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La sorte di Kobane e l’ipocrisia delle grandi potenze

(15 Ottobre 2014)

Editoriale dei bollettini di fabbrica pubblicati dalla Frazione « L'Etincelle » 13 ottobre 2014

kobane

Assediata da circa un mese, questo 13 ottobre, la città curda di Kobane minaccia di cadere da un momento all’altro nelle mani dello « stato islamico ». In ogni caso, è già divenuta il simbolo dell’ipocrisia delle grandi potenze, falsamente unite per salvare la popolazione di Siria e Iraq dalla barbarie dello « stato islamico ».

Il governo turco complice…

La Turchia, membro della coalizione, riprende oggi il discorso, spiegando che i bombardamenti aerei non basteranno a vincere lo « stato islamico ». Cinicamente si dice disposta ad inviare truppe di terra... se anche gli altri stati della coalizione acconsentono, sapendo che non è proprio il caso.
Soltanto i combattenti di Kobane cercano di resistere. Ma si trovano di fronte un armamento potente, soprattutto americano, ricuperato dallo « stato islamico » in Iraq. Lo stato turco ha ammassato blindati e artiglieria lungo la sua frontiera, ma non per venire in aiuto dei militanti curdi. Al contrario, per impedire, per quanto possibile, il passaggio della frontiera ai rifugiati che fuggono all’avanzata dello « stato islamico ». Gli è che i dirigenti turchi, non volendo soddisfare le rivendicazioni della propria minoranza curda, non sarebbero scontenti dell’annientamento dei curdi di Siria, sia pure da parte dello “stato islamico”.

… proprio come quelli di Stati Uniti e Francia

Gli Stati Uniti non sono andati oltre qualche bombardamento simbolico per salvare i loro calcoli infami e i futuri rovesciamenti di alleanze nella regione. In questa danza degli ipocriti, la Francia non è da meno: sostiene l’idea del governo turco di instaurare una “zona di sicurezza” alla sua frontiera con la Siria...e ciò non sarebbe altro che una messa sotto tutela d’una parte del Kurdistan siriano.
Di fronte al cinismo della coalizione, la settimana scorsa, hanno avuto luogo in molti paesi manifestazioni di sostegno ai curdi. Anche in Turchia nelle regioni a maggioranza curda, ma pure a Istanbul e Ankara, che hanno riunito manifestanti d’origine curda e non. Là, le forze di repressione non sono rimaste con le armi al piede : secondo il ministero degli interni turco il bilancio raggiungeva venerdì 31 morti e 360 feriti.

Non c’è decisamente nulla da aspettarsi dalle grandi potenze e dai loro alleati

I bombardamenti aerei della coalizione, e lasciar morire Kobane, sono altrettanti episodi di un intervento che, dalle guerre aperte alle manovre politiche, non è mai cessato da decenni. E dalle « primavere arabe » del 2011, tutti hanno un’ossessione : impedire alle popolazioni di liberarsi dal giogo politico e sociale che le schiaccia, a costo di favorire le forze più reazionarie, pronte a soffocare ogni fremito rivoluzionario in sanguinose guerre civili, come il Libia ieri, in Siria oggi. .
I popoli del Medio Oriente si trovano così presi nella tenaglia tra le grandi potenze che cercano di controllare la regione, i regimi locali pronti, come la maggioranza degli oppositori, a vendere il loro sostegno a una di queste potenze, a gruppi come lo « stato islamico”, che approfittano del caos diffuso e della disperazione suscitata dall’oppressione e dalla miseria per prosperare...prima di diventare forse un interlocutore regionale con cui le grandi potenze giudicheranno utile venire a patti.
In questo, tuttavia, non c’è alcuna fatalità. Le differenze culturali, linguistiche, religiose non ostacolano la coabitazione dei popoli, se non in quanto sono strumentalizzate a loro profitto dai possidenti, o da quelli che aspirano a diventarlo. Dalla parte opposta, gli sfruttati della regione, hanno al contrario gli stessi interessi da difendere. Come al tempo delle rivoluzioni arabe del 2011, come potrebbe oggi la classe operaia di Turchia, di cui la minoranza curda fa pienamente parte.

Traduzione di Michele Basso

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