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(14 Novembre 2010) Enzo Apicella

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2018
IL PARTITO dello STOMACO NON VOTA!

(31 Dicembre 2017)

rosa rossa

Noi non votiamo non perché “il nostro candidato non trova posto su nessuna lista”, o perché questa o quella lista è reazionaria o riformista, ma perché non crediamo possibile, né utile, la partecipazione elettorale alla trasformazione rivoluzionaria né alla necessaria ritirata strategica di classe.

Alle scelte elettorali, opponiamo scelte di classe.

IL PARTITO dello STOMACO
NON VOTA.

Il movimento reale è più avanti delle cartuccelle elettorali.
Esso si muove su scala mondiale, e su scala mondiale stà determinando lo svuotamento e la trasformazione della democrazia borghese, da costituzionale partecipata e delegata, a funzionale e digitale.
Anche le forme della partecipazione popolare, come l’astensione ad esse, divengono parte costituente una forma democratica snella che fa a meno anche dei suoi stessi rituali, relegati all’esercizio di minoranze clientelari e interclassiste.
Anche l’astensione, se incosciente e disorganizzata, diviene terreno di strumentalizzazione politica reazionaria e qualunquista, terreno di coltura che tende a mutuare mugugno e frustrazione in razzismo e xenofobia, o in sovranismo e nazionalismo.
L’architettura sovrastrutturale parlamentarista è talmente sgangherata che molti suoi antichi e moderni protagonisti e comparse la abbandonano, sostituendo nuovi privilegi ai vecchi.
Tra “nuovi” partiti, agglomerzioni intermediste, cambi casacche e riapparizioni il discredito è totale, e non c’è certo bisogno di rianimare un cadavere morente, magari truccandosi da recuperatori della partecipazione al voto.
Se poi agli specialisti “recuperatori” di voti si accodano “nuovi luminari” di movimento, il capezzale del parlamento si affolla di “pretendenti al nulla”, nei programmi elettorali come nelle misere aspirazioni personali quasi certamente destinate al fallimento.


La storia di sempre dell’opportunismo si ripete oggi in maniera chiara, strappando il sipario dell’eclettismo trasformista di una generazione piccolo borghese frustrata ed incapace a comprendere la perdurante passività sociale, che trova l’”altro mondo possibile” in questo, e nell’”impegno” a ripararlo.
E’ un bene che sia cosi’: a ciascuno il suo!
Il movimento rivoluzionario non ha interesse a difendere i cascami della democrazia, né a “raccogliere” alcuna scolorita bandiera nazional-costituzionale.
Non siamo noi a dover risolvere il problema dell’adeguamento sovrastrutturale al movimento reale, accelerando la trasformazione di sistema in democrazia imperialista.
Le crisi dei padroni, e del loro sistema, se le risolvano loro!
Noi possiamo solo approfondirle, renderle incompatibili ed inaggiustabili, per scioglierle nella rivoluzione sociale.

BUON 2018
ALLE RIVOLUZIONARIE
ed ai
RIVOLUZIONARI

Pino ferroviere

Fonte

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