il pane e le rose

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(2 Maggio 2012) Enzo Apicella
A Torino contestato Piero Fassino al corteo del primo maggio. La polizia interviene con una carica pesante e immotivata.

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Solidarietà con i lavoratori e le lavoratrici colpiti dalla “giustizia” borghese

(18 Gennaio 2019)

il programma comunista

Milano, 8 gennaio 2019, via Carlo Freguglia 1, Tribunale. La giustizia, che – si sa – è “uguale per tutti” ma per alcuni è “molto più uguale”, condanna una decina di compagne e compagni a diversi anni di carcere, per lo sciopero davanti ai cancelli della DHL di Settala (Milano), nel marzo 2015. Con immensa clemenza, la Corte sospende la pena e li libera dal passaggio attraverso le patrie galere...

Per quanto poca o molta distanza ci possa separare da queste compagne e compagni, è una distanza infinitesimale se confrontata con quella che ci separa tutti dalla borghesia e dalla sua macchina repressiva, lo Stato.

Noi comunisti non possiamo che esprimere la massima solidarietà a tutte le proletarie e i proletari, le operaie e gli operai, le compagne e i compagni, che in questi anni hanno affiancato o sono stati attori principali delle lotte della logistica e, dietro le bandiere del S.I. Cobas, hanno dapprima affrontato le difficoltà dei lunghi picchetti e poi hanno assaggiato le dure legnate della legalità, e infine anche per coloro i quali hanno visto aprirsi le porte dei tribunali, accusati, in soldoni (almeno prima del recente “Decreto Sicurezza”), di “violenza privata”.

La nostra non è “violenza privata”. La nostra è un’azione collettiva: è una risposta dura, coraggiosa e necessaria alla violenza legalizzata della borghesia e del suo Stato. Migliaia di morti sul lavoro, decine di migliaia di feriti anche gravi e spesso con conseguenze permanenti, ambienti malsani, carichi e ritmi di lavoro inumani, stipendi da fame, precarietà, indigenza e sempre più spesso guerra e mattanza di proletari: per la classe borghese, questa non è violenza, non è sofferenza patita ogni giorno da milioni di proletari in Italia e in ogni angolo del mondo.

Per noi comunisti e per la nostra classe, questa è violenza: violenza di classe, violenza borghese, che non ha nessuna pietà per le sorti del suo schiavo salariato e per il mondo proletario in genere.

Noi comunisti continueremo a stare dalla parte del proletariato, e in particolare dei proletari che lottano, ben consci che questo ha un prezzo. Continueremo a lanciare parole d’ordine che chiamano alla lotta, alla solidarietà fra lavoratori, alla difesa intransigente delle nostre condizioni di vita e di lavoro. Lavoriamo perché si superino tutti gli steccati, le divisioni, le false contrapposizioni che la borghesia e i suoi manutengoli frappongono tra proletario e proletario, tra settori della classe; e perché infine, superati questi impedimenti, si marci uniti e coscienti nella difesa oggi delle nostre condizioni di vita, e domani, compatti dietro le bandiere del Partito Comunista Internazionale, si dia l’ultimo assalto a questa fetida società di cui nessuna vestigia va salvata, perché sulle sue macerie possa sorgere la società comunista futura.

Partito comunista internazionale
(il programma comunista)

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