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L'intervista di Bertinotti su Repubblica del 2 settembre

Il nome di Prodi è fuori discussione, primarie di programma, Rifondazione farà parte del governo, non abolizione, ma superamento della proprietà privata dei mezzi di produzione

(3 Settembre 2004)

"C'è una cosa che risulta utile sottolineare nell'intervista di oggi di Prodi alla Repubblica . E cioè la sua affermazione "il programma non lo faccio io ma lo si fa in un processo di persuasione democratica". E' un'affermazione importante che mette l'accento sulla fine di ogni propensione presidenzialista che aveva avvolto la politica italiana, più a destra naturalmente ma con qualche eco anche da altre parti".

Un programma da definire dunque in modo democratico attraverso quelle che hai chiamato "primarie di programma". Ci torneremo, ma intanto, cosa intendi quando denunci qualche propensione presidenzialista non solo nella destra? Intendi mettere in discussione la leadership di Prodi? Ha questo senso la tua candidatura?

"Assolutamente no: il nome di Prodi è fuori discussione. Ma visto che egli stesso ha avanzato la proposta di primarie, mi sarebbe sembrato sconveniente lasciarlo senza una risposta e dunque mi presenterò anch'io, come esponente di una diversa area politica e culturale. Tuttavia io sono convinto che il tempo delle leadership individuali e talvolta, come nel caso di Berlusconi, a forte impronta populista è finito. Appartiene a un'epoca di riduzione e impoverimento della nostra democrazia. Va dunque ridefinito il ruolo del leader, che non può più essere concepito come guida carismatica e quasi personificazione della coalizione, ma invece come un suo perno, capace cioè di svolgere una indispensabile funzione maieutica, costruendo democraticamente attorno a sé non dico un "direttorio", ma certamente un gruppo dirigente. Anche Prodi, mi sembra, esprime nella sua ultima intervista questa necessità".

L'Ulivo è morto, hai detto, il centrosinista è finito. E per la nuova coalizione che dovrebbe sconfiggere Berlusconi alle prossime politiche tu suggerisci un nuovo nome, "coalizione democratica". Un nome che sembra alludere a quel Partito Democratico che fu nei progetti di Veltroni tanti anni fa...

"No, non alludo a nulla di questo tipo. Il termine democratico si riferisce essenzialmente al progetto, alla necessità di ricostruire nel nostro paese, dopo i guasti della gestione berlusconiana e le insufficienze dell'Ulivo, un tessuto democratico più largo, saldo e strutturato".

In caso di vittoria alle prossime politiche intendi entrare a far parte del governo?

"Non io ma altri qualificati esponenti di Rifondazione dovranno certamente far parte del governo. E in posizioni non secondarie. Penso anche alla possibilità della istituzione di nuovi ministeri. Ricorderai certamente che il primo centrosinistra inventò non a caso, un ministero della Programmazione che prima non esisteva. Ma di questo ci sarà tempo per discutere".

Di questo e di altro ci sarà certo tempo per discutere. Come del programma della coalizione, del resto. Come immagini quelle "primarie di programma" che sei stato il primo a proporre?

"Non mi dispiacerebbe che venissero preparate da una prima assemblea che potrebbe essere composta dei delegati delle tre realtà presenti nel paese: un terzo dei rappresentanti dei vari partiti della coalizione, un terzo dei rappresentanti dei vari movimenti sociali e sindacali, e un ultimo terzo dai rappresentanti delle istituzioni locali, comuni province e regioni".

Dopodiché la parola passerebbe, nella tua ipotesi di allargamento della democrazia alle "primarie di programma". Tu hai già dichiarato di accettare preventivamente, di adeguarti alle decisioni di queste assemblee. E se da queste uscissero proposte e soluzioni più arretrate o comunque diverse da quelle che finora hai sostenuto?

"Chi pensasse che da questa grande e democratica consultazione popolare potessero uscire proposte moderate, è fuori della realtà. Siamo ormai dentro una stagione di grandi movimenti e conflitti sociali capaci di influenzare e determinare le scelte della coalizione. Non c'è solo Rifondazione dentro questi movimenti e conflitti, ma anche nuove forze politiche, sociali, culturali e intellettuali fino alla sinistra dei Ds. Non posso dire che tutte queste forze pensano come noi; è più corretto dire che pensiamo insieme, allo stesso modo. Anche in Italia siamo ormai di fronte ad una ripresa impetuosa del conflitto sociale nelle sue forme più alte e mature. Non mi riferisco solo alle lotte dei metalmeccanici, come a quelle di Melfi, mi riferisco anche alla battaglia contro le scorie di Scanzano, alla rivolta popolare contro i rifiuti ad Acerra".

Collochi anche la rivolta di Acerra all'interno della ripresa delle lotte sociali democratiche e avanzate?

"Certamente".

Nel 1994, quando facevi parte dello schieramento dei progressisti, proponesti la tassazione dei Bot. Hai intenzione di proporre adesso la imposizione di una patrimoniale?

"Perché no? Ma bada che la proposta è condivisa anche da molti economisti di area liberale".

Piero Fassino, nella sua ultima intervista, ha posto il problema delle necessità della ricostruzione di un saldo rapporto con gli Stati Uniti d'America, perché, dice, senza Usa non è possibile strategia multilaterale. Tu sei d'accordo?

"Assolutamente no. Io mi auguro piuttosto un declino della potenza degli Stati Uniti, che potrà aver luogo, e sarà un vantaggio per tutti noi, solo in virtù dell'emergere di altre potenze su scala mondiale, dalla Cina all'India al Brasile. E dell'Europa, naturalmente".

Se tu fossi cittadino americano voteresti per Kerry o Nader?

"Nella passata tornata elettorale che vedeva contrapposti Al Gore e Bush, avrei votato per Nader. Non sono mai stato un ammiratore di Clinton. Oggi voterei per Kerry, perché ho fiducia che il grande movimento pacifista in atto in Usa e in tutto il mondo possa sospingerlo o costringerlo a posizioni più avanzate di quelle espresse finora".

Il terrorismo islamico sta alzando il livello dello scontro. Mi riferisco non solo all'assassinio del nostro Baldoni ma anche al ricatto cui viene sottoposto il governo di un paese come la Francia che si è sempre dichiarato contrario alla guerra e che non ha mandato suoi uomini in Iraq. Contemporaneamente vanno emergendo a sinistra dubbi e riflessioni autocritiche come quelle espresse recentemente anche sul "manifesto": davvero la soluzione migliore è ritiro di tutte le truppe dall'Iraq? E se le teste continuassero a tagliarle anche senza gli americani?

"L'inasprirsi delle operazioni terroristiche anche contro un paese come la Francia non coinvolto della guerra in Iraq è speculare alla violenza di una guerra di occupazione che ha introiettato anche, per la prima volta, la pratica della tortura. L'occupazione deve cessare. Tutte le truppe straniere devono essere ritirate al più presto, le nostre e quelle degli americani e dei loro alleati. Per quello che riguarda l'Italia c'è già stata a luglio una mozione unitaria di tutta la sinistra che si è pronunciata in questo senso".

E cosa può succedere, dopo, in quel paese?

"Lo decideranno gli iracheni. Se saranno loro a chiederlo, allora, si potrebbe esaminare la possibilità di un intervento, anche con la presenza dell'Italia, concordato con i paesi della Lega Araba e dei paesi attualmente non belligeranti".

Qualche settimana fa, assumendo la presidenza del Partito della Sinistra europea dichiaravi che con la formazione di quel partito veniva rimessa a tema l'attualità della trasformazione rivoluzionaria in Occidente. E del resto il tuo partito si chiama della Rifondazione Comunista. Ma cosa ha da dirci ancora, oggi, il termine comunismo?

"Il movimento operaio del 900 è stato l'espressione di tre componenti: un movimento operaio e il conflitto sociale; un sistema di pensiero e di elaborazione teorica, e, infine, la organizzazione statuale del dopo rivoluzione. Questo terzo elemento, ma solo questo è irrimediabilmente fallito, a causa dello stalinismo e della scelta di costruire il socialismo in un solo paese. Il comunismo dunque è da reinventare".

E da cosa partire per reinventarlo? Ritieni ancora attuale il suo principio fondamentale, l'abolizione cioè della proprietà privata dei mezzi di produzione?

"Non l'abolizione, ma il superamento sì. Nell'ambientalismo ad esempio c'è un'idea della ricostruzione dei beni comuni che prevede il superamento della proprietà privata dei mezzi produzione".

Metterai anche questo argomento in discussione nelle primarie di programma?

"Certamente. Perché no?".

di MIRIAM MAFAI
Repubblica (2 settembre 2004)

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