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Elezioni amministrative 2016
L'esempio savonese: Civismo vs politica?

(4 Giugno 2016)

Siamo di fronte ad una forte contaminazione, già in essere ormai da quasi un decennio: quella del così detto “civismo”, che non è (mai o neppure) la politica declinata al servizio della amministrazione pubblica. Si tratta di civismo nella sua eccezione più piatta, addirittura sedante.

Savona non è da meno, almeno su di una questione sollevata oggi da Tommaso Ciriaco, sulle colonne di Repubblica.
Scompaiono dalla scheda elettorale partiti di rilevanza nazionale oggi presenti (si pensi a Forza Italia), o trapassati (Italia dei Valori) o storici (Partito Socialista), mentre il numero delle liste civiche supera abbondantemente quello delle forze politiche.
Otto su quattordici. Un vero e proprio tripudio.

Alcune di queste sono astoriche, ovvero non affondano le proprie radici in un movimento civico autonomo. Spesso sono semplici aggregazioni elettorali che esprimono (forse) una connotazione politica solo nei singoli candidati consiglieri che non hanno più l'ombrello del proprio simbolo.

Altre sono di supporto alla candidatura a sindaco, quindi una collazione più o meno eterogenea per raccogliere voti, dalla funzione effimera, che hanno sfruttato nel peggior modo possibile le ricche vene della miniera del web. Miniera per altro poco fruibile dalla stragrande maggioranza della anziana popolazione residente.

Altre ancora sono letteralmente catapultate in modo anacronistico, nell'auspicio di godere di echi lontani di antichi “fasti”.
Ed anche i candidati alla carica di sindaco non riescono, salvo una rara eccezione, ad uscire da un molle e uniformante modalità che sembra essere l'esito di una forte contaminazione, già in essere ormai da quasi un decennio: quella del così detto “civismo”, che non è (mai o neppure) la politica declinata al servizio della amministrazione pubblica. Si tratta di civismo nella sua eccezione più piatta, addirittura sedante.
Difatti l'ultimo dibattito avvenuto in piazza sembra voler confermare una trasformazione profonda della politica, verso lidi le cui sponde si chiariranno solo dopo l'esito elettorale.

Il primo aspetto di questa trasformazione, è quello del “dibattito-show”, che sta già però assumendo i connotati della stanchezza. Innumerevoli (e francamente un po' noiosi) sono stati i dibattiti, a cui partecipavano in qualità di “pubblico” persone, o candidate o già convinte, che fornivano claque alla battuta riuscita o al passaggio riconoscibile.
Pochissimo l'interesse di chi doveva farsi una opinione. Perchè appunto ormai non si tratta di altro: solo di una opinione politica, la cui durata non supera quella di una campagna elettorale.
E pure questa sembra ormai al lumicino.

Il secondo è il citato civismo piatto, spesso pre-politico, che evoca un richiamo costante a formule-slogan buone per questa stanca stagione:
lotta agli sprechi, bene dei cittadini (assente il concetto di collettività sostituito al massimo da quello di Città), costi della politica, sicurezza, turismo e bellezze, onestà, correttezza, bene comune, ambiente da tutelare, ecc.
Emblematico un manifesto raffigurante un leader della destra (Salvini) che utilizza uno slogan di un abortito raggrupamento politico di sinistra (“Cambiare si può”): della serie gli slogan restano, ma cambiano di mano!

Il terzo è il linguaggio e il suo contenuto, nello specifico la capacità di trasformare ideali in elaborazioni e progetti trasmessi attraverso la sollecitazione dell'identificazione sociale trasformata in cultura politica. Si è passati con poca consapevolezza all'insipienza - data dalla navigazione a vista, o al tecnicismo (apparente o reale poco importa).

Poi ci sono i Partiti, quelli che con l'apparato, i leader e il simbolo, si propongono alla cittadinanza.
Godono senz'altro degli echi mass-mediatici, della riconoscibilità immediata, dell'organizzazione che li ha trasformati in veri e propri comitati elettorali permanenti. A Savona i leader sono venuti, hanno tenuto comizi e iniziative, insomma hanno presidiato il territorio e hanno cercato di connotarlo.
Vedremo se tali richiami simbolici e materiali oggettivamente più identificabili sapranno competere, e con quali risultati.
Nella scorsa tornata elettorale comunale del 2011 le liste riconducibili a formazioni politiche erano 13, e raccolsero 25 consiglieri.
Le liste civiche furono 4 e raccolsero 5 seggi.
E' indubbio che al di là dell'esito, e sotto il grande macigno dell'incognita dell'astensionismo resta interessante questa sfida tra civismo (piatto) vs politica.


Come a Pasqua, da bimbi, si aspettava l'apertura dell'uovo per godere della sorpresa, così i cittadini di Savona, sempre più poveri materialmente e culturalmente, subissati dai debiti, sempre più anziani senza servizi e giovani senza lavoro, sapranno l'esito di queste elezioni (in)volontariamente e pericolosamente rese noiose e sedanti mentre grandi trasformazioni – che necessiterebbero di tutta l'attenzione politica - si stanno realizzando sotto il peggior cielo politico, non solo italiano.
Il rischio è che, come a Pasqua, si ritrovino con il ciondolo portachiavi, la collanina colorata o l'automobilina di plastica prestampata.
Sorprese che, fatto il giro del tavolo per accontentare i commensali, finiscono subito nel cassetto-dimenticatoio.

Patrizia Turchi

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