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(30 Marzo 2011) Enzo Apicella

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CORONAVIRUS: NULLA SARÀ COME PRIMA.
IN PEGGIO? O FORSE IN MEGLIO? SI APRE LO SCONTRO

(6 Marzo 2020)

grossmann crollo

Allora fu riconosciuta la presenza della Morte rossa. Come un ladro, di notte essa era sopraggiunta. E tutti i convitati caddero uno ad uno nelle sale dell’orgia bagnate da una rugiada sanguinosa ed ognuno morì nella disperata positura in cui era caduto soccombendo. E la vita dell’orologio d’ebano si spense con quella dell’ultimo di quei personaggi festanti. Le fiamme dei treppiedi spirarono. E le tenebre, la rovina e la Morte rossa distesero su tutte le cose il loro dominio sconfinato.
EDGAR ALLAN POE, La maschera della morte rossa (1842).

EMERGENZE CONTROLLABILI
La diffusione del Coronavirus ha scatenato molte ipotesi e riflessioni. Alcune, giustamente, hanno cercato di ridimensionare, contestualizzandolo, l’incombente allarmismo mediatico/istituzionale, con le sue implicazioni securitarie, ovvero la crescita del controllo sociale, nonché le pesanti liberalizzazioni nei rapporti di lavoro (il telelavoro!). Ipotesi che evoca il clima delineato da Urban operation in the year 2020, di cui par-lo in: 2020 Esercito nelle strade, guerre permanenti, disastri ambientali (dicembre 2019).
Un esempio significativo è offerto da Antonio Marchi, Il virus dell’informazione (Utopia Rossa, 1 marzo 2020), in cui leggiamo:
«Morti per coronavirus nel mondo: 2.924. Morti per coronavirus in Italia: 21.“Prime pagine” sul coronavirus: innumerevoli. Morti sul lavoro nel mondo nel 2019: oltre due milioni. Morti sul lavoro in Italia nel 2019: oltre 1.400. “Prime pagine” sulle morti bianche: nessuna. Ci consente di non vedere che nel nord del-la Siria è in atto, in questi stessi giorni, forse la peggiore crisi umanitaria degli ultimi decenni, che colpisce molti civili, tra cui anche tantissimi bambini, vittime dei raid aerei o del freddo (30.000 vittime civili)».
Formalmente, il confronto non fa una grinza. Da parte mia, osservo però che gli esempi proposti rappre-sentano «emergenze», controllabili, ovvero emergenze che le istituzioni – lo Stato in primis – sono in grado di gestire, nel bene e nel male. Così avvenne dopo le due guerre mondiali, nonostante eccidi e devastazioni immani. Oggi, il Coronavirus apre uno scenario assolutamente inedito, imprevedibile: il cigno nero, come si suol dire.

EMERGENZE INCONTROLLABILI
Il 27 febbraio, ho diffuso un articolo di Michele Castaldo: Virus «cinese» e boomerang di ritorno, che ripercorre le nefaste conseguenze della «rivoluzione industriale», rispetto alla salute degli umani e dell’ambiente, peraltro strettamente connessi. Conseguenze che, in Cina, hanno raggiunto il parossismo. Considerazioni che l’articolo della rivista «Chuang» sviluppa e puntualizza. Facendo riferimento alle epidemie causate all’adozione dell’allevamento intensivo nell’Inghilterra del XVIII secolo, l’articolo si sofferma ampiamente su quanto è avvenuto e avviene in Cina (Social contagion: Guerre de classe microbiologique en Chine/Microbiological class war in China).
Nella sua conclusione, Michele Castaldo afferma:
«La tesi dell’implosione del moto-modo di produzione capitalistico che ricavo dal Capitale di Marx, da L’accumulazione del capitale di Rosa Luxemburg, da Il crollo del capitalismo di Henry Grossmann, da Il capitalismo ha i secoli contati, di Giorgio Ruffolo, e in ultimo da Fabio Vighi in Crisi di valore, che da anni vado riproponendo, non solo non viene smentita dagli eventi in arrivo dalla Cina, ma non vorrei che l’implosione del modo di produzione capitalistico fosse veramente causata – come scrive Laura Spinney [L’influenza spagnola, Marsilio, Venezia, 2017] – da una malattia influenzale capace di concludere tragicamente sua la storia. Perché, giusto per parafrasare Epicuro sulla morte, rispetto a certi virus abitiamo una città senza mura, come la storia ha sinora dimostrato».
Appunto, abitiamo una città senza mura, in cui la Morte rossa ha libero accesso, pur cercando di rispettare le distinzioni sociali. Distinzioni che – quando Edgar Allan Poe scrisse la sua novella (1842) – era-no meno nette di oggi, poiché si amalgamavano nello slancio dello sviluppo del capitale, soprattutto negli States della prima metà dell’Ottocento.
Oggi, nonostante le apparenze, la Morte rossa potrebbe invece essere ostacolata dall’attuale fragilità del modo di produzione capitalistico che, come sostengo da tempo (e non solo io), è entrato in una fase avanzata di disgregazione [vedi: Classi in lotta in un mondo in rovina. Crisi del processo di accumulazione del capitale e disgregazione sociale, All’Insegna del Gatto Rosso, Milano, 2014]. Di fronte a un’emergenza in-controllabile – come il coronavirus –, potrebbe diventare più decisa la demarcazione dei confini tra le classi – tra grandi e piccoli borghesi e senza risorse (i proletari) – separando gli opposti interessi e, quindi, re-spingendo i coinvolgimenti emergenziali.
Facile a dirsi, difficile a farsi... Ciononostante, quanto sta oggi avvenendo delinea alcuni mutamenti che fanno emergere significative variabili nell’attuale sistema di relazioni economiche e sociali, di cui sarebbe bene tener conto. A questo proposito, segnalo l’articolo di Jack Orlando e Sandro Moiso, Sull’epidemia delle emergenze e sulla catastrofe come campo del possibile.

CATASTROFI & MUTAZIONI: DAL MALE PUÒ NASCERE IL BENE?
Benché la situazione sia in continua e rapida evoluzione, qualche significativa tendenza di fondo si può in-travedere.
Il coronavirus cade in una situazione socio-economica già deteriorata (la cosiddetta stagnazione secolare! A essere moderati). Ci sarebbe da capire se, di questa situazione, il coronavirus ne sia il frutto. Di sicuro, contribuisce ad aggravarla, con effetti di cui son piene le cronache. Uno per tutti: il prezzo del petrolio in caduta libera (attorno ai 50$), indice di una pesante contrazione delle attività produttive e commerciali. E viene subito a nudo la caducità di una crescita da tempo fondata sulla sabbia della finanza speculativa, del cosiddetto terziario avanzato (il cognitariato!) e, peggio, del turismo, con tutte le implicazioni e immobiliar-speculative, oggi (o meglio ieri) imperanti nel Bel Paese.
Gli effetti si riverberano in modo diseguale, accrescendo il gap tra il Nord e il Sud economico del mondo. Epicentro critico è l’area euro-mediterranea, dove convergono dal «Sud» i flussi migratori scatenati dei disastri africani e medio-orientali, la cui matrice economica assume forme ambientali (siccità cavallette care-stie ...) e belliche. Anche di questi aspetti son piene le cronache. Aspetti che lambiscono sempre di più le coste dell’Europa (il ricco Occidente), come sta avvenendo nell’Egeo Nord-orientale, tra Turchia e Grecia, dove converge un esodo biblico di disperati che tentano di fuggire dalle guerre di Siria, Iraq, Afghanistan, Somalia, Eritrea ... Altrettanto avviene sulle coste della Libia e, in generale, del Maghreb, sfogo dei disastri ambientali e bellici dilaganti nell’Africa subsahariana.
Già sul viale del tramonto, la Cina uscirà notevolmente ridimensionata, perdendo il suo presunto ruolo di «officina del mondo». Non solo, il coronavirus ha mostrato, a tutti i livelli, l’ottusa, maldestra incapacità delle sue istituzioni centrali e periferiche. Il declino cinese potrebbe essere assai brusco, dando spazio a tensioni sociali finora tenute a bada, col bastone ma, soprattutto, con la carota di un futuro migliore, all’insegna dello sviluppo e del progresso (vedi: «Chuang», Social contagion). Sarà un brusco risveglio, con ricadute sensibili in Giappone (by by Olimpiadi...), nella Corea del Sud e via via in tutto l’Estremo Oriente e nel subcontinente indiano, già scossi da forti turbolenze che, ora, si manifestano con motivazioni dalle sembianze etnico-religiose. E come dicevo, i flutti del malessere laggiù montante stanno già lambendo le coste del Mediterraneo.
Si profila un orizzonte con mille sfumature, inedite e incontrollabili dagli attuali ordinamenti della società capitalistica. Comunque essi si strutturino. In Iran, per esempio, il regime degli ayatollah si sta dimostrando incapace di gestire l’emergenza coronavirus. Al tempo stesso, le donne sono spinte ad assumere ruoli in-conciliabili con i lacci e i lacciuli di una bigotta shari’a, rompendo quegli schemi che in Iran (e in molti se non in tutti i Paesi islamici) ingabbiano le relazioni sociali e, di conseguenza, i rapporti tra le classi. È un fuoco che cova sotto le ceneri del capitale... E il coronavirus potrebbe essere la miccia che lo fa scoppiare.
Queste sono mie ipotesi. Lo ripeto. Augurandomi che non diano adito a sciocche illazioni.

Dino Erba

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