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ANPI Viterbo: il nostro 25 aprile

(5 Aprile 2015)

Spesso, nella sinistra alternativa e di classe, ci si arrovella attorno alla data del 25 aprile, ponendosi problemi relativi al carattere da dargli, alla partecipazione o meno alle celebrazioni ufficiali. Nodi delicati, cui non sempre si è in grado di dare una risposta adeguata. Per questo, ci pare interessante il contenuto di questa conversazione con Silvio Antonini, Presidente del Comitato provinciale dell’Anpi di Viterbo in cui, sulla base di un’originale attività locale, segnata da un lodevole sforzo contro il revisionismo storico, si esprimono indicazioni non prive di valenza generale.

pietrobenedetti

Pietro Benedetti in "Drug Gojko"

Per cominciare, ci potresti parlare dell’Anpi di Viterbo: come si struttura, chi la compone?
L’Anpi è strutturata gerarchicamente in Comitato nazionale, comitati provinciali e sezioni, territoriali oppure interne a luoghi di lavoro e di studio. Recentemente sono stati riavviati i coordinamenti regionali, con funzione di collaborazione e raccordo. A Viterbo abbiamo ereditato dai partigiani solo il Comitato provinciale (Cp). In anni recenti si sono formate due sezioni, a Montefiascone e Nepi, competenti per i rispettivi circondari, per cui non esiste una sezione di Viterbo: una mancanza cui bisognerà ovviare. L’organismo dirigente del Cp andrà ridefinito al Congresso da tenersi a ridosso di quello nazionale, previsto per l’anno prossimo. A comporre il corpo dei tesserati, venendo a mancare i combattenti partigiani, sono persone in genere attive sul territorio a livello politico, sindacale e sociale, interessate a che si mantenga vivo anche il ricordo e il patrimonio della Lotta resistenziale.

In termini generali, che tipo di attività svolgete?
Cerchiamo, di norma, di non invadere i campi spettanti ad altre organizzazioni, quindi teniamo il punto fermo sulla salvaguardia della memoria storica. Svolgiamo, in media, una ventina di iniziative pubbliche l’anno, tra incontri con gli studenti, mostre, presentazioni di libri, proiezioni e teatro, da soli o in collaborazione con altri organismi ed enti locali. In questi anni, grazie alla regia del nostro Vicepresidente, Giuliano Calisti, abbiamo prodotto ben otto documentari audiovisivi con interviste a partigiani, testimoni e storici, riguardanti il Viterbese come la Germania e la Jugoslavia. Nella scia di questa attività va inserito lo spettacolo teatrale Drug Gojko, di e con Pietro Benedetti, su Nello Marignoli, Partigiano viterbese combattente in Jugoslavia, venuto a mancare l’anno scorso, con decine e decine di repliche e migliaia di spettatori.

In effetti, negli anni passati, siete stati fortemente impegnati nel contrasto alle letture parziali e deformanti relative alla vicende che hanno interessato il Confine orientale nella Seconda guerra mondiale...
Un’attività che svolgiamo ancora. A determinarla è stato soprattutto il retroterra politico di Viterbo. Negli anni Novanta, con l’avvento della Seconda repubblica, Alleanza nazionale, grazie a un microclientelismo missino sedimentatosi per decenni, ha toccato qui le più alte percentuali del Paese. Gli amministratori di destra, non appena saliti al potere, hanno iniziato ad insistere sulla materia foibe nemmeno fossimo in Istria, con il consenso delle “opposizioni”. Da parte nostra abbiamo così preso a ricercare su quanto da costoro veniva sostenuto e deliberato, compito naturale per un‘associazione di partigiani, laddove questi sono descritti come feroci sanguinari. Nel 2001, è stato inaugurato un cippo intestato a Carlo Celestini, come concittadino infoibato con la sola colpa di essere italiano. Abbiamo scoperto, per il vero senza neanche troppi sforzi, che si trattava di un volontario fascista disperso nella Croazia orientale a seguito dell’8 Settembre, senza altre notizie. Abbiamo smosso il vespaio, e questa ricerca, così come altre prese di posizione, ci ha causato calunnie sulla stampa, scritte intimidatorie fuori la nostra sede e un’aggressione durante un’iniziativa pubblica sull’argomento, nel marzo 2011.

Oggi, però, grazie allo sforzo vostro e di altri, l’opposizione all’operazione foibe, pur rimanendo minoritaria, non sembra più un affare riguardante esigui gruppi di attivisti...
Questa osservazione cade in un momento per certi versi storico in ambito Anpi. Con una netta presa di posizione nazionale, superando le ritrosie del passato, si è chiesta la revoca dell’onorificenza a Paride Mori, reclamando che si faccia altrettanto per gli altri riconoscimenti assegnati tutti, guarda caso, nel Giorno del ricordo. L’operazione foibe è consistita in questo: far figurare tutti i militari e poliziotti italiani morti nei Balcani dopo l’Armistizio come civili innocenti infoibati in Istria. Con questi criteri sono stati redatti gli albi dei caduti e così si è giunti all’istituzione del Giorno del ricordo. Ricordiamo, a tal proposito, che l’Italia è l’unico paese europeo ad aver fatto assurgere ad evento luttuoso l’anniversario d’un trattato di pace (Parigi, 10 febbraio 1947: l‘infausto diktat per l‘Msi), a seguito, vieppiù, di un’aggressione a danno di popolazioni inermi. Con il Giorno del ricordo si è accolta una vulgata propagandistica e la si è promossa a verità istituzionale sulla fiducia. Nel precedente Congresso nazionale Anpi, da Viterbo abbiamo infatti avanzato l’istanza che il Giorno del ricordo fosse dedicato all’Amicizia tra il popolo italiano e quelli balcanici.

Continuando il confronto con le riletture storiche tipiche degli ultimi anni: vi sono organi di stampa che non solo valorizzano - legittimamente - il contributo dei militari alla lotta contro il nazi-fascismo ma lo interpretano come in antitesi a quello delle formazioni partigiane più radicali. Cosa pensi di questa tendenza?
In merito ai militari e ai carabinieri c’è molta ignoranza. Quando si dice che la Resistenza non fu solo dei comunisti si cita a sproposito la loro presenza, sottintendendo che gli uomini in divisa fossero automaticamente destrorsi e non avessero una coscienza. È vero che i carabinieri sono stati per decenni la gendarmeria dei poteri costituiti, in funzione soprattutto antioperaia e anticontadina, ma gli orrori della guerra nazifascista incideranno anche su di loro al momento delle scelte. E proprio la vicenda dei Balcani è emblematica, con la partecipazione di diverse centinaia di carabinieri alla Resistenza, al fianco dell’Alleato jugoslavo. Uno di loro, Mario Patrizi di Vitorchiano, caduto, è una nostra Medaglia d’argento. D’oro è invece la Medaglia di Angelo Ioppi, Brigadiere viterbese, della banda di carabinieri Filippo Caruso in Roma, detenuto in via Tasso, tra indicibili torture, scampato alla deportazione per l’arrivo degli Alleati. Una celebre foto lo ritrae all’uscita dal carcere, sorretto ambo le parti perché impossibilitato a camminare. Scrisse immediatamente le sue vicende, Non ho parlato, in cui non mancano considerazioni politiche e tributi alla Resistenza comunista a Roma, nella fattispecie al gruppo Armata rossa del viterbese Celestino Avico, e nel resto d’Europa.
Sempre per la Jugoslavia giova citare una canzone della Resistenza che fa: "Drugarica! Vidi vidi kako Bredom pjeva Ricci!" (“Compagna! Guarda, guarda come canta Ricci con la Breda!”). Narra d’un episodio eroico che ha visto protagonista il carabiniere Mazzino Ricci, caduto, e che ci ha reso Rosario Bentivegna in un’intervista a seguito della quale ci ha contattato il figlio di Ricci che sta facendo ricerche sulla figura paterna.

Alla luce delle spinte revisioniste/rovesciste sin qui descritte, che carattere dovrebbero avere secondo voi le iniziative per il 25 Aprile?

Queste spinte hanno, giocoforza, condizionato anche le celebrazioni ufficiali del 25 Aprile, soprattutto nei discorsi degli amministratori che, a sentirli parlare, resta difficile capire di quale ricorrenza si tratti. A Viterbo, in una riunione preparatoria in Prefettura di qualche anno fa, ho constatato che nessuno di questi, centrodestra e centrosinistra, sapeva che in quel giorno si ricorda il proclama insurrezionale dell’Alta Italia e non tutti i morti, peculiarità invece del 2 Novembre. Nei nostri interventi ribadiamo le posizioni qui esplicate, suscitando perlopiù sconcerto nei politici locali di ogni schieramento, tra chi vorrebbe il 25 abolito e chi rimpiange il vecchietto partigiano tutto intento a raccontare i propri trascorsi, possibilmente con toni macchiettistici, e stop.
Da par nostro, il tipo di carattere che vorremmo imprimere al 25 è quello che già, in un certo senso, gli diamo noi. Ci battiamo affinché le celebrazioni istituzionali si tengano comunque correttamente e dignitosamente. Sapeste le lotte per far posticipare l’inizio del corteo cittadino d’una mezzora, quando enti locali, militari e Prefettura lo anticipavano ogni anno sempre più per disincentivare la partecipazione e chiudere quanto prima le cerimonie. Non mancano, anche al nostro interno, spinte velleitarie che vorrebbero farci abbandonare i tavoli e disertare le manifestazioni ufficiali: un gran bel regalo alla controparte che avrebbe campo libero.

In concreto, come state preparando la scadenza a Viterbo?
Siamo già nel vivo dei lavori. Il 25 s’inserisce in un contesto più ampio di iniziative che teniamo per tutto il mese, elencate in Resist, la rassegna coordinata dall’Arci, nata a Viterbo dieci anni fa e ora adottata a livello nazionale. In merito alle nostre proposte, oltre a qualche incontro nelle scuole, partiamo il 17, quando al Cosmonauta ci sarà lo spettacolo Restiamo umani della Compagnia Ultimo Teatro, sulla figura di Vittorio Arrigoni. Domenica 19, a Carbognano, su iniziativa della Compagnia del luppolo, parteciperemo al pranzo di sottoscrizione alla Carovana antifascista per gli aiuti al Donbass. Il giorno dopo, a Capranica, presso il Circolo Arci Claudio Zilleri, presenteremo il libro di Francesco Trento sulla Volante rossa, La Guerra non era finita. Il 24 sarà un vero e proprio tour de force. La mattina saremo a Bolsena con una replica di Drug Gojko. Il pomeriggio, a Celleno, avremo la proiezione dei due nostri documentari Pokret!, sui partigiani italiani in Jugoslavia, e I Volontari dei lager, sugli internati militari italiani nei campi di prigionia nazisti. Due titoli, tra l’altro, attinenti al tenore delle domande qui formulatemi. La sera, anche a Viterbo, dovremmo, perché il programma non è ancora definito, prender parte all’iniziativa nazionale Liberi anche di cantare, in vista della mezzanotte, con i collegamenti attraverso Radio popolare. Il giorno dopo prenderemo parte alle celebrazioni mattutine, a Viterbo, Montefiascone e Nepi, e poi consumeremo il Pranzo sociale al Cosmonauta. Il 2 maggio, chiuderemo con il concerto, sempre al Cosmonauta, di Pino Masi, la voce dei brani più militanti nel repertorio folk italiano anni Settanta, di cui si è tornati finalmente a parlare, soprattutto grazie al film I Primi della lista di Roan Johnson (2011), basato su un fatto curioso che vide il cantante protagonista nel 1970.
Invito a consultare, comunque, tutto il programma di Resist che sarà disponibile a breve, con altre iniziative di assoluto interesse.

A cura de Il Pane e le rose - Collettivo redazionale di Roma

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