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La beccaccia

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(20 Giugno 2011) Enzo Apicella
Il pm napoletano Henry John Woodcock mette sotto inchiesta la cosiddetta P4, "un governo occulto della cosa pubblica, parallelo a quello legale e interagente con esso"

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UNA NUOVA CORNICE POLITICA NAZIONALE

per il solito quadro della crisi da far pagare ai proletari

(20 Marzo 2013)

Editoriale del n III, anno I, di "Alternativa di Classe"

Il dato di fondo di queste elezioni, che vedono il “non-voto” (astenuti + schede bianche e nulle) come il più numeroso che vi sia mai stato nello “Stato repubblicano” italiano, con il 3,7% in più, rispetto alle elezioni politiche del 2008 ed il superamento, questa volta, dei voti conseguiti da qualsiasi forza politica, è stato generalmente oscurato. Vi è certamente l’allineamento graduale agli altri principali paesi imperialisti, dove, da tempo, i votanti alle elezioni sono minoranza, ma, da chi, come noi comunisti, non ha mai visto
questo “sistema democratico” come “il migliore dei mondi possibili”, va sottolineato e valorizzato il fatto che tutto l’imponente battage pubblicitario per il voto, attuato dai media come non mai, non è riuscito ad arginare la sacrosanta disaffezione di massa per questo “inganno periodico”!
Un secondo risultato positivo, in termini numerici, è lo scarso risultato reale della coalizione “di centro”, fondata su Monti. Anzi, considerando l’insieme di tutte le forze che lo hanno sostenuto al Governo (compresi anche il PdL di Berlusconi ed il PD di Bersani), che assommavano a circa il 70% dell’elettorato, hanno ottenuto, invece, ora, meno del 50% dei consensi: il Governo Monti esce sconfitto; un dato chiaro, ma che si è espresso in modo ancora contraddittorio! Anche se è vero che non esce sconfitta la sua logica politica, in quanto unica possibile per il capitale in crisi, ieri come oggi, ed indipendentemente dagli attori. Ma questo non ce lo si poteva certo aspettare dalle elezioni: una tale sconfitta, con il voto avrebbe poco, o niente, a che vedere!
Certamente, il voto è uno specchio (deformato) della concreta situazione del Paese, ed il senso di una diffusa ostile estraneità al potere lo si riscontra, oltre che nei dati fin qui descritti, nel lusinghiero esito delle liste del “Movimento Cinque Stelle”, che è risultato prima forza politica in termini di consensi (nel voto per la Camera). Per Beppe Grillo ha “pagato” il presentarsi come il crogiuolo della opposizione a tutto, e gran parte del malcontento di massa, trasversale alle classi sociali, si è concentrato sul suo movimento, quasi indipendentemente dai contenuti reali. E’ per questo che il successo ottenuto è andato aldilà delle sue stesse aspettative.
Messi in relazione, aldilà delle interpretazioni dettate dai media e di ogni giudizio viziato dal politicismo, i tre principali dati inconfutabili di queste elezioni con la realtà sociale, gli altri dati si presentano tanto ingarbugliati e condizionati dall’attuale stato della ingegneria istituzionale, che i verbi “vincere” e “perdere” finiscono per avere significati molto relativi.
Intanto la presentazione prevista per “coalizioni a sostegno di un candidato-premier” ha visto il prevalere, sia alla Camera dei Deputati, che al Senato della Repubblica (qui, di poco) la coalizione di centrosinistra, guidata da Bersani. Per tale “vittoria”, in entrambi i rami del Parlamento, hanno “fatto la differenza” i voti presi da S.E.L.! E’ così che, dato il vigente sistema elettorale, i pochi voti presi da “l’unica forza di sinistra entrata in Parlamento”, come si autodefiniscono, sono stati determinanti per la vittoria di
Bersani su Berlusconi. E’ tutta, e sola, questa considerazione a spiegare la stessa, deprimente, “ragion d’essere” del partito di Vendola!
Merita qui qualche considerazione anche la sorte del resto della “sinistra”. La dispersione di candidati in una lista eterogenea (ma caratterizzata dal giustizialismo), com’era “Rivoluzione civile”, non è bastata nemmeno a garantire ai suoi leaders l’agognato posto in Parlamento. E’ così che queste elezioni hanno
confermato la forzata fuoriuscita dalla “politica di Palazzo” delle forze che si richiamano alle tradizioni riformiste del movimento operaio. La decisione di Ingroia di mantenere in piedi la sua formazione elettoralista, nonostante il palese fiasco su tale terreno, non rappresenta altro che la scelta della sua classe di appartenenza, la borghesia, di chiudere definitivamente, com’è già nei fatti, con ogni intenzione riformista
“di stampo social-comunista”. Di fronte a ciò, il Comitato Politico Nazionale (C.P.N.) di Rifondazione Comunista del 9 e 10 Marzo individua, per la sua presenza in “Rivoluzione Civile”, un semplice errore di campagna elettorale, e non di strategia politica. Decide, così, nove mesi di “Congresso continuato” per tutto il 2013, in cui finire di sfiancare, inutilmente, il corpo militante, verso una “rifondazione” di “Rifondazione Comunista”: viene, in pratica, “bucato il gommone”, a conclusione di quella espressasi
come una vera e propria… …“Riaffondazione comunista”! Né può dirsi risultato
incoraggiante quello su scala nazionale del PCL, che, pur su un altro piano, proprio per la Camera, dove votano anche i più giovani, dimezza i già esigui consensi ottenuti nel 2008, non raggiungendo neppure i novantamila voti…
E’ proprio vero che il Parlamento è “affar loro”, di lorsignori, e che oggi votare significa solo collaborare alla risoluzione dei loro problemi (ed infatti è di questi problemi, alla fine, che si continua a parlare anche nei “talk show”…). Questo non significa certo che i proletari non abbiano problemi! Anzi, ne hanno dippiù, e molto maggiori ed impellenti dei loro! …ma i problemi dei proletari sono tutt’altra cosa da quelli della borghesia, ed una loro soluzione, anche parziale, acuirebbe quelli di lorsignori: è per
questo che tale via non passa dal mandare nostri rappresentanti nel loro Parlamento nazionale!
Continua, da parte del centro-sinistra ad essere agitato contro i proletari lo spauracchio, ormai inefficace, di Berlusconi, proprio mentre tutti hanno visto e capito che il “governo tecnico”di Monti, appoggiato dal PD, è stato anche peggiore! In realtà, se il P.D., come partito, ha perso, rispetto al 2008, più di tre milioni di voti, il PdL, prima al governo, poi ad appoggiare Monti, e pur con la promessa di restituire l’IMU, ne ha persi quasi il doppio! Nonostante ciò, l’attuale sistema elettorale garantisce per il Senato la
maggioranza a Berlusconi in diverse regioni, ed a Maroni va l’ambito governo della Regione Lombardia. Ma è solo l’attribuzione dei seggi in Parlamento a rendere difficile la formazione di una maggioranza; in estrema sintesi: Monti ha preso troppo pochi seggi per governare soltanto con Bersani, ed un governo che associ anche Berlusconi è sconsigliabile, per l’atteggiamento di “dura” opposizione che sta tenendo Grillo, al
quale, già oggi, con più del 25% dei voti validi, non conviene di “impelagarsi” in un governo.
Sul “fenomeno Grillo” si stanno spendendo fiumi di inchiostro. Come si diceva, il suo risultato elettorale è andato oltre le più “rosee” previsioni. E’ proprio l’entità di questo successo, che lo costringerà ad uscire dall’indefinitezza, scontentando certamente parte del suo elettorato. Aldilà di alcune posizioni puntuali, in prevalenza mutuate dai pochi movimenti ancora in campo (acqua pubblica, NO TAV, ecc.) nel sociale, che
ora rischiano, peraltro, di venirne assorbiti, sono, invece, le sue tesi di fondo ad essere insidiose: il “tecnofeticismo”, per affermare “la democrazia informatica”, il “comunitarismo”, oggettivamente vicino a quello dei “rosso-bruni” (che già stava pericolosamente attecchendo anche fra compagni sprovveduti),
ed il nazionalismo, in salsa anti-tedesca. Si tratta di posizioni senza dubbio “di destra”, che, purtroppo, già stavano aleggiando pericolosamente anche fra i compagni, ma che, con il “Movimento Cinque Stelle”, trovano una espressione compiuta.
In ogni caso, non è con la denigrazione, né con le dispute su “primogeniture”, e nemmeno tanto con l’attacco a suoi ingenui esponenti, che si può scalzare la nefasta influenza sul proletariato di questo movimento, e dei suoi pericolosi contenuti (per ora solo accennati), ma è urgente praticare una linea coerentemente classista, centrata sugli interessi, immediati e storici, del Movimento operaio, contro le
illusioni parlamentariste, contro ogni nazionalismo, e che contrasti, apertamente ed a fondo, ogni contenuto borghese, da chiunque provenga, portando la sfida politica su tale terreno.
Intanto, si può starne certi, la borghesia, nella persona di Napolitano, un governo riuscirà certamente a farlo: sarà un governo, magari “tecnico”, ma che, oltre a risolverle il “problema” del sistema elettorale chiamato “porcellum”, con una nuova ingegneria istituzionale, più “adeguata ai tempi”, con meccanismi più “oliati”, ed oltre ad eleggere un altro Presidente di questa Repubblica (magari, questa volta, per un consenso
maggiore, una donna…), troverà il modo per favorire la “governance”, infierendo ancora sui proletari, con o senza la scusa dello “sviluppo”. Del resto, il “Movimento Cinque Stelle” non fa poi così “paura”, non è certo un nemico del Parlamento: lo vuole avvicinare “al popolo”! E poi, anche Goldman Sachs, il potente, onnipresente, gruppo bancario e affaristico, con sede principale negli USA , ha apprezzato Grillo, che, in
definitiva, “anestetico di massa”, non fa che ampliare sia il consenso al sistema sociale, che il ventaglio delle scelte possibili da parte della borghesia; e poi, non “ce la dava lui l’America”?…
Ci saranno, così, le condizioni per mettere su, dopo altre elezioni (significativamente, insieme alle europee?), una “nuova cornice”, più robusta, entro cui “imprigionare” lo scontro di classe.
Per le forze di classe non può valere nessuna “pausa istituzionale”. Si deve ripartire da subito con le mobilitazioni! La scadenza del 23 Marzo a Bologna, con la manifestazione degli immigrati, malvisti sia da Berlusconi, che da Monti, sia da Bersani, che da Grillo, è un primo momento di opposizione. A partire dalla
difesa ed estensione dell’opposizione ai licenziamenti di qualsiasi lavoratore, va ricostruito un clima di mobilitazione e di lotta, sindacale e non solo, al di fuori di ogni implicazione con la dinamica parlamentare: è ora di ricostruire l’indipendenza di classe! E’ troppo urgente!

Alternativa di Classe

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