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(20 Giugno 2011) Enzo Apicella
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(Stato e istituzioni)

Roberto Farina, Giancarlo Peroncini, Pelè, "La Ballata del Pelè, Una storia di osteria, malavita e nostalgia"

Milano, Milieu, 2018, pp. 189, € 16,90.

(25 Ottobre 2018)

la ballata del pelè

Al di là dell’argomento e del settore di riferimento, una buona pubblicazione è innanzitutto quella i cui contenuti sono fedeli al titolo, e al sottotitolo. Ed è il caso di questo nuovo, spassoso, cadeau della Milieu, la casa editrice indipendente milanese, in larga prevalenza impegnata sul versante biografico ed autobiografico di personalità irregolari o banditesche, almeno secondo la morale dominante in una data epoca. Come per altre precedenti sortite, anche questa è di tipo multimediale: libro + cd, con 16 tracce che si integrano con il cartaceo e vi si mescolano, sino a confondervisi.

È questa un’autobiografia a, per così dire, quattro mani, dove l’autore è Giancarlo Peroncini, detto il Pelè, cantante, cantastorie, oste e popolare testimone del tempo, e il coautore - curatore è Roberto Farina, scrittore ed agitatore culturale, che per Milieu ha curato anche la biografia dell’artista Giandante X.

Il soggetto è la Milano dei quartieri popolari, quell’umanità, in contrasto con lo stereotipo d’efficienza della città, che vive di espedienti, tra le ringhiere e il S. Vittore, che esplica la propria socialità nelle osterie e nei bar. Un proletariato prepolitico che, ad ogni modo, per indole e condizione sociale, aveva partecipato alla Resistenza, era antifascista e guardava a sinistra. A cantare questo spaccato socio-antropologico a livelli alti, e a renderlo celebre a tutti negli anni Sessanta con la tv, il teatro e il cabaret.

Il testo è suddiviso in tre parti: la prima composta da capitoli perlopiù dedicati ai singoli personaggi, con l’illustrazione di Elfo, al secolo Giancarlo Ascari, e la seconda, intitolata Il Contesto, fatta da interventi ed interviste. L’ultima contiene i testi delle canzoni in allegato.
L’arco di tempo toccato va, grossomodo, dal boom economico all’epilogo dello stesso, collocato nella diffusione delle droghe pesanti, che sancisce la fine dello spirito umano, innocente e, in fin dei conti, cavalleresco della malavita e dell’insubordinazione sociale, immortalato nelle foto di gruppo qui inserite. Ci si spinge fino a toccare il punk: fatto inconsueto per questo tipo di pubblicazioni.
Nei vissuti umani citati, tanti gli aneddoti e le curiosità, tra cui quelli di personaggi che hanno raggiunto la celebrità: Enzo Jannacci, che era uno perbene, Adriano Celentano, che non sa perdere, Battisti - Mogol, messi in fuga a seguito d’una disputa, e Teo Teocoli, salvato in extremis dalla sicura vendetta della mala.

Nel cd in allegato, infine, il Pelè, inventore d’uno strumento a corda, da lui chiamato tollofono, canta, assieme a Nadir Scartabelli, i brani della tradizione dialettale milanese, nota e meno nota altrove, le cui arie, che si perdono magari nella notte dei tempi, saranno poi riprese dai vari canzonieri della Nuova sinistra.
Si canta qui di sentimento per la città, mense collettive, irregolarità, furti, tradimenti, riformatori, carceri, passioni amorose ed annesse allusioni. Senza mai accantonare l’ironia.

Silvio Antonini

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