Prc alla Rete dei Comunisti, dal Pcl a Sc ai Carc) e ci sono tante realtà collettive come il Comitato No Debito o i movimenti e i centri sociali di diverse città. Tra le decisioni prese nell'ultima riunione quella di un servizio d'ordine unico e unitario delle forze promotrici per assicurare la piena riuscita del corteo che partirà da Piazza della Repubblica e arriverà a Piazza San Giovanni per tenere l'assemblea popolare finale con tutte le realtà di lotta attive nel nostro paese.
Il Comitato promotore ci tiene a riaffermare che quella del 27 ottobre vuole essere una manifestazione “politica” e sociale apertamente dichiarata contro il governo Monti, i suoi provvedimenti e i trattati europei, ma che rivendica anche di essere pienamente alternativa al centro-destra e al centro-sinistra che al governo assicurano la piena collaborazione sia oggi che domani. Passa da qui il primo discrimine del 27 ottobre. Il secondo riguarda il ripudio chiaro e netto dei trattati europei che vincolano le scelte dei paesi aderenti all'eurozona e all'Unione Europea. Una particolare attenzione la manifestazione di Roma intende rivolgerla al collegamento con le mobilitazioni in corso negli altri paesi europei: Spagna, Portogallo, Grecia. Una dimensione europea del conflitto determinata dalla insopportabilità sociale dei diktat e delle misure antisociali imposte ai singoli paesi dalla Bce e dai governi e dai centri decisionali dell'Unione Europea.

Stefano Porcari - Contropiano

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