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Eric Hobsbawm

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(11 Ottobre 2012) Enzo Apicella

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    I compagni e il Prc di Roma ricordano Sante Moretti

    (21 Febbraio 2014)

    santemor

    C’era la famiglia, i compagni, c’eravamo in tanti, ma era come se ci fossimo tutti, compresi quelli che non sono potuti venire, ieri sera in Via Dancalia 9 alla commemorazione del compagno Sante Moretti, che ci ha lasciati pochi giorni fa. Era come se ci avesse convocati Sante stesso, come faceva lui chiamandoci per telefono uno per uno, ed eravamo lì tutti puntuali, anzi in anticipo, e non accade spesso, eccezion fatta per il segretario Paolo Ferrero che, invitato ad una trasmissione televisiva (ed anche questo non accade spesso), è arrivato con qualche minuto di ritardo: ”Scusate il mio ritardo, ma sono sicuro che Sante mi avrebbe detto di andarci”, ed è proprio cosi, Sante non badava molto alle formalità, per lui l’importante era il risultato, prima di tutto veniva la causa della collettività.

    In quei minuti primi di iniziare eravamo li un po’ spaesati, ci cercavamo con gli occhi senza sapere cosa dire, forse inconsciamente speravamo di incontrare quello sguardo che tante volte ci ha accolto in quel luogo: “In Sante la caratteristica prevalente era l’umanità, per cui nessuno si sentiva respinto da lui. Pensarlo come un buon amministratore, un buon economo è riduttivo, Sante era innanzi tutto un costruttore di Partito” dirà più tardi Raul Mordenti che in conclusione del suo intervento proporrà che sia intitolata una strada “A Sante Moretti - Antifascista” , e un giorno qualcuno giurerà che c’era pure Sante quel 20 Febbraio del 2014, tanto era vivo ieri sera il suo ricordo tra di noi.

    In molti si sono avvicendati al microfono per ricordarlo e molti avrebbero voluto farlo e non l’hanno fatto perché non è facile in certi casi trovare le parole adatte senza cadere nella retorica, una retorica che a Sante sicuramente non sarebbe piaciuta, come ha giustamente detto Vito Meloni invitando tutti a leggere i numerosi messaggi in ricordo di Sante appesi sulla bacheca all’ingresso. Così come non gli sarebbe piaciuto il rituale minuto di silenzio e allora in quel tempo si è preferito fare un lungo e caloroso applauso al compagno che ci ha lasciato.

    Il primo a parlare è stato il neoeletto segretario della Federazione romana del PRC Claudio Ursella, visibilmente commosso: “Prima di conoscere Sante io non conoscevo il PCI, l’ho conosciuto grazie ai suoi racconti, con lui ho trascorso molti momenti, spesso trovandomi anche in disaccordo - ha detto -. Voglio ricordarne uno in particolare, quando stavamo organizzando la festa a piazza Mastai (la festa romana di Liberazione, ndr), c’erano molti barboni, ubriachi e immigrati che abitavano in quella piazza, con Sante un giorno abbiamo fatto da mangiare, stappato un po’ di bottiglie e pranzato con loro. E Sante era felice, rideva, ecco così voglio ricordarlo”. Poi Neda ha letto un testo che Sante ha scritto il 5 settembre del 2012 “perché lui era uno che scriveva tutto”, un testo pertinente a ciò che è successo in questi giorni: le scritte infamanti contro Sante apparse, per mano di un gruppo di neofascisti, sul municipio, sulla chiesa e persino sulla serranda dell’Associazione Articolo 3; le stesse scritte che comparvero per la prima volta negli anni ’70, gli anni in cui Sante era ritenuto dai fascisti responsabile della morte del fascista Francesco Cecchin e per questo condannato a morte dei NAR (l'organizzazione terroristica di ispirazione neofascista) e costretto ad abbandonare l’attività politica che riprenderà con il PRC.

    “Le scritte infami contro Sante sono offese per Roma medaglia d’oro della Resistenza” dirà Ernesto Nassi presidente dell'Associazione nazionale dei partigiani di Roma e Provincia.

    A conclusione della lettura della lettera Neda ha il municipio II, nella persona dell’assessore alle politiche sociali (unico rappresentante del municipio presente in sala), a contrastare le numerose iniziative neofasciste, cominciando con il rimuovere la scritta “paolo vive” meta di molte cerimonie fasciste spesso finanziate dalle stesse istituzioni.

    Tra i primi interventi quello di Fausto Bertinotti, amico di Sante dai tempi del sindacato, dai tempi dell’INCA: “Seppur appartenenti a due diversi modi di pensare - dice - tra noi c’è stata sempre lealtà, in particolare ammiravo in Sante la sua capacità di creare spazi dove fare politica anche nelle situazioni più complicate”.

    Giuseppe Carroccia ha ricordato quanto importante è stato il lavoro e il contributo di Sante sul tema delle pensioni e di quanto difficile sia stato essere per quarant’anni un perseguitato politico; Luca Fontana ha ricordato un episodio risalente all’11 settembre 2001: “eravamo alla festa a Castel Sant’Angelo, arriva una telefonata a Sante (credo di un dirigente) che gli dice di chiudere la festa e lo sento che si incazza: <> e la festa alla fine rimane aperta. Mi ha insegnato ad oppormi alle decisioni che ritengo sbagliate anche se arrivano da un dirigente”.

    Bianca Bracci Torsi, una delle fondatrici insieme a Sante del PRC, ha parlato delle lotte che hanno fatto insieme, sia negli anni di cui si parlava nella lettera letta da Neda, gli anni ’70 in cui si sono conosciuti, che in tempi più recenti, e di come sopravviva il lavoro politico che Sante ha fatto nel quartiere nonostante le tante difficoltà, “ci sono ancora molti giovani di sinistra in questo quartiere, questi giovani è come se fossero nipoti di Sante […] mi mancherà non ricevere le sue telefonate”.

    L’ultimo a parlare è stato Paolo Ferrero: “Sante tutta la vita è stato bersaglio dei fascisti e nonostante questo ha tenuto per 40 anni, questo è coraggio! Prima di tutto era un dirigente del movimento operaio e per questo un dirigente di partito. Era uno che sapeva fare i conti per essere più preparato del suo avversario politico, ci ha insegnato che si può essere un dirigente senza la necessità di fare carriera, che la tua battaglia è importante e bisogna farla non perché sia riconosciuta dagli altri, e questa è la vera autonomia dei comunisti” e poi a nome del partito ha preso l’impegno di un lavoro finalizzato a conservare la memoria della vita, dell’attività, delle lotte del compagno Sante Moretti, una memoria che possa contribuire a spezzare il vero totalitarismo del neoliberismo quello sull’immaginario, “perché ciò che manca non è solo l’esempio ma l’idea di quello che si può”.

    Chi scrive ha frequentato più assiduamente Sante nel periodo della famosa festa di Liberazione in piazza Mastai. Lui pensionato e io disoccupato passammo due giorni interi ad occupare quella piazza, senza un permesso, senza sapere come sarebbe andata, camminavamo in lungo e in largo e ci guardavamo intorno come se dovessimo far atterrare un astronave lì in mezzo a Trastevere, mi raccontò tante cose, ma soprattutto inventammo tante storie e tante soluzioni per poter realizzare quello che allora sembrava impossibile, e alla fine ci riuscimmo; Sante era anche questo: la capacità di saper immaginare e la determinazione della perseveranza.

    carlo d'andreis - controlacrisi

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