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(9 Gennaio 2011) Enzo Apicella
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LA NUOVA RICETTA MONTI:PRODUTTIVITA’ O.. SFRUTTAMENTO?

(15 Dicembre 2012)

sabato 15 dicembre 2012, ore 16,00, iniziativa di controinformazione
davanti ipercoop di viale umbria - milano

Ci troviamo in questi anni ad affrontare una crisi del sistema capitalistico, una fase storica difficile creata artificialmente da un sistema cannibale che non pone come obiettivo primario il benessere comune delle persone e dell’ambiente ma solo il maggior profitto che non può che essere per pochi.

Non è solo una crisi economica, è una devastante crisi politica e sociale: politica perché sono saltate tutte quelle regole “democratiche” che avevano regolato i rapporti di potere fino ad oggi, creando delle vere e proprie democrazie autoritarie repressive dove a comandare sono i mercati con i suoi rappresentati (Unione Europea, banche, unioni industriali, governi nazionali espressione diretta del capitale produttivo e finanziario); e sociale perché il governo Monti è riuscito, riportando in auge il concetto di “razionalità produttiva”, a far scempio di conquiste e diritti, demolendo progressivamente ogni pezzo di welfare e garanzia sociale rimasta all’insegna della salvezza del capitalismo come unica società possibile.

Ed è proprio in questo contesto che la firma dei soliti sindacati confederali sull’accordo sulla “produttività e sviluppo” è l’ennesimo regalo al padronato rappresentando la pietra tombale del contratto collettivo nazionale e garantendo al padrone la libertà di modificare a suo piacimento retribuzione, mansioni e orario di lavoro. Infatti si lascerà tutto in mano alla contrattazione tra azienda e lavoratori nella quale i rapporti di forza e quindi i ricatti imporrano al singolo lavoratore ogni tipo di condizione al ribasso.

A questo punto possiamo ben dire che con l'eliminazione dell'art.18, con la riforma delle pensioni, con l'introduzione dell'apprendistato come contratto di ingresso al lavoro applicato nei primi 5 anni di lavoro con uno stipendio più basso rispetto al salario base senza garanzie di assunzione, con l'accordo del 28 giugno che rende illegale lo sciopero, i conflitti sul lavoro e il sindacalismo non allineato e quest'ultimo accordo sulla produttività siamo alla precarizzazione completa anche del contratto a tempo indeterminato cioè si è persa anche l'ultima illusione del posto fisso, di un salario fisso e di un tempo di lavoro stabilito.

Questo accordo può simbolicamente rappresentare la fine di un ciclo storico di conquiste sociali e l’avvio di una nuova fase iniziata con l’introduzione massiccia del lavoro precario e caratterizzata da un attacco vincente dei padroni ai diritti e da una guerra dichiarata contro tutti i lavoratori, le donne, gli studenti in lotta, i disoccupati, chi non ha casa o non riesce più a pagare un mutuo o un affitto...è una guerra di classe, i padroni contro i lavoratori e lo Stato abbiamo visto da che parte sta.

Vogliono un paese neoliberista, pacificato dove gli imprenditori nostrani e gli speculatori internazionali possano accumulare profitto senza alcun ostacolo

Quello che ci stanno imponendo è l'accettazione attraverso la paura della perdita del posto di lavoro e dell’emarginazione sociale, un pensiero unico e un modello di vita e comportamentale che sia a esclusivo uso e consumo del profitto privato: o sei omologato e compatibile al sistema o sei fuori.

Monti e tutti i suoi aguzzini (sindacati confederali e partiti “sinistri” più che di sinistra compresi) continuano a sostenere che tutti questi sacrifici salveranno l’Italia, ma è più di un anno che sono state applicate tutte le ricette padronali, eppure i dati statistici sono terribili: la disoccupazione e i debiti delle famiglie sono in aumento mentre la produzione è inarrestabilmente in calo.

Le uniche salvifiche proposte si basano sui tagli alla spesa sociale, degli stipendi, dei diritti in un’ottica economica di macelleria e di saccheggio sociale e vista la tanto decantata pretesa di equità, senza neanche chiedere il conto agli imprenditori alla Marchionne la mancanza di investimenti nel settore industriale, nella ricerca, nella tecnologia per mantenere viva la produzione in Italia.

Queste riforme, imposte anche dall’Unione Europea, sono le stesse che hanno affossato la Grecia, la Spagna, il Portogallo, dove i pesantissimi costi di questa crisi del sistema capitalista sono stati tutti scaricati sulle spalle dei lavoratori i quali, a differenza nostra, non stanno in silenzio.

Da questa crisi ne usciremo solo più poveri e precarizzati e, mai come oggi, ogni singolo lavoratore e lavoratrice può pensare di salvarsi se non attraverso l’unità della propria classe sociale con l’autorganizzazione delle lotte, senza deleghe, come ci stanno insegnando i lavoratori delle cooperative protagonisti delle lotte tra le più determinate e avanzate per il salario, per i diritti, per la dignità oggi in Italia.

Ed è per questo che crediamo vada detto con chiarezza che all’ordine del giorno non ci può essere il solito teatrino della politica parlamentare e di chi si allea con chi, ma la possibilità e anzi la necessità di una società diversa e alternativa all’esistente, che questo non è l’unico mondo possibile e sempre più si sta delineando la necessità di ricostruire e praticare l’immaginario di una società senza classi e senza più sfruttamento.

I PUNTI PRINCIPALI DELL’ACCORDO SULLA PRODUTTIVITA’ E SVILUPPO

- IL PASSAGGIO OBBLIGATORIO DELLA CONTRATTAZIONE DAL CCNL ALLA CONTRATTAZIONE DI SECONDO LIVELLO

Il contratto collettivo nazionale sarà solo la cornice vuota entro cui potranno svilupparsi gli accordi aziendali sui trattamenti economici, rappresentando solo il salario base che perderà però il suo potere di acquisto visto che non sarà più indicizzato all’inflazione.
La contrattazione secondaria (aziendale e territoriale per le piccole imprese) diventerà obbligatoria e stabilirà gli aumenti salariali di produttività, l’ orario di lavoro, la flessibilità delle mansioni lasciando il lavoratore solo davanti al padrone.

- L'AGGANCIAMENTO DI UNA PARTE CONSISTENTE DEL SALARIO A DEGLI OBIETTIVI ECONOMICI DI PRODUTTIVITÀ E REDDITIVITÀ

Viene introdotto il salario di produttività che stabilirà gli aumenti salariali sulla base dell’andamento economico del settore, le tendenze generali dell’economia e il raffronto competitivo internazionale. L' aumento salariale non sarà più un diritto. Solamente la detassazione al 10% permetterà di percepire un aumento in busta paga.
In sintesi il lavoratore sarà valutato per la sua disponibilità a farsi sfruttare accettando ogni tipo di imposizione sul posto di lavoro.

- RIDEFINIZIONE DEGLI ORARI DI LAVORO E FLESSIBILITÀ DELLE MANSIONI PER RISPONDERE ALLE DIVERSE DINAMICHE TEMPORALI DELLA PRODUZIONE E DEI MERCATI

L'orario di lavoro e le mansioni non saranno più fissi ma flessibili alle esigenze di produttività stabilite dal mercato e dal padrone. Lo “straordinario” scomparirà. Vorrà dire lavorare di più per un salario più basso, è il ritorno del cottimo e dell’autosfruttamento. Sarà reale il rischio di cambiare mansione soprattutto con l'avanzamento dell'età: nella riforma delle pensioni è previsto che il lavoratore vicino all'età pensionabile possa essere dequalificato perché non più produttivo!


C.S.A. VITTORIA

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