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L'amavo troppo

L'amavo troppo

(22 Ottobre 2012) Enzo Apicella

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    NEL RICORDO DI NICOLE LELLI, INVITO A STARE NELLE PIAZZE E NELLE MANIFESTAZIONI IL 25 NOVEMBRE

    PER LA GIUSTIZIA SOCIALE E CONTRO LE VIOLENZE E LA BARBARIE

    (16 Novembre 2023)

    NEL RICORDO DI NICOLE LELLI, UCCISA PER FEMMINICIDIO E DELLE TROPPE DONNE SOTTOPOSTE A VIOLENZE, STUPRI E FEMMINICIDI, LOIAMO ANCORA CONTRO I DANNI ALLE DONNE NELLA SOCIETA’, CON DISPARITA’ DI TRATTAMENTO, LE DIFFERENZE SALARIALI, GLI ABUSI E LE DISCRIMINAZIONI SUL LAVORO…
    IL 25 NOVEMBRE 2023, INVITO A STARE NELLE PIAZZE E ALLE MANIFESTAZIONI

    comunicatousi

    In Italia, non basta avere “una donna premier”, per eliminare le disparità di trattamento, le discriminazioni sul lavoro, salariali e di condizione materiale, nei diritti, nel percorso di studi, le violenze, gli abusi fino agli stupri e ai femminicidi (3 al mese in media, secondo le statiche ufficiali). Un governo che al di là delle dichiarazioni di facciata, intende con i suoi “valori” far tornare le donne, secondo la concezione “Dio, patria, famiglia” e il legame “famiglia, difesa della proprietà privata, Stato, sicurezza delle cose e meno per le persone”, sempre più intrecciato, indietro di decenni. Spesso abbiamo rilevato che il nuovo aumento dopo i due anni di pandemia, degli infortuni e dei morti sul lavoro e …da lavoro salariato, effetto anche dell’aumento di ritmi e tempi di lavoro e di sfruttamento delle classi lavoratrici, tra cui in prima fila le donne, vada pari passo con l’imbarbarimento delle relazioni sociali e dell’aumento delle violenze sulle donne. E’ LA LOGICA DI CHI ESERCITA IL POTERE, che sia economico finanziario che nelle relazioni interpersonali, che produce questi effetti devastanti. A questo le donne hanno la responsabilità di doversi organizzare meglio, per la tutela di diritti personali, delle scelte di vita e familiari, verso condizioni rispettose delle loro esistenze in tutti i campi di azione, sul lavoro, in famiglia, nello studio.

    NE PARLIAMO ANCORA OGGI, NEL RICORDO DI NICOLE LELLI, FIGLIA DI COMPAGNI A NOI MOLTO VICINI (Gianni e Maria Grazia), che abbiamo visto crescere e partecipare fin da piccola alle manifestazioni della mamma quando era precaria nelle scuole dell’infanzia al Comune, oggi ROMA CAPITALE, poi diventata giovane donna e strappata troppo presto alla vita, alla gioia, alle sue speranze, UCCISA PER FEMMINICIDIO. NON CI BASTA CHE IL SUO ASSASSINO, l’ex compagno che aveva scelto per vivere esperienza di coppia, sia stato alla fine condannato a 20 anni di reclusione (in Appello), la giustizia dello Stato non ci ridarà Nicole né le tante e troppe donne molestate, stuprate, uccise e denigrate se denunciano i loro aguzzini, giovani o vecchi che siano. Soprattutto perché, nelle quotidiane lotte che seguiamo da lavoratrici e lavoratori autorganizzati con Usi 1912, un costante dilemma e aspetto ci porta ad essere TENACEMENETE E DECISAMENTE CONTRO QUESTO SISTEMA BARBARO DI RELAZIONI SOCIALI E PERSONALI E DI SFRUTTAMENTO DI PERSONE E DELLE RISORSE NATURALI, per il dominio e la sopraffazione e l’accumulazione di profitti e ricchezze mal distribuite a favore di pochi, a danno di tanti e tante. INFATTI, LA CONTRADDIZIONE “DI GENERE”, STRETTAMENTE COLLEGATA A QUELLA TRA CAPITALE/LAVORO e ormai alle questioni ambientali, è QUESTIONE CHE DEVE CINVOLGERE ANCHE L’UNIVERSO MASCHILE, almeno quella parte che se si è schierata in campo lavorativo e sindacale con pratiche paritarie, autorganizzate, autogestite e indipendenti dal “pensiero unico”, dall’omologazione culturale, dovendo fare i conti con la tendenza e con fenomeni rilevanti, concreti, che sfociano in atteggiamenti maschilisti, patriarcali, con tendenze omofobe inaccettabili, che fanno tornare indietro anche il nostro Paese di decenni, dopo le conquiste degli anni ‘70 del secolo scorso in materia di diritti del lavoro, sociali e di cittadinanza, di libertà civili.

    Un governo, questo, che rimane in linea di continuità anche con quelli precedenti, che dà una legittimazione al sessismo, che inevitabilmente porta a più violenze sessuali, femminicidi, aggressioni omofobe, con soluzioni legislative repressive e securitarie, che producono effetti peggiori del male che si dichiara voler combattere (vedi “pacchetto sicurezza” ma anche gli ultimi decreti anti raduni…che corrisponde ad un controllo repressivo anche dei luoghi di socializzazione, di spazi aggregativi, non solo delle giovani generazioni), perchè sono repressive soprattutto della libertà, dei diritti, delle lotte, specie per le donne, che pagano il prezzo più alto di questa restaurazione sociale e di pensiero.

    Un governo attuale, che con esponenti di rilievo ha dichiarato che… “Le donne italiane non fanno abbastanza figli, è ora di farli, basta figli delle migranti che hanno “invaso” l’Italia…” pensando che con qualche bonus o sgravio fiscale si possano risolvere le contraddizioni materiali e le situazioni di disfacimento e imbarbarimento dalla famiglia, ai luoghi di studio, di lavoro, relegando nei fatti, di nuovo, le donne al ruolo di procreatrici per la maternità all’interno del matrimonio santificato in chiesa, mentre poi si chiudono tutti e due gli occhi alle eterne, molestie sessuali nei luoghi di lavoro come nelle scuole o nelle università…e al mancato riconoscimento del lavoro nascosto e mai valutato, che accanto al part time, ai contratti a tempo determinato, alla precarietà, all’apprendistato (a partire dal caso della morte sul lavoro di Luana, apprendista di 22 anni uccisa per ritmi di lavoro eccessivi e macchinari “truccati” per aumentare la produttività…), al lavoro al nero, utilizzati in modo massiccio, per gestire le responsabilità materiali, vi è quello sotterraneo di assistenza, cura, doveri familiari non solo di genitrici. Tutto questo non fa che aumentare la dipendenza economica delle donne, a prescindere dall’età o della stessa condizione di titoli di studio acquisiti, con un’accentuazione maggiore per chi proviene dalle classi lavoratrici e da ceti meno abbienti, che si traduce dal punto di vista sociale e delle relazioni, in subordinazione, oppressione, violenza in famiglia. Persino l’eliminazione della misura, di cui non siamo stati sostenitori accaniti, del “reddito di cittadinanza”, specie nelle regioni del sud dell’Italia, pur con tutti i limiti e le manchevolezze di quel provvedimento, renderà ancora più difficile rompere la subordinazione di tante donne.
    Tante energie vive, intellettuali di ragazze, studentesse umiliate in un futuro mortificante, se rimangono sempre i soliti criteri, anche nella formazione e nell’istruzione, per l’accesso al lavoro e alla stessa carriera universitaria o nel mondo della ricerca e dell’istruzione, sono vanificati. Sono aspetti e contraddizioni materiali, CHE RIGUARDANO TUTTI E TUTTE. SE NON SI COLLEGA LA BATTAGLIA PER CONDIZIONI SALARIALI E NORMATIVE SUL LAVORO PROFONDAMENTE DIVERSE DALL’ATTUALE STATO DI COSE PRESENTI, PER LA SICUREZZA E LA SALUTE SUI POSTI DI LAVORO E SUI TERRITORI, CON LA LOTTA PER CONTRASTARE LA CONTRADDIZIONE “DI GENERE” A TUTTI I LIVELLI, PROSEGUENDO LA SPINTA DEL PROTAGONISMO DELLE DONNE DEGLI ULTIMI ANNI, ASSIEME ALLA “LIBERAZIONE” DAI CRITERI MASCHILISTI, COINVOLGENDO ANCHE L’UNIVERSO MASCHILE GIA’ SINDACALIZZATO e SENSIBILIZZATO, AVREMO SPRECATO L’ENNESIMA OCCASIONE.

    Come hanno gridato le donne, madri e nonne argentine per decenni a Plaza de Mayo e davanti alla Casa Rosada, sede del presidenzialismo argentino, per verità e giustizia sui figli, figlie e nipoti desaparecidos, con lo slogan “NI UN PASO ATRAS, nunca mas – Non un passo indietro, mai più” dovremo anche noi in Italia, seguire lo stesso esempio.

    Ne va della nostra dignità come persone, è un passaggio importante e fondamentale nella lunga marcia verso la piena liberazione e l’emancipazione delle donne, delle classi lavoratrici e dei settori popolari subalterni ed oppressi, in Italia come a livello internazionale, senza dimenticare le tante mobilitazioni delle ragazze e donne iraniane che hanno coinvolto ampi strati della popolazione al regime teocratico dominante, alle lotte delle donne in tutto il pianeta, una forza rivoluzionaria che dovrebbe contaminarci e coinvolgerci tutti.

    PER QUESTO, ANCHE NEL RICORDO DI NICOLE E DI TUTTE LE DONNE ASSASSINATE PER FEMMINCIDIO E MORTE SUL LAVORO, DIAMO UN INVITO A PARTECIPARE IL 25 NOVEMBRE, GIORNATA MONDIALE CONTRO LE VIOLENZE E LE DISCRIMINAZIONI ALLE DONNE, ALLE MANIFESTAZIONI CHE SARANNO SVOLTE IN QUELLA GIORNATA, A STARE NELLE PIAZZE…PROSEGUENDO POI DAL …26 NOVEMBRE, LA LOTTA CONTRO LE INGIUSTIZIE E LA BARBARIE, IN FAMIGLIA, SUL LAVORO, NEI LUOGHI DI STUDIO, NELLA SOCIETA’.

    Segreteria nazionale collegiale confederale Usi 1912 ricostituita Cuneo-Rimini-Roma-Caserta ed esecutivo nazionale

    1916