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(6 Maggio 2014)

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Chuck Hagel

Men­tre nella cam­pa­gna elet­to­rale ferve il dibat­tito tra soste­ni­tori e oppo­si­tori dell’Unione euro­pea, pochi si accor­gono che il futuro dell’Europa dipende più da Washing­ton che da Bru­xel­les. L’amministrazione Obama ha già varato il suo pro­gramma per l’Europa, le cui linee sono espo­ste dal segre­ta­rio alla Difesa, Chuck Hagel. Di fronte all’azione della Rus­sia in Ucraina — egli esor­di­sce — gli attuali mem­bri della Nato devono dimo­strare che sono impe­gnati nell’Alleanza come lo erano i suoi fon­da­tori 65 anni fa. Il primo modo per raf­for­zarla è accre­scere la spesa mili­tare. Con la fine della guerra fredda — rileva Hagel — si è dif­fusa tra gli alleati euro­pei la sen­sa­zione che fosse finita la loro insi­cu­rezza, dovuta alla poli­tica aggres­siva di alcuni stati (leggi l’Urss e i suoi alleati): un mito infranto dall’azione della Rus­sia in Ucraina. Ciò ha pro­vo­cato una cre­scente spro­por­zione tra la spesa mili­tare degli Usa e quella degli alleati. Oggi gli Usa, nono­stante abbiano un pil infe­riore a quello com­ples­sivo dei loro 27 alleati, spen­dono tre volte di più per il mili­tare. Per cor­reg­gere tale squi­li­brio, è stata con­vo­cata una riu­nione Nato alla quale par­te­ci­pe­ranno non solo i mini­stri della difesa ma anche quelli delle finanze: l’aumento della spesa mili­tare deve infatti dive­nire una prio­rità per tutti i governi dell’Alleanza. Essi si sono impe­gnati nel 2006 a desti­nare al bilan­cio della difesa come minimo il 2% del loro pil, ma finora, oltre agli Usa, lo hanno fatto solo Gran Bre­ta­gna, Gre­cia ed Esto­nia. Non basta però aumen­tare la spesa mili­tare Nato (oggi supe­riore ai 1000 miliardi di dol­lati annui, pari al 60% di quella mon­diale): occorre sta­bi­lire come meglio inve­stirla. A tale scopo si terrà tra qual­che mese in Gran Bre­ta­gna un ver­tice Nato per ristrut­tu­rare le forze dell’Alleanza, che devono essere pre­pa­rate ad affron­tare ogni tipo di con­flitto (com­preso quello nucleare) con­tro gli avver­sari più sofi­sti­cati. A breve ter­mine — sot­to­li­nea Hagel — la Nato ha rispo­sto alle azioni russe con riso­lu­tezza, ma dob­biamo aspet­tarci che la Rus­sia voglia met­tere alla prova il nostro impe­gno a lungo ter­mine. L’alleanza tran­sa­tlan­tica deve quindi raf­for­zarsi non solo sul piano mili­tare. L’Europa deve ridurre, di oltre il 25% entro il decen­nio, le impor­ta­zioni di gas russo, che saranno sosti­tuite con gas natu­rale lique­fatto for­nito dagli Stati uniti. Deve essere allo stesso tempo rea­liz­zata la Part­ner­ship tran­sa­tlan­tica per il com­mer­cio e gli inve­sti­menti. Occorre inol­tre tenere pre­sente che le minacce all’Alleanza non si limi­tano all’Europa: emer­gono nuove minacce (l’allusione alla Cina è evi­dente), tanto che sem­pre meno zone nel mondo sono da con­si­de­rarsi fuori area per la Nato. Essa deve aiu­tare nazioni di tutto il mondo — dall’Africa al Golfo per­sico e all’Asia sudo­rien­tale — a rea­liz­zare un sistema di sicu­rezza collettiva.

Il piano di Washing­ton è dun­que chiaro: dopo aver pro­vo­cato con l’estensione della Nato a est e il putsch di Kiev un nuovo clima da guerra fredda, cerca di trarne van­tag­gio per raf­for­zare l’influenza mili­tare ed eco­no­mica Usa in Europa e per coin­vol­gere gli alleati euro­pei su altri fronti che si stanno aprendo nella regione Asia/Pacifico. Discu­tere di Europa al di fuori di tale con­te­sto diventa un puro eser­ci­zio acca­de­mico. Soprat­tutto in un paese come l’Italia, gover­nata da yes-men pronti a obbe­dire agli ordini di Washing­ton. Affian­cati da yes-women, come la neo­mi­ni­stra Pinotti che si dice pronta a inviare truppe in Ucraina e sot­to­li­nea la neces­sità di avere armi sofi­sti­cate per difen­dersi. Sarà per que­sto insi­gnita da Hagel con la meda­glia d’onore.

Manlio Dinucci, Il Manifesto

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