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(15 Agosto 2012) Enzo Apicella

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E' TEMPO: APRIAMO IL DIBATTITO

(21 Novembre 2012)

Appare evidente, analizzando il contesto della situazione sociale e politica, il vuoto progressivamente creatosi sul piano della rappresentatività politica dei comunisti e della sinistra d’alternativa.

Attraverso questo testo intendiamo affrontare questo problema con chiarezza e il massimo rispetto dell’esistente, reclamando però – senza aver paura di apparire fuori tempo – la necessità di costruzione di un partito.

Non svilupperemo in questa sede, per evidenti ragioni di economia del discorso, due punti che pure dovranno essere attentamente analizzati nel prosieguo del dibattito: il primo riguardante i tratti fondamentali della crisi economica, politica, istituzionale che stiamo vivendo, con riferimento particolare allo specifico del “caso italiano” ma collegando – ovviamente – la riflessione con il contesto internazionale; il secondo relativo alle ragioni di fondo del determinarsi del progressivo “disfacimento” di quelle che sono state le soggettività politiche comuniste e d’alternativa nel nostro Paese, culminate con l’emergere di fenomeni di vera e propria disgregazione.

Proponiamo quindi che a partire da adesso si avvii una discussione seria circa la costruzione di un partito che includa i comunisti e la sinistra d’alternativa basandosi - dal punto di vista dei contenuti – sull’intreccio dell’insieme delle contraddizioni sociali a partire da quelle “storiche” per arrivare a quelle definite “post-materialiste”.

Ciò che ci pare sia stato smarrito, dai soggetti esistenti, è la capacità di delineare una prospettiva, un orizzonte (non certo una generica “speranza”) di radicale trasformazione della società e dello Stato, collocandoci finalmente al di fuori del recinto dei fraintendimenti sui quali si sono basati i tentativi d’inveramento delle analisi marxiane nel corso del ’900 e superando il dato di subalternità alla logica dell’esistente che ci ha accompagnati almeno a partire dall’89 del XX secolo, secondo i dettami di “fine della storia” di Fukuyama e Huntington, dai quali sono derivate l’assunzione – pressoché unanime – delle dottrine economiche di Von Hayek e Friedman.

Dobbiamo essere capaci di rivendicare paternità scomode e apparentemente passate di moda: pensiamo a Rosa Luxemburg in “socialismo e barbarie” e a Gramsci attorno al concetto di egemonia, ma si tratta soltanto di alcuni degli esempi che potremmo portare in questa occasione.

Giudichiamo ineludibile l’appuntamento politico che stiamo proponendo ponendoci, senza alcuna presunzione peraltro, al di sopra delle schermaglie in corso tra i diversi soggetti che stanno verificando la possibilità di una presentazione elettorale delle forze di opposizione di diversa natura, che pure auspichiamo efficace nella prossima tornata legislativa generale.

Non ci sfugge l’importanza di poter disporre di un’adeguata presenza in Parlamento, purtuttavia non la consideriamo tappa esaustiva al riguardo dell'esigenza di costruzione di un soggetto politico.

Le ragioni immediate per le quali l’obiettivo di un partito che comprenda i comunisti e l’insieme della sinistra d’alternativa, preso atto dell’insufficienza di forze e di capacità d’iniziativa politica dei soggetti esistenti deriva nell’immediato della fase da due fattori: il primo riguarda il piano sociale e si riferisce all’isolamento nel quale si trovano i nuovi movimenti ed anche le punte più avanzate e conseguenti del sindacato, confederale e di base. Nella situazione attuale il rischio concreto è quello di esporre i nuovi movimenti sociali a un pesante meccanismo repressivo, che abbiamo già visto all’opera in questi giorni.

Il secondo elemento riguarda il piano politico e si riferisce al restringimento, progressivo ed evidente, degli spazi di esercizio della democrazia anche rispetto alle stesse forme e modi previsti e garantiti dalla Costituzione Repubblicana. Sotto questo aspetto siamo in una fase di forte arretramento, sia al riguardo del carattere parlamentare della Repubblica, sia rispetto alla corretta divisione dei poteri, sia nella prevedibile prospettiva di una nuova legge elettorale.

Pensiamo dunque alla necessità di un partito, cercando di analizzare criticamente la deriva che il concetto di “partito” ha subito nel corso di questi anni e il modificarsi nel rapporto tra partecipazione e strutturazione politica.

A questo punto, parafrasando Montale, possiamo soltanto affermare ciò che non intendiamo questo partito dei comunisti e della sinistra d’alternativa debba essere: né un partito movimentista, né un partito personale.

Luogo, dunque, di analisi, di serio confronto politico collettivo, di crescita culturale, d’intervento organizzato, di rappresentanza reale delle istanze sociali e delle idealità politiche e su questo vogliamo aprire qui, da oggi, il dibattito.

Patrizia Turchi, Franco Astengo

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