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Morire in Afghanistan

Morire in Afghanistan

(29 Luglio 2010) Enzo Apicella
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L'Ucraina e il movimento EuroMaidan - C'è bisogno di un'alternativa di classe!

(2 Febbraio 2014)

ucrainaeuromaidan

Un'attivista dei sindacati liberi (Kftu) aggredito dalle squadracce naziste

Sabato 01 Febbraio 2014

Barricate, incendi, bottiglie Molotov e scontri con i Berkut (la Celere ucraina): gli ultimi giorni a Kiev sono il ritratto di un paese fortemente diviso, in un'atmosfera quasi da guerra civile ormai non più confinata alla questione del partneriato con l'UE, ma che riguarda il futuro dell'Ucraina.

La retorica di una mobilitazione di massa europeista pacifica e non violenta, utilizzata dai mass media europei e americani per ragioni di propaganda, ha deliberatamente occultato il reiterato uso della violenza da parte del Pravyi Sektor (il Settore di Destra, uno dei gruppi estremisti che sta guadagnando spazio nell'opposizione) contro militanti di sinistra, sindacalisti e attivisti LGBT. A Kiev gli incendi hanno fatto tutto a pezzi, e ora c'è un'accelerazione degli eventi: una nuova, convulsa, fase nella turbolenta crisi ucraina si è aperta.
La situazione in Ucraina è precipitata dopo l'introduzione delle cosiddette leggi contro le proteste il 16 gennaio, approvate dalla Rada (il parlamento ucraino). Le leggi, sostenute dal Partito delle Regioni di Yanukovich e dal Partito Comunista d'Ucraina, sono state adottate senza alcuna discussione e permettono un duro trattamento contro ogni contestatore, introducendo la criminalizzazione delle “attività estremiste” (definite in modo molto generico), il reato di “diffamazione” (ovvero, la circolazione di notizie riguardanti i funzionari governativi), il controllo su Internet e sui mass media, la registrazione delle ONG come “agenti stranieri” e tanto altro. Le procedure di voto nella Rada sono state infrante e il risultato è stato quello di esacerbare gli animi dei manifestanti. La limitazione del diritto di libera assemblea e della libertà di parola sono dirette non solo contro l'Euromaidan e i nazionalisti, ma possono essere estese ad ogni strato della società, con il risultato di introdurre un continuo stato d'emergenza.


La destra radicale e l'Euromaidan

Il 19 gennaio si è svolta una manifestazione di massa contro le “leggi dittatoriali”. Circa 200.000 persone si sono radunate nel centro di Kiev, urlando “Gloria all'Ucraina!” e chiedendo la caduta del governo e il ritiro delle leggi. Scontri violenti sono scoppiati in via Hrushevskoho, quando migliaia di manifestanti hanno tentato di raggiungere il Parlamento. Gli scontri sono durati fino al 21 gennaio, quando due persone sono state colpite dagli spari dei Berkut e un altro manifestante è stato ucciso durante i tumulti. Sono stati riportati vari atti di violenza poliziesca, come lasciare i fermati nudi nella neve, o rifiutare i soccorsi ai feriti. Brutalità simili, con pestaggi, aggressioni e minacce, sono state denunciate in diverse città e parti del paese.

La rivendicazione dell'entrata dell'Ucraina nell'UE riflette la necessità di un cambio per le masse, il desiderio di fuggire dalle disperate condizioni in cui i capitalisti e gli oligarchi ucraini hanno gettato il paese negli ultimi 20 anni (il PIL è sceso dell'1,1% nel 2013, per dare giusto un esempio). L'assenza di qualsiasi alternativa a sinistra, con il Partito comunista ucraino (Pcu) fortemente compromesso con Yanukovich, ha fornito le basi per l'ascesa degli elementi reazionari nel movimento dell'Euromaidan. La presenza di diversi gruppi nazionalisti, fascisti e reazionari nelle dinamiche dell'Euromaidan sin dall'inizio ha impresso il tono agli eventi. Il Settore di Destra organizza il confronto militare con la polizia e ha un ruolo di coordinamento.
La questione non è se tutti gli ucraini al Maidan sono fascisti, ma chi attualmente ha l'egemonia nel movimento, e gli slogan e l'atteggiamento contro i militanti di sinistra e gli attivisti sociali stanno crescendo nelle ultime settimane. Le bandiere rosse non sono le benvenute in questi appuntamenti, non solo per il ruolo del Pcu, che ha votato le leggi “dittatoriali”: anni di propaganda anticomunista, di glorificazione dell'UPA (l'Esercito Insorgente Ucraino, formato dalle unità collaborazioniste e delle SS durante la Seconda guerra mondiale) e discorsi carichi d'odio, sono stati un fattore nell'attuale situazione politica. Già in dicembre ci sono stati attacchi contro la Confederazione dei sindacati liberi d'Ucraina, distruggendo la tenda dei sindacalisti al Maidan e rubando un generatore. I neonazi hanno aggredito femministe e anarchici, e le croci celtiche sono una presenza comune sui muri di Kiev. Azioni violente sono state organizzate anche prima dell'inizio delle proteste, quando le squadracce fasciste hanno attaccato una presentazione degli scritti di Trotskij sull'Ucraina, dove il grande rivoluzionario è stato insultato come un “satanista” e un “omosessuale”, e ovviamente definito “un bolscevico giudeo”.(http://www.istpravda.com.ua/short/2013/11/14/139476/)

La Rivoluzione nazionale rivendicata dalla Destra radicale ucraina ha attratto l'interesse di tutti i gruppi neofascisti in Europa. Come riportato dal sito Searchlight, il direttore della casa editrice britannica d'estrema destra Arktos, John Morgan, ha partecipato a un'iniziativa a Kiev con un discorso il 15 gennaio. Un'intervista di Anton Volyshin del partito Svoboda è presente nel sito dei neofascisti italiani di Forza Nuova, dove si presenta il futuro dell'Ucraina come “lo stato-nucleo della civiltà ortodossa”.(http://www.forzanuova.org/comunicati/intervista-svodoba-partito-nazionalista-ucraino). Le organizzazioni della Destra radicale sono unite in un fronte con i liberali e qualche attivista di sinistra contro il governo, ma hanno lo scopo di costruire la propria Rivoluzione nazionale dopo che la fase liberale si sarà esaurita. Una bizzarra caricatura della teoria staliniana delle due fasi, portata avanti anche da alcuni militanti di sinistra che pensano sia possibile una svolta a sinistra dopo la caduta di Yanukovich. Sarà molto interessante vedere come il Settore di destra, le formazioni dell'UNA-UNSO e altri partiti nazionalisti daranno una chance simile alla sinistra!


L'Ucraina, un incubo sociale – l'intervento russo


Il dramma degli ucraini è la conseguenza di 25 anni di diverse bande di oligarchi, padroni, ex burocrati e criminali: hanno saccheggiato il paese, chiuso le fabbriche, venduto le infrastrutture all'Unione Europea, gli USA e la Russia, e hanno quasi completamente asservito i media e l'opinione pubblica. Un alto tasso d'emigrazione è endemico per il paese, con un grande impatto sulla struttura sociale, e con intere regioni abitate solo da adolescenti e anziani. 1.342.276 ucraini lavorano nella Federazione Russa, dove non c'è bisogno del visto per i primi 90 giorni, e altri and 600.000 sono in Italia, di cui soltanto 153.000 sono regolarizzati. Le rimesse degli immigrati rappresentano il 25% del PIL ucraino, di cui il 9% provengono dalla Russia e il 6,5% dall'Italia. La “Rivoluzione Nazionale” è diretta contro l'imperialismo russo, ma i legami tra i due paesi sono forti così come quelli che si stanno sviluppando con l'Unione Europea.
L'Ucrania è sulla via della balcanizzazione? Leggendo l’articolo di Orlando Figes sembrerebbe che una presunta “intrinseca fragilità identitaria” sia alla base dei problemi. Lo storico britannico ha proposto la possibilità di un referendum per dividere l’Ucraina in due Stati diversi, uno più vicino alla Russia e l’altro all'occidente, come nel caso della divisione della Cecoslovacchia (href=http://www.foreignaffairs.com/articles/140560/orlando-figes/is-there-one-ukraine
La realtà è piuttosto un’altra. Le proteste hanno riguardato anche le regioni orientali del paese, e le regioni transcarpatiche dell’ovest non sono proprio entusiaste rispetto all’Euromaidan. Il mito di una frattura tra l’est e l’ovest del paese è molto comune nei mass media occidentali, e fa comodo a tutti: ai fascisti di Leopoli, agli interessi russi e anche a Yanukovich. Sarebbe tuttavia un gesto criminale e reazionario, che produrrebbe un crollo del tenore di vita delle masse.

Una guerra civile è davvero possibile? I marxisti delineano prospettive, non leggono il futuro. La crisi economica in Ucraina può deteriorarsi, seguendo la traiettoria negativa di Russia ed Ue. Se conosciamo già la situazione dell’Ue, diamo un occhiata alla situazione economica della Russia. L’ultimo trimestre del 2013 e il primo mese del 2014 hanno visto la caduta del rublo. Il tasso di cambio tra il rublo e l’euro e tra il rublo e il dollaro sta raggiungendo nuovi records. Fino al giugno del 2013 il tasso era stabile (40 rubli per un euro, 31 rubli per un dollaro), oggi ci vogliono 48 rubli per un euro e 35 rubli per un dollaro, con una svalutazione del circa 8%. I cittadini russi hanno perso circa il 20-30% del loro potere d’acquisto, con conseguenze difficili da prevedere oggi ma che sono direttamente legate alle riforme neoliberali dettate dal Wto e portate avanti dal governo russo.
Il prestito di Vladimir Putin all’Ucraina, di circa 15 miliardi di dollari, è veramente notevole e potrebbe portare a ripercussioni all’interno della Russia, dove procedono i processi di privatizzazione. Sanità, istruzione, diritti dei lavoratori sono costantemente sotto attacco da parte del regime dell’“antimperialista” Putin, che sta smantellando uno dopo l’altro ogni ricordo dell’Urss. Un giornalista vicino al Cremlino, il tristemente famoso Mikhail Leontev, fan del generale Kornilov e di Pinochet, rivendica la divisione dell’Ucraina, sostenendo che “non è uno stato” Il sostegno russo a Yanukovich ha come contraltare l’aiuto americano all’opposizione, come dimostra la presenza del senatore Mc Cain a Maidan. A Kiev si sono recati anche rappresentanti dell’Ue che hanno protestato contro gli abusi della polizia.
L’ipocrisia della borghesia occidentale non finisce mai di stupire. Stavano cercando di arrivare a un accordo con Yanukovich e il primo ministro Azarov all’epoca in cui il governo ucraino non voleva sottoscrivere il trattato di Partenariato con Mosca, ed oggi simpatizzano con le proteste. Ma i leader dell’Unione europea sono veramente disposti a rompere con il Cremlino e la Gazprom? La dipendenza della Germania dalle materie prime della Russia è significativa. E perché questi “campioni della democrazia" non sono disposti a concedere il visto per l’Occidente a tutti gli ucraini che ne facciano richiesta? I capitalisti europei vorrebbero avere il gas russo e i mercati ucraini, il petrolio russo e i lavoratori ucraini, mentre la Russia a sua volta vorrebbe prendere controllo dell’Ucraina. In Ucraina le potenze imperialiste stanno giocando una partita di un campionato molto più vasto. L’amministrazione Obama ha dichiarato piuttosto chiaramente che i suoi interessi strategici si sono spostati in altre parti del globo e hanno relegato a un ruolo secondario il programma di difesa missilistica che Bush voleva costruire nell’Europa dell’Est. Allo stesso tempo la Pussia di Putin vuole essere maggiormente protagonista, cercando di avvantaggiarsi dal declino dell’influenza degli Usa e dalla divisione delle potenze dell’Europa occidentale.
In questa partita, non c’è nessuno per cui tifare.
Ricordiamoci che il Partito delle regioni di Yanukovich era già pronto a firmare un accordo di partenariato con l’Ue solo qualche mese fa. È il rappresentante degli oligarchi delle regioni orientali. proprietari delle miniere del Donbass. Yanukovich è alla ricerca del miglior offerente ed al momento l’Ue ha ben poco da offrire.
Allo stesso tempo, quando i leader “filo occidentali" sono saliti al potere dopo il 2004, la politica economica condotta da questi ultimi non ha differito eccessivamente da quella del Partito delle regioni. Non ci sono questioni di principio in gioco, solo interessi differenti: ecco perché un compromesso tra Yanukovich e i dirigenti più ragionevoli dell’opposizione è ancora possibile, che lascerebbe gli elementi più reazionari ed estremisti a congelare nelle piazze. Tuttavia, sarà un compromesso molto debole dato che l’Ucraina continuerà ad essere un campo di battaglia dove varie potenze si scontrano fra di loro.
É sorprendente come alcuni a sinistra, e in modo speciale qualche setta stalinista, sia pronto a “sostenere” il cremlino nel caso di una “invasione” dell’Ucraina. Uno scenario francamente fantapolitico. Rappresenta l’altra faccia della medaglia della sinistra “democratica” che sta dalla parte dei “ragazzi” di Euromaidan, chiudendo un occhio sui simboli fascisti e le azioni squadriste. L’assenza di qualsiasi analisi di classe è il loro tratto principale. Fanno il tifo come in una partita di calcio e vedono in Putin un “comunista" (nel caso degli stalinisti) oppure difendono i valori della “democrazia” europea, quella stessa Europa dela Troika e dell’austerità permanente (nel caso di alcuni sedicenti trotskisti).

E ora? Per un’autentica alternativa di classe in una Ucraina libera e socialista

C’è un assenza importante negli avvenimenti ucraini: la classe operaia come forza indipendente. I lavoratori sono assenti nei discorsi di Yanukovich e dei suoi, come lo sono in quelli di Klitschko, di Yatsenyuk (leader di “Madrepatria”, il partito della Timoshenko) o di Tyagnibok (leader di “Svoboda”). Non avviene per una banale distrazione: i lavoratori sono costretti in un perenne stato di povertà e di indigenza con l’unica prospettiva dell’emigrazione in un altro paese. I salari sono in caduta libera e la crisi industriale si sta espandendo alle regioni orientali. L’agricoltura è praticamente distrutta nelle province della Galizia e della Volinia e se un accordo con la Ue potrebbe distruggere il mercato interno, con le merci tedesche e polacche che lo dominerebbero facilmente, l’Unione doganale promuoverebbe invece i prodotti russi.
Le masse hanno già fatto esperienza dei disastri legati ai legami economici e commerciali con la Russia capitalista. Un'Ucraina all'interno dell'Unione europea sarebbe un'eguale sciagura per le masse, come dimostra chiaramente l'esperienza di Romania, Polonia e di altri paesi di quello che fu il blocco sovietico.
Data la mancanza di un'alternativa di classe all'interno dell'Ucraina, la classe operaia e la gioventù saranno costrette ad imparare qual è la vera natura dei dirigenti reazionari dell'opposizione solo attraverso l'esperienza, che sarà dunque amara e dolorosa.
Questa è una lotta per la sopravvivenza della classe operaia ucraina, condotta alla fame dalle bande criminale al potere in tutti questi anni. La cosiddetta “Rivoluzione nazionale”porterebbe a un regime spietato, data che l’opposizione alle “leggi dittatoriali” del governo non significa la conversione dei fascisti e dei nazionalisti alla democrazia. I vertici del Pc ucraino, coinvolti nelle nefandezze di Yanukovich, hanno recato un danno a tutta la classe lavoratrice, che deve costruire una propria alternativa.

- Difendere i Sindacati liberi dagli attacchi di fascisti e polizia
- No all’Unione europea, no all’unione doganale con la Russia! Per la nazionalizzazione delle principali aziende del paese sotto il controllo operaio.
- Per la difesa della libertà di parola, di assemblea e dei diritti democratici! Per l’organizzazione dell’autodifesa contro le forze reazionarie
- Per un’alternativa di classe! Per un’Ucraina libera e socialista in un mondo libero e socialista!

Ivan Veselov e Roberto Sarti - FalceMartello

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