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Ricordando Stefano Chiarini

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(6 Febbraio 2007) Enzo Apicella
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Storico massacro allo sciopero degli operai bananieri in Colombia

(30 Novembre 2023)

Da "Alternativa di Classe" n. 131

storico massacro operai bananieri 2

Immagine ripresa dal sito rivistanuovastoria.com

Agli inizi del secolo XX° in Colombia le compagnie americane e inglesi ebbero quasi in regalo i giacimenti di petrolio, oro e metalli preziosi, dal momento che furono consegnati loro vasti territori, perchè potessero produrre banane, cacao, caucciù e tabacco. Ovviamente, un'impresa cerca di sfruttare al massimo la forza-lavoro: il personale impiegato da queste aziende, con il beneplacito del governo, era trattato come si trattava in epoca coloniale.
L'industrializzazione, iniziata ad inizio secolo, aveva prodotto una borghesia urbana imprenditoriale conservatrice e legata al capitale straniero, e una classe operaia che cominciava a prendere coscienza, grazie anche all'esempio della Rivoluzione russa, ed a richiedere miglioramenti sociali. Dietro al loro esempio, anche i contadini, gli artigiani e le popolazioni indigene cominciarono ad organizzarsi in sindacato e forze politiche.
All'inizio degli anni '20 si costituirono in Colombia due sindacati: l'USTM, e una cooperativa di lavoratori a Ciènaca, la cui vocazione era quella di fornire loro beni di prima necessità a prezzi inferiori di quelli imposti da alcune multinazionali. La parola "socialismo" era conosciuta nei circoli intellettuali liberali, e l'uguaglianza sociale non era più un tabù.
Nel 1926 fu costituito il Partito Socialista Rivoluzionario, anche se un settore importante dell'intellighenzia liberale non era certamente rivoluzionario, ma solo interessato a cambiamenti che modernizzassero lo Stato. Ciò ovviamente allarmò il governo conservatore, l'oligarchia e la gerarchia ecclesiastica (la più grande proprietaria terriera della nazione), che cominciarono ad urlare al complotto comunista internazionale che voleva distruggere le loro proprietà e le loro vite.
Il Parlamento, il Governo, e, in particolare, la Chiesa, che “è sempre vicina alle sofferenze dei poveri” (!), terrorizzati da questi avvenimenti, cercarono di intervenire sia arrestando dall'aprile 1928 diversi rappresentanti sindacali, sia emanando nell'ottobre 1928 una legge che classificava come sovversiva l'azione politica e sociale dei sindacati e delle organizzazioni popolari che stavano nascendo.
Alla fine del diciannovesimo secolo, la United Fruit Company si stabilì nei Caraibi colombiani, ed il il Governo colombiano non solo gli donò ampi territori, ma anche altri privilegi che altre imprese non avevano. Insomma la United operava come se fosse una repubblica indipendente, al punto che ne nacque l'espressione "repubblica delle banane", per indicare appunto queste zone fuori dal controllo statuale.
In questa impresa erano impiegati nel 1927 più di 25mila lavoratori, costretti a lavorare almeno 12 ore giornaliere. I lavoratori non erano pagati in denaro contante, ma con dei buoni che potevano essere utilizzati nei negozi dell'azienda, che importavano prodotti dagli Stati Uniti. Inotre i lavoratori non avevano assistenza medica e dormivano in baracche insalubri, e la manodopera era costituita da un sistema di appaltatori intermedi, per cui la United trascurò gli obbighi fondamentali nei confronti dei lavoratori.
Per uscire da questa situazione, i lavoratori chiesero un incontro con la multinazionale, facendo un elenco di richieste, ma dopo mesi di trattative la United alzò un muro, e i sindacati indissero uno sciopero per il 12 Novembre 1928, che coinvolse migliaia di lavoratori, chiedendo la copertura sanitaria, niente più buoni pasto, assicurazioni per gli infortuni sul lavoro, salario settimanale e aumentato, un giorno di riposo.
Lo sciopero, avvenuto esattamente 95 anni fa, fu il più grande del Paese, e i dirigenti della United pretesero e ottenero dal Governo centrale l'invio dell'esercito e la proclamazione dello stato di assedio. L'operazione della repressione fu guidata e organizzata dal generale Carlos Cortès Vargas. Egli convocò al villaggio di Ciènaga, con la scusa di dare il benvenuto al governatore, gli scioperanti, ma essi trovarono non il governatore, ma il generale con i suoi uomini appostati sui tetti ed equipaggiati con mitragliatrici.
Egli, così, intimò alla folla di cessare ogni assembramento e tornare a lavorare, ma i presenti si rifiutarono di obbedire e l'esercito aprì il fuoco sulla folla, che non era composta solo dagli scioperanti, ma anche dai loro famigliari, mogli e figli compresi. Si stima che ci fossero 5000 persone circondate da 300 soldati, e la carneficina fu terribile, e, anche se non si hanno cifre precise, si parla di 1000-1500 omicidi.
Gli scioperanti che non morirono all'istante furono uccisi con la baionetta, e quelli che non morirono subito furono sepolti vivi in fosse comuni con i cadaveri, almeno così denunciarono i lavoratori; furono poi caricati sui treni della compagnia e scaricati in mare, come si faceva con le banane avariate. I sopravvissuti furono perseguitati, mentre i leaders furono rapidamente processati dai tribunali militari. Il massacro proseguì per diversi giorni, finchè la notizia non arrivò al resto del Paese e, nonostante il silenzio della stampa, iniziarono mobilitazioni di protesta.
Il Governo americano insistette affinchè venissero protetti gli interessi dei cittadini americani, minacciando l'ipotesi di inviare una nava militare vicino alla costa, pronta ad intervenire. Comunque, sia il Governo colombiano, che la United proseguirono come se nulla fosse successo, al punto che il Generale Cortes firmò un "accordo di lavoro" per i lavoratori.
La United Fruit Company (UFC) è stata senz'altro una delle prime multinazionali moderne, che riproponevano un vecchio meccanismo: quello secondo cui pochi si arricchiscono alle spalle di tanti. La storia dell'UFC risale praticamente al 1870, quando l'avventuriero statunitense Lorenzo Dow Baker decise di portare 160 caschi a casa per provare a venderli; era stato un successo.
La UFC nacque poi nel 1899, e, con i nuovi metodi di refrigerazione e lo sviluppo delle ferrovie, nel giro di pochi decenni questi misteriosi frutti esotici di lusso, le banane, arrivarono sulle tavole di tutti. Ma l'altra faccia della medaglia di questo colossale successo sono stati i danni ambientali e socioeconomici dei territori produttori del frutto, e lo sfruttamento della forza-lavoro.
I giovani governi delle regioni, usciti da poco dai regimi coloniali, all'inizio del ventesimo secolo erano instabili, autoritari, poveri e facili da corrompere. La crescita economica, allora relegata ad un settore agricolo arretrato, era ostacolata dall'assenza di servizi, infrastrutture e capitale.
Alla fine degli anni quaranta la UFC era poprietaria di un quarto delle terre coltivabili in America centrale. Sviluppò a tal punto il suo commercio marittimo e la sua rete di ospedali, per i funzionari in loco, da creare la flotta e il sistema sanitario privato più grande del mondo, ovviamente a disposizione dei funzionari statunitensi in loco. Gli impiegati degli USA vivevano in un paradiso tropicale; questi personaggi venivano per lo più dagli Stati del sud, e riproponevano la loro mentalità schiavista, che si fece sentire nei confronti dei lavoratori indigeni o afro-discendeni.
Il commercio delle banane in un secolo si è sviluppato massicciamente, ed ora come ora è in mano a questi monopoli Chiquita (ex UFC), Dole (USA), Del Monte (USA), Fyfes (anglo-irlandese), e Noboa (Ecuador). Inoltre, il banano non si coltiva solo in America Latina, ma anche in Africa, e questo ha comportato uno scontro tra opposti imperialismi, cioè tra la lobby USA, che domina la produzione del continente latino-americano, e quella dell'Unione Europea, che domina le produzioni dell'Africa e, in parte, dell'Asia.
Si assiste ad una guerra commerciale tra il dollaro-banane e l'eurobanane per il fabbisogno dei consumatori europei. Come si può notare gli interessi in gioco sono enormi e complessi, ma qualsiasi riforma tende ad abbassare i salari e i diritti dei lavoratori, i quali lavorano con precari contratti, talvolta inesistenti del tutto. Inoltre, sappiamo, da denunce delle organizzazioni come Ctm-Altro mercato, il commercio equo e solidale, che la banana è un frutto altamente tossico, e che i diritti sindacali e salariali ancora oggi vengono violati e ignorati.
I lavoratori denunciano le gravi malattie dovute ai prodotti chimici spruzzati sui prodotti, esalati da piccoli aerei a bassa quota, soprattutto per la totale assenza sia di distribuzioni di equipaggiamenti di sicurezza, che di una informazione adeguata ai lavoratori da parte delle aziende. I trattamenti chimici delle piante e la crescita dei caschi di banane nei sacchetti di plastica fa sì che il terreno in pochi anni diventi sterile, e che poi risulti difficile recuperalo alla fertilità.
Ma, nonostante tutto questo, risulta difficile una sindacalizzazione tra i lavoratori, perchè c'è la diffusione del caporalato e perchè molti provengono dai Paesi poveri limitrofi senza adeguati permessi di soggiorno. Se sono da apprezzare le denunce del commercio equo e solidale, sia sull'inquinamento che la coltivazione del banano produce, e sia le denunce sullo sfruttamento dei lavoratori, non è mitigando le regole del mercato capitalistico che si può convertire ed abbattere questo sistema.
Il capitalismo o si abbatte o, in definitiva, si subisce, e se alcune conquiste, grazie alle lotte dei lavoratori, si sono ottenute, appena il capitale fiuta un "rilassamento" della classe operaia, cerca di recuperare il terreno perduto, e purtroppo spesso ci riesce. L'unica soluzione è la costruzione di un movimento organizzato di lavoratori su un terreno di classe ed internazionalista, e contro il veleno nazionalista che la borghesia di ogni Stato inietta nelle vene del proprio proletariato, in modo che come nemico non sia vista la propria borghesia, ma il proletariato dell'altro Stato.
Le guerre, che oggi stanno insaguinando vari territori, sono la prova lampante di quello che vogliamo affermare, e purtroppo l'allargamento dei conflitti è possibile. Nel proletariato, che non ha nessun interesse alla continuazione del capitalismo, una fetta sempre più grossa viene attratta dalle bandiere nazionali della borghesia capitalistica, senza rendersi conto che, così facendo, diventa carne da macello per gli interessi borghesi.

Alternativa di Classe

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