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OPPOSIZIONE DI CLASSE ANCHE AL GOVERNO CONTE

(21 Giugno 2018)

Editoriale del n. 66 di "Alternativa di Classe"

conte e salvini

Alla fine quello che era il senso comune delle elezioni del 4 Marzo scorso, Venerdì 1 Giugno si è tradotto nel Governo Conte, il cosiddetto “governo del cambiamento”, come lo definisce il “contratto” tra Movimento 5 Stelle (M5S) e Lega. Il Parlamento, con grande rimpianto da parte di un certo ceto politico, si è rivelato, com'era ovvio, “off limits” per qualsiasi sinistra, dato che non può essere vista come tale l'aggregazione di “Liberi e Uguali”, vera emanazione del PD, fatta di suoi fuoriusciti (e perciò ora “Liberi”...) vecchi e nuovi, ma sempre “Uguali” a se stessi: davvero “Liberi” e “Uguali”!... Il loro nullismo è dato, oltre che dalla subalternità all'operato del partito-madre, dall'analisi della crisi, da loro vista come mera “crisi finanziaria”, ben distinta dall'operato del “capitale produttivo”, guardato benevolmente, sulla scia delle analisi interclassiste del vecchio P.C.I...
La crisi istituzionale, che si è protratta per ben 88 giorni, la più lunga mai verificatasi in 72 anni di Repubblica, è la dimostrazione di quanto, come dicevamo in ALTERNATIVA DI CLASSE Anno VI n. 63 a pag. 1, “...la crisi, ormai conclamata, del P.D. non stia significando una sua sostituzione tout court nel ruolo di “partito del capitale” italiano da parte di un'altra forza borghese. La vittoria elettorale del M5S, pur con tutta la disponibilità dimostrata da Confindustria nei suoi confronti, non rispecchia una vera e propria scelta di campo in tal senso da parte dei padroni: il ricorso a provare questa loro, ormai ex, “ruota di scorta” non è avvenuto certo “a cuor leggero”...
La travagliata decisione finale del Presidente Mattarella di sciogliere le riserve sul governo del Professore è stata determinata, fra l'altro, dall'urgenza che, con un sistema elettorale come il “Rosatellum”, la “Terza Repubblica”, priva, per definizione, di una “rappresentanza”, seppure “neo-riformista”, del movimento operaio, non poteva partire, ormai, che con un esecutivo “giallo-verde”!... Il neo-leader del M5S, Luigi Di Maio, aveva cercato di muoversi con disinvoltura alla vecchia maniera “democristiana”, indifferente a governare con il PD o con la Lega, ma il rampante Matteo Renzi è riuscito a determinare ancora una volta, spingendo il M5S fra le braccia dell'altro Matteo: Salvini. E che siamo ormai approdati alla Terza Repubblica lo dimostra l'uscita del Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ha definito in televisione il M5S come forza di “estrema sinistra”!
La contrapposizione che si era creata, con il pretesto del nome di Paolo Savona ministro, tra Mattarella, da un lato, ed il nuovo duo Di Maio + Salvini, dall'altro, ha effettivamente rappresentato la polarizzazione fra europeismo, da un lato, e sovranismo, dall'altro, ma che si trattasse di due poli interni alla classe borghese lo dimostra la ricomposizione avvenuta con il Governo di Giuseppe Conte, reinvestito molto rapidamente, dopo il fallimento annunciato dell'incarico a Carlo Cottarelli. Si trattava, infatti, di un incarico che serviva in quel momento al capitale italiano per richiamare il “sistema politico” ai suoi doveri di collocazione internazionale, peraltro ineludibile, pena l'utilizzo della forza verso chiunque volesse dubitarlo!...
Si trattava anche di un monito alle aspettative dei proletari, illusi dalle promesse populiste di Di Maio e di Salvini di ottenere al più presto l'abolizione della Legge Fornero sulle pensioni ed un reddito (seppure “di cittadinanza”...) da garantire a tutti, licenziati e/o disoccupati che siano: c'è il debito pubblico, c'è “l'Europa”, ci sono cose “più grandi di voi”, come la “garanzia dei vostri risparmi”!... e questi “sconsiderati” non ci pensano!... Era questo il messaggio che il capitale intendeva fare passare! E nel contempo otteneva, indirettamente, di spingere “i proletari reali” in braccio ai populisti.
A mettere poi ancor più fretta al Capo dello Stato sono state anche certe “inopportune” affermazioni di Luigi Di Maio, che, deluso dal veto di Mattarella, ed ovviamente senza mai mettere in dubbio il potere borghese, il 27 Maggio a Napoli affermava testualmente: “...diciamocelo chiaramente che è inutile andare a votare e che decidono sempre le solite lobby!...”. Pur utilizzando il suo linguaggio quando si riferisce alle “lobby”, aveva comunicato a tutti una verità incontrovertibile del sistema capitalistico: la politica è al servizio degli interessi del capitale, indipendentemente dal partito che vince le elezioni. La diffusione a livello di massa di tali affermazioni, se non smentite da fatti, avrebbe potuto anche diventare pericolosa per lorsignori!...
Ed il Governo Conte, con un rimpasto per salvare la faccia a tutti, anche a Mattarella, ha visto la luce!... Compreso lo “spauracchio” P. Savona. E con aspettative ridimensionate per i proletari. Mentre la “flat tax” si è prospettata, pur nelle prime “nebbie” delle interpretazioni, come un altro regalo alla grande impresa, Di Maio ha chiarito che “cambiare il Jobs act” può significare renderlo ancora più gradito ai padroni. E ciò che è diventata ormai solo una prospettiva di modifica alla Legge Fornero sulle pensioni, già si connota come uno spostamento di risorse quasi tutto interno agli stanziamenti previsti, in modo che ci sia anche chi ci perde, a fianco di qualcuno cui può essere riparato un torto...
Il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, in tema di sicurezza del lavoro ha poi detto: “Sicurezza, ma no misure punitive per le aziende”, aggiungendo che non la si può garantire “scaricando sulle imprese oneri e responsabilità, ovvero solo attraverso misure punitive”. Ha inoltre inequivocabilmente dichiarato che vuole “lasciare in pace le imprese”, con il plauso di Confindustria, che invita a lasciarlo lavorare, dato anche che, secondo lui, sarebbe "...finito il tempo in cui lavoratori e imprenditori erano l'uno contro l'altro”!
Il primato degli equilibri europei ed internazionali viene, ovviamente, confermato, così che i primi provvedimenti del Governo saranno “quelli a costo zero”, verso la prossima “Legge di bilancio”. E se “costo zero” significa spostamenti di spesa, di uscite, all'interno delle compatibilità dettate dalla collocazione internazionale del capitale italiano, e quindi del bilancio in rispetto del rapporto Debito/PIL da diminuire, il risultato non può che essere la “guerra fra poveri”!
Dato quanto sopra, in perfetta coerenza, è iniziato, infatti, l'attacco in grande stile all'altra fazione di poveri da contrapporre, che il Governo Conte ha facilmente individuato: i migranti. Con una corrispondenza che si fatica a percepire solo come temporale, Matteo Salvini ha avvisato Domenica 3 a Vicenza gli immigrati che sarebbe “finita la pacchia”, mentre, proprio nello stesso giorno, vicino a Vibo Valentia è stato ucciso un sindacalista di colore, Soumaila Sacko, immigrato dal Mali, un fratello di classe che lottava contro il caporalato e le paghe orarie di € 2,50 agli operai stagionali che raccolgono ortaggi. Aldilà delle indagini formali, si tratta di un assassinio di classe!...
Molto al di sotto della necessità poi sono state le, peraltro poche, reazioni manifestatesi a livello sindacale, con l'insufficienza di quanto deciso dall'USB, il sindacato in cui Soumaila militava, che, invece di indire lo sciopero generale di tutte le categorie, ha fatto confluire la giusta rabbia dei braccianti di Calabria e Puglia in una manifestazione, tenutasi Sabato 16 a Roma. Una manifestazione dal carattere sovranista, intitolata, infatti, “Rompere i vincoli UE per combattere le disuguaglianze sociali”, per quanto poi trasformata nello slogan “Prima gli sfruttati”. Gli organizzatori hanno parlato di 20mila presenze, contro quello che veniva definito il “Governo Salvini”, continuando, a quanto pare (ed è, semmai, inaccettabile), a mantenere un “occhio di riguardo” per il Movimento 5 Stelle... “Assonanze sovraniste”?
E' così che, rinviando a livello europeo la proposta del “reddito di cittadinanza”, tra i provvedimenti “a costo zero”, che il Governo Conte si ripromette di attuare entro l'Estate, prendono campo soltanto quelli che garantiscono facile consenso diffuso, e, pur nell'apprezzamento dell'operato di Minniti, il neo-Ministro dell'Interno Salvini non fa che attaccare migranti ed immigrati, a partire dall'episodio della “Aquarius”, la nave sulla quale due ong avevano raccolto migranti in mare, e che non è stata lasciata attraccare in Italia. L'eco mediatico del fatto, peraltro di per sé non nuovo, visto che anche Napolitano, da ministro, aveva a suo tempo preso lo stesso tipo di decisione, è servito molto bene ad amplificare la falsa polemica tra nuovo governo e finte opposizioni.
Le continue nauseanti sortite del Salvini, in salsa mai più padana, ma nazionale, hanno superato la prima fase, in cui avevano creato finanche malumori nei governi di Paesi come Tunisia, Malta, e con la stessa Francia: il razzismo nazionalista del soggetto si è ora bene coniugato con le aspirazioni europeiste del capitale nostrano, ed internazionalmente si è preso atto del, peraltro non sconvolgente, aggiustamento di linea da parte dell'imperialismo italiano. Con il vantaggio, che sta garantendo consenso all'interno del Paese.
Nel frattempo il Governo Conte, in quanto comitato di affari della borghesia nazionale, e, come tale, né più, né meno “corrotto” dei precedenti, ha assunto in pieno i propri compiti, concordando con i partner europei, a partire dalla Germania, ma non solo, una “risposta coordinata” per l'immigrazione, rilanciando “Frontex” sul piano militare e spostando sempre più in Africa i “filtri” per migranti, coordinandoli con la “cooperazione” (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno V n. 50 a pag. 1): gli interessi del capitale non cambiano al ritmo delle elezioni politiche!... Nel contempo, infatti, a Salvini premono gli incontri in Libia, in concorrenza con la Francia, con il solito Al Sarraj per discutere del business italiano (ENI, ma non solo...).
Gran parte della “sinistra”, e non solo quella borghese, ha già cominciato a cadere nella trappola della “opposizione al governo più a destra della Repubblica” italiana, senza riuscire a distinguere nel polverone delle polemiche interborghesi, i cui poli sono, ad esempio sulla questione migranti, da un lato il bieco razzismo, moderato solo dal fatto che alcuni immigrati “servono davvero”, e dall'altro l'accoglienza pietistica ed umanitaria per esseri, alla fine, ritenuti comunque “inferiori”. E', in sostanza, l'ottica del P.D., che, per bocca di Renzi, quando Conte si era definito “l'avvocato difensore” degli italiani, facendo sua la metafora di un processo penale, aveva risposto di rappresentare con il P.D. “la parte civile”!... Per chi, invece, si pone sul terreno di classe, era proprio la metafora che, ovviamente, andava rifiutata!...
Accettare il piano democraticista di una contrapposizione a questo governo che, ad esempio, chiude i porti, rivendicandoli, invece, aperti, oppure questionare su quale e quanto sia il suo dichiarato “cambiamento”, significa non capire quale sia il centro del contendere, facendo un favore alla borghesia. Significherebbe muoversi nell'ottica di un “frontismo”, che non potrebbe che portare ad ulteriori sconfitte. Non serve indignarsi alle, pur vomitevoli, sortite del Salvini, magari, indirettamente, rimpiangendo il più “acculturato” dei Matteo: il Renzi.
Si tratta di capire, innanzi tutto, che il capitale sta cercando internazionalmente di rispondere alla crisi del suo sistema sociale anche sul piano politico. Oggi il Governo Conte rappresenta la risposta che qui in Italia meglio riesce a rappresentare tali interessi. Perciò è dagli interessi di classe dei lavoratori, degli sfruttati, dei proletari, che bisogna partire! Basta con il primato delle “battaglie di opinione”: l'opinione pubblica della borghesia cambia nel tempo, come cambiano le sue scelte politiche!
Vanno contrastati i provvedimenti concreti che questo governo sta facendo e farà per tutelare gli interessi della borghesia, mentre sarebbe utile non fargli alcuno sconto, ricominciando anche a rivendicare quegli obiettivi che i sindacati hanno lasciato in mano al Movimento 5 Stelle: Di Maio non può continuare impunemente a permettersi di parlare a ruota libera di Legge Fornero, Jobs act e “Reddito di cittadinanza”, prendendo in giro i proletari! A partire dai livelli che si riescono ad organizzare, utilizzando tutte le, pur scarse, scadenze che si presentano, vanno ripresi gli obiettivi che riunificano concretamente la classe, e su di questi va costruita la mobilitazione! E le occasioni, anche se pesanti come l'assassinio di Soumaila, non mancheranno di certo.

Alternativa di Classe

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