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(27 Agosto 2013) Enzo Apicella
Obama ha deciso di attaccare la Siria, in ogni caso.

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Mosca boccia fine embargo Ue su armi a opposizione siriana

(28 Maggio 2013)

La Russia avverte che la decisione rischia di affondare la conferenza internazionale di pace sulla Siria, prevista il mese prossimo a Ginevra

moscboc

Roma, 28 maggio 2013, Nena News - E' dura la reazione della Russia alla decisione dell'Unione europea di mettere fine all'embargo di armi all'opposizione siriana, così come chiedevano da tempo Paesi come Gran Bretagna e Francia. Oggi il vice ministro degli esteri, Serghei Ryabkov, ha affermato che la decisione dell'Ue è un esempio di "doppio regime" che potrebbe silurare la prevista conferenza internazionale di pace sulla Siria, prevista a Ginevra il mese prossimo, decisa da Washington e Mosca.

L'Europa, in questo caso a trazione franco-britannica e non tedesca, tuttavia si è impegnata a non trasferire prima di agosto proprio per dare un'opportunità alla cosiddetta "Ginevra 2" (che segue ad un anno di distanza gli incontri, in terra svizzera, che aprirono la strada ad una possibile soluzione negoziata della crisi).

Conferenza che resta in alto mare, almeno per il momento. «C'è ancora un gap tra le posizioni della Russia e degli Usa, relativamente ad alcune questioni e aspetti di questa rilevante crisi internazionale», ha spiegato Riabkov alla Radio Voce della Russia. "E' una missione impegnativa, però credo che se Stati Uniti e Russia s'incaricano di una iniziativa significativa, le probabilita' di un successo sono maggiori", aveva peraltro detto lo stesso ministro degli esteri russo Lavrov al termine di un incontro ieri sera a Parigi con il segretario di Stato americano John Kerry. Mosca, ad esempio, vuole che partecipi agli incontri anche l'Iran, Paese alleato di Damasco che gli Usa, al contrario, vogliono isolare.

Intanto mentre la Russia critica la decisione dell'Ue, la revoca dell'embargo Ue sulle armi in Siria è giudicata una mossa tardiva e insufficiente dall'opposizione siriana. Kassem Saadeddine, portavoce dell'Esercito siriano libero, ha scritto in un comunicato che: «si sarebbe voluto che una decisione simile venisse presa prima. Ora si spera che sia una cosa concreta e non siano soltanto parole». Il ministro degli esteri italiano, Emma Bonino, da parte sua proporrà che l'Italia non venda armi ai ribelli siriani. La decisione, ha detto, «è del governo: riferirò al premier e al ministro della difesa. Ma la mia proposta è 'no'».

Il mondo cristiano nel frattempo continua a lanciare allarmi sullo sbocco che stanno avendo le "primavere arabe" e chiede molta cautela con la Siria. Secondo l'arcivescovo Elias Chacour, capo della Chiesa cattolica greco-melchita in Israele, "Primavera araba" sarebbe una definizione sbagliata. «In Tunisia, in Egitto, in Iraq, in Libia e ora in Siria quello a cui assistiamo è uno spargimento di sangue oceanico e non vedremo il verde crescere dopo questa cosiddetta primavera», afferma Chacour. Nel mondo arabo e in Medio Oriente, ha aggiunto, «molti muoiono, ma quelli che perdono di più sono i cristiani», e le speranze del «popolo che per la prima volta si è rivoltato contro i regimi» sono state tradite a causa del pericolo che venga imposta la "sharia", la legge islamica. Chacour si e' detto preoccupato per la comunita' cristiana siriana, costretta in massa ad abbandonare il Paese: «Non abbiamo stime precise sul numero di quanti sono dovuti fuggire, ma in Siria c'erano due milioni di cristiani e 160 piccoli villaggi cristiani che ora sono completamente vuoti».

Non è preoccapato per nulla il senatore americano ed ex candidato alla Casa Bianca, John McCain, che ha incontrato ieri i ribelli siriani del quale e' un accanito sostenitore. McCain, entrato in Siria dalla Turchia e rimasto alcune ore in territorio siriano, era stato anche un sostenitore dei libici che combattevano Muamar Gheddafi.

Nena News

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