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Fethi Dabako, in Tunisia la rivoluzione continua

(25 Marzo 2013)

Dabako è coordinatore del Forum sociale mondiale di Tunisi, che si aprirà domani con una grande marcia in cui sono attese 80.000 persone

fethdabak

di Ge.Co.

Roma, 25 marzo 2013, Nena News -Fethi Dabako, del Partito dei patrioti democratici Fronte popolare (Chokri Belaid, ucciso a febbraio, ne era segretario generale), è coordinatore del Forum sociale mondiale di Tunisi, che si aprirà - afferma - con una grande marcia in cui sono attese 80.000 persone. «Una sezione speciale sarà dedicata a Hugo Chávez», dice, mentre i lavori «ruoteranno ai grandi seminari sul debito internazionale, la solidarietà sindacale, l'uguaglianza delle donne nei paesi arabi la voce degli indignati.

Al centro del Forum - spiega - c'è la parola Dignità, che racchiude tutto quel che può volere un essere umano: libertà, diritto alla vita e a spostarsi liberamente.

La situazione in Tunisia? «Abbiamo lottato contro le dittature precedenti - risponde Fethi - ora dobbiamo liberarci di quella dei Fratelli musulmani, che sicuramente perderanno le elezioni e per questo non le vogliono fare. Prima il popolo aveva votato per loro perché li credeva seri e non corrotti. Ora ha capito che sono i burattini degli Usa e dei paesi del Golfo, hanno visto che sono contro la libertà delle donne. Dicono che non c'entrano con i salafiti, ma l'assassinio del nostro compagno è opera loro. Ora dicono di aver fatto un governo di tecnocrati, ma sono sempre gli stessi». Durante le rivolte contro Ben Ali, Dabako è stato un mese in coma. «La polizia presidenziale - racconta ora - mi è venuta a cercare, lasciandomi mezzo morto».

Il bilancio delle primavere arabe? «Quella tunisina e quella egiziana sono state delle insurrezioni, l'inizio di una rivoluzione, ma non sono concluse. In Libia hanno usato la rabbia dei popoli per mandare indietro di cento anni l'orologio della storia. Ci siamo sbagliati a non vedere che dietro la caduta di Gheddafi c'erano i salafiti. Non vogliamo fare lo stesso con la Siria. Chokri Belaid, ucciso lo scorso febbraio, era segretario dello stesso partito a cui appartiene Fethi Dabako: «Ora i Fratelli musulmani dicono che con i salafiti non c'entrano, ma l'assassinio del nostro compagno è opera loro».

Nena News

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