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HONDURAS: L'ESERCITO IN PIAZZA
CONTRO I MANIFESTANTI

(28 Luglio 2019)

Dal n. 79 di "Alternativa di Classe"

libertad sindical

I problemi che colpiscono maggiormente i proletari e i ceti popolari honduregni sono l'alto costo della vita, la disoccupazione, le gravi carenze del sistema sanitario e dell'istruzione, tanto che il Paese in questi giorni è coinvolto in vibranti proteste di piazza. Grandi proteste, contro le riforme del sistema sanitario ed educativo. Il governo reagisce con la repressione, dal 20 Giugno appoggiato anche dall'esercito, impiegato con funzioni di mantenimento dell'ordine pubblico, in chiara violazione del diritto internazionale.
Il Comitato delle famiglie degli scomparsi in Honduras ha denunciato oltre 60 feriti dal 29 Aprile al 4 Giugno. Il 19 Giugno vi sono stati due morti e 19 feriti, e il 25 Giugno la polizia ha aperto il fuoco contro gli studenti a Tegucigalpa, ferendo quattro persone. Le proteste contro la prevista privatizzazione dell'assistenza sanitaria pubblica e dell'istruzione, iniziate a fine di Maggio, crescono sempre di più.
Il movimento di protesta, organizzato dai sindacati dei lavoratori della sanità e degli insegnanti, si è allargato a diversi altri settori. I camionisti hanno bloccato le principali autostrade del Paese e presentato una lista di rivendicazioni. Il governo di Juan Orlando Hernandez (JOH) vuole approvare una LEGGE CHE CANCELLERA' I DIRITTI DEI LAVORATORI nel settore della salute e dell'istruzione.
L'Honduras è diviso in 18 dipartimenti, divisi poi in altre municipalità e in un distretto centrale, quello della capitale Tegucigalpa. Il punto cardine dell'economia dell'Honduras è quello delle risorse minerarie. Le più importanti sono quelle di argento, zinco e piombo. Molto sviluppata è anche l'industria tessile, che fornisce ben il 30% del Pil annuo del Paese. Il settore agricolo contribuisce al Pil per circa il 13,5%.
Nel 2018, a seguito di un'indagine che ha confermato la violazione sistematica dei diritti del lavoro e sindacali, Fair Trade USA (organizzazione no profit, che certifica prodotti che promuovono mezzi di sussistenza sostenibili) ha deciso di revocare formalmente la certificazione di commercio equo e solidale a Sur Agricola de Honduras (Suragroh), filiale di Fyffes/Sumitomo (società di frutta e prodotti freschi di proprietà giapponese, con sede a Dublino).
Durante l'indagine sono state rilevate ”violazioni critiche di numerosi standard del commercio equo e solidale”, che principalmente avevano a che fare con salari e prestazioni sociali, salute e sicurezza sul lavoro, libertà di organizzazione sindacale e d'associazione. La revoca della possibilità di vendere i meloni prodotti nel sud dell'Honduras con il marchio di certificazione internazionale di commercio equo e solidale è parte di una serie di sanzioni imposte alla multinazionale irlandese, recentemente acquisita dal gigante giapponese Sumitomo, per le ripetute accuse di violazione dei diritti del lavoro e sindacali nelle piantagioni di meloni e ananas dell'Honduras.
Nell'Honduras, Fyffes/Sumitomo continua a non volere riconoscere il Sindacato dei lavoratori dell'agroindustria (Stas), e sono ripetuti i casi di vessazione e persecuzione nei confronti degli aderenti al sindacato. Giornate di lavoro interminabili, il mancato pagamento del salario minimo, degli straordinari, degli scatti di anzianità e dei contributi previdenziali. Inoltre è da segnalare la mancanza di sicurezza sul lavoro e la creazione di “liste nere” per i lavoratori più combattivi.
Le ingerenze statunitensi nelle dinamiche politiche interne sono molto forti. In Honduras si trova una delle più grandi basi militari americane. L'Honduras ha da sempre rappresentato la RETROGUARDIA STRATEGICA per le OPERAZIONI DEGLI STATI UNITI IN AMERICA CENTRALE. Nel 2009 l'Honduras è diventato scenario di un colpo di stato militare, ordinato dalla Corte Suprema, ma determinante è stato l'intervento degli Stati Uniti, come ebbe a confessare Hilary Clinton, Segretaria di Stato americano dell'epoca.
L'impunità con cui l'attivista ambientalista Berta Càceres è stata assassinata, in un Paese che ha accusato il fratello del presidente Hernandez (JOH) di gestire le rotte di cocaina e il TRAFFICO VERSO GLI STATI UNITI, dimostrano che viene utilizzato dal potere borghese il fatto scioccante, per tenere sotto controllo una situazione sociale esplosiva.
In Honduras, alla base del sistema di malaffare ci sono fondi statali messi a disposizione dal Governo, che consentono di far passare nelle mani della criminalità denaro pubblico in modo apparentemente legale. Un chiaro esempio del deterioramento dello Stato in Honduras è il ruolo dei Cachiros, un'organizzazione criminale che si occupa di traffico di droga. I membri di questa associazione reinvestono i proventi delle loro aziende farmaceutiche illecite in attività legali, al fine di ottenere una loro legittimazione pubblica.
L'Honduras è una fabbrica di poveri. Oggi sono oltre 6 milioni sotto la soglia di povertà su una popolazione di 8,8 milioni. Quando vi è una sovrapproduzione di poveri, è inevitabile, in un sistema capitalistico, che vengano espulsi.
L'Honduras è una nazione in grave crisi economica. Le entrate dello Stato sono assicurate dai proletari, gli unici che inviano rimesse se sono già all'estero, o che pagano tasse e imposte, come l'Iva; un sistema regressivo di tassazione fa sì che chi guadagna meno, paghi. I proletari honduregni hanno di fronte una classe borghese che vive a spese della loro miseria. Lo scontento generalizzato e la profonda rabbia accumulata sono conseguenze della situazione economica e delle politiche di austerità portate avanti dai governi.
La propensione alla migrazione è diffusa fra gli studenti. Il dato è impressionante: tra i bambini delle scuole elementari arriva al 33% e tra gli adolescenti al 60%. La sfiducia verso le istituzioni è eclatante: arriva al 70%. Il fatto è che l'interesse a lasciare il Paese diventa vero e proprio progetto migratorio. La massiccia migrazione di honduregni ha una lunga storia e radici profonde legate alla povertà e al dominio di una borghesia che, tramite il suo governo politico, usa la forza per reprimere i proletari e consolidare il suo potere dittatoriale.
Il Messico, dopo le minacce di dazi di Trump, ha inviato i militari della Guardia nazionale al confine con l'Honduras, nel tentativo di bloccare il flusso di partenze dei migranti. L'Amministrazione USA non ha ancora rilasciato i dati sui migranti di Giugno, ma in Maggio il numero di migranti che hanno tentato di attraversare il confine tra Messico e Stati Uniti è salito ai massimi livelli del 2006. Trump, nei giorni scorsi, in uno dei suoi comizi elettorali in Florida, aveva usato il termine “deportazione di massa” per annunciare il piano di rimpatrio forzato dei migranti irregolari. Nelle strutture della polizia di frontiera in Texas, lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, i migranti detenuti vivono in condizioni miserabili.
Le continue azioni imperialiste americane rendono difficile l'organizzazione di una coerente sinistra rivoluzionaria in senso classista e internazionalista. La borghesia di “sinistra” in Honduras ha facile gioco nel deviare il malcontento delle masse proletarie verso un fronte antiamericano, antimperialista e nazionalista.
Ma l'unica lotta veramente utile è quella contro tutti gli imperialismi e contro il capitalismo mondiale. Una lotta basata sull'indipendenza di classe, che ha bisogno della mobilitazione dei proletari dei più forti Paesi imperialisti, perché internazionale è l'attacco portato dalla borghesia ai proletari, ovunque nel mondo.

Alternativa di Classe

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