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Tunisia in piazza contro la diseguaglianza

(1 Dicembre 2012)

L'iniqua distribuzione della ricchezza ha riacceso le proteste nel Paese: disoccupazione alle stelle al Sud. La mancanza di riforme annulla la ripresa economica.

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Proteste nella città tunisina di Siliana

di Andrea Ranelletti

Roma, 1 dicembre 2012, Nena News - C'è un evidente contrasto tra i dati economici che testimoniano la ripartenza economica delle Tunisia post-rivoluzionaria e le recenti notizie sui gravi scontri tra polizia e manifestanti a Siliana, cittadina di 25mila abitanti situata circa 130 km a Sud di Tunisi.

La manifestazione, indetta per lo scorso martedì dall'Unione Generale dei Lavoratori Tunisini, doveva richiamare l'attenzione sulla povertà e l'abbandono in cui versa la regione e richiedere le dimissioni del governatore locale Ahmed Zine Mahjoubi. La situazione è rapidamente trascesa: i manifestanti hanno lanciato pietre e la polizia ha risposto con cariche e sparando proiettili di caucciù. Gli scontri sono durati due giorni, provocando circa 260 feriti.

Le proteste di Siliana non sono un episodio isolato ma l'esempio del disagio di molte città e governatorati del Centro-Sud della Tunisia, dove l'alto tasso di disoccupazione e la povertà crescente generano un malumore che non di rado sfocia nella rivolta. L'iniqua diffusione del benessere tra le varie macro-aree è stato uno degli elementi che nel 2011 fece montare la rabbia nelle grandi città operaie del Sud (in primis Gafsa e Sidi Bouzid) portando destituzione di Ben Alì.

L'aumento progressivo del livello medio di istruzione e del numero di laureati si scontra con la diminuzione dei posti di lavoro disponibili e con il mancato sviluppo del settore terziario in numerose parti del Paese, causando una crescita incontrollata della disoccupazione giovanile. Il malcontento derivante da una simile situazione si è sposato alla perfezione con le istanze portate avanti dagli altri manifestanti in piazza nel corso della Primavera tunisina, contribuendo alla sua riuscita.

In tale quadro era però prevedibile che una caduta del regime di Ben Alì non avrebbe generato un immediato miglioramento della situazione: l'instabilità dei mesi del governo provvisorio e di quelli a cavallo dell'elezione dell'Assemblea costituente hanno infatti reso ancor più complesso lo scenario economico e lavorativo nazionale.

Gli scontri sono proseguiti e la delusione delle speranze nei governatorati disagiati ha portato molti tunisini in piazza per difendere i propri interessi. Pochi giorni fa a Kasserine c'è stata la protesta dei familiari dei martiri e dei feriti della rivoluzione, desiderosi di ricevere gli indennizzi promessi e reclamanti occupazione per i giovani della loro città, da mesi scossa da continue rivolte contro le forze governative. A Gafsa la moltiplicazione di scioperi e proteste sta rallentando la produzione di fosfati, risorsa strategica per l'economia tunisina. Sidi Bouzid, la città dove la scintilla della rivoluzione fu innescata, è immobilizzata da un susseguirsi di scioperi, sit-in e blocchi stradali operati dalle varie categorie professionali.

Le recenti cifre sulla disoccupazione in Tunisia rivelano una grave disomogeneità territoriale. L'area di Tunisi con un tasso di disoccupazione del 19% rappresenta un'eccezione all'interno del Nord-Est della nazione, dove le medie si attestano al 12,6%; ben diversa la situazione nel Nord-Ovest dove il tasso è pari al 16,7%. Se poi ci spostiamo al Sud i numeri rivelano la portata del problema: il tasso di disoccupazione è del 26,1% nel Sud-est, del 25,3% nel Sud-ovest e del 23,1% nel Centro-Ovest.

Dati che si scontrano con quelli che mostrano una ripresa di diversi settori dell'industria tunisina: la crescita del Pil si attesta su un livello del 2,8% su base annua, trainato dalla buon andamento dei settore dell'agricoltura, dei servizi e dell'energia. La graduale ripresa del turismo e del settore dei trasporti sta marginalmente supplendo alla sofferenza della domanda estera, in calo per via della crisi economica globale.

Tunisi ha la fondamentale necessità di rinsaldare un tessuto territoriale disunito e sfibrato da decenni di disinteresse e trascuratezza. Riutilizzare i proventi generati dalla parte funzionante del Paese per rilanciare l'industria nelle aree depresse in cui la siccità e la carenza d'acqua deprimono anche l'agricoltura, è un passo necessario per impedire che il malcontento diffuso prenda il sopravvento sulle fragili strutture statali. In tale chiave sarà importante impiegare a dovere i 387 milioni di euro stanziati dalla Banca Africana per lo Sviluppo e i 68 milioni di euro inviati dall'Unione Europea nei giorni scorsi: eliminare le sacche di povertà e di arretratezza è un passo indispensabile per la definitiva pacificazione dello stato tunisino e per il rafforzamento di una democrazia ancora incompiuta.

Nena News

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