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(28 Dicembre 2011) Enzo Apicella

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Si può dire «No»

(9 Luglio 2015)

Traduzione a cura di Michele Basso

Bisognava sentirli, i dirigenti dell’Unione Europea e del Fondo monetario internazionale (FMI), promettere le fiamme dell’inferno alla popolazione greca se aveva l’audacia di rifiutare le misure che volevano imporle. Bene, questo non è bastato. Il 61 % degli elettori greci ha votato « No » al referendum basato sull’accettazione di queste misure.

Aumento dell’età pensionabile, riduzione o congelamento delle pensioni di vecchiaia, innalzamento dell’IVA, facilitazione dei licenziamenti, riduzione dei sussidi sociali, riduzione dei salari nel settore pubblico, privatizzazioni, ecc. Queste misure hanno un solo bersaglio : i lavoratori e le classi popolari della Grecia, che sono già considerevolmente impoveriti in questi ultimi anni, e ai quali si chiede di impoverirsi ancora . A questi strati sociali, e non ai borghesi greci, si chiede di abbassare la testa accettando di farsi ancora una volta spogliare.

Questa volta il ricatto non ha funzionato. Si può soltanto gioire al vedere i funesti progetti dei dirigenti di questo mondo ostacolati...almeno per il momento
.



Io sono un lavoratore greco


Da qualche settimana, i politici francesi di sinistra e di destra, aiutati in ciò dai principali media, si sforzano di metterci nella pelle di un creditore dello stato greco. Hanno pure tentato di farci credere che i greci dovevano soldi ad ogni contribuente francese. Quando, in realtà, lo stato francese si è arricchito col debito greco. Gli stessi applaudivano quando il governo ci ha rovistato nelle tasche, questa volta realmente, per offrire 40 miliardi di euro al padronato francese.

Ma noi che abbiamo di comune con questi creditori ? Che abbiamo in comune con una Christine Lagarde, direttrice del FMI, pronta a punire la popolazione greca cominciando dai più poveri, perché lo stato non ha potuto rimborsare 1,5 miliardi di euro che doveva al FMI? La stessa era meno tirchia, allorché si trattava, quando era ministra francese delle Finanze, di fare un regalo fiscale di 1,7 miliardi di euro alla Société générale al momento dell’affaire Kerviel. E’ questa persona, posta sotto esame per « negligenza » per aver fatto perdere allo stato 400 milioni di euro nell’affaire Tapie, che viene a fare la morale alla popolazione greca! Cosa abbiamo in comune con un Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, che esige dalla Grecia un budget eccedentario, quando lui stesso, essendo alla testa del governo del Lussemburgo, organizzava l’evasione fiscale verso il suo paese? Che abbiamo in comune con Hollande e la Merkel, pronti a sommergere nell’acqua la testa degli strati popolari greci per soddisfare l’appetito di qualche avvoltoio, si tratti di banche, di istituzioni finanziarie internazionali o di stati, francese e tedesco in primo luogo?

La popolazione greca non è responsabile di questo debito. Lo stesso stato greco, se non è dalla parte della sua popolazione, è molto più debole degli stati con cui negozia. Ora, come nella rimanente società capitalista, la relazione tra creditore e debitore è retta soprattutto da una norma : la legge del più forte.

Come i lavoratori della Grecia, noi subiamo qui i ricatti continui del padronato : accettate di veder degradare la vostra condizione, o allora si licenzia. Come in Grecia, il debito è divenuto il pretesto per tutti gli attacchi contro i servizi pubblici, a costo di logorare fino all’osso quelli che ci lavorano. E bisognerebbe accettare tutto? Come i lavoratori greci, subiremo forse domani quello che le banche e gli stati coalizzati hanno loro imposto

Costruirsi gli strumenti per un vero « No »

Il « No » al referendum, se esprime il rifiuto della popolazione greca di vedersi ancora una volta impoverita, non risolve alcuno dei problemi che si pongono ai lavoratori greci. Perché i dirigenti delle banche e gli stati non allenteranno così facilmente la presa sulla popolazione di questo paese. Vogliono farne un esempio politico, per dimostrare che a loro non si può resistere.

Se bisogna trovare il denaro, bisogna andarlo a cercare dove si trova : nelle casseforti della borghesia. Tra i ricchi armatori greci e la chiesa di Grecia, potente proprietario terriero, che sono esenti da imposte. Nei beni dei grandi borghesi greci, soprattutto quelli che sono andati a nascondere i loro miliardi in Svizzera. Nelle riserve delle banche. Prendendolo dai bilanci dell’esercito, che serve soprattutto ad arricchire un mercante d’armi francese come Dassault. Non si dovrebbero avere scrupoli a requisire i beni della borghesia, dato che sono anni che le condizioni di vita delle classi popolari sono prese in ostaggio.

Per adempiere a questo compito, i lavoratori di Francia e degli altri paesi d’Europa possono essere i migliori alleati dei lavoratori greci, poiché condividiamo gli stessi interessi, e forse presto, la stessa sorte.



Editoriale dei bollettini di fabbrica 'L"Etincelle": 6 luglio 2015

Convergences Révolutionnaires

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