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Obama o Romney?

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(6 Settembre 2012) Enzo Apicella

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possiam sceglier la rivoluzione?

(12 Ottobre 2006)

"Colui che attende una rivoluzione sociale "pura" non la vedrà mai. Egli è un rivoluzionario a parole che non capisce la vera rivoluzione.."
Lenin.


La nostra epoca è, ovviamente, assai differente dalle precedenti, ma ciò non cambia quello che è il modo dei comunisti di interpretare la realtà e le forze sociali attualmente protagoniste. Il socialismo scientifico valuta le forze in campo e i loro reciproci rapporti di forza non sulla base di come queste si rappresentano o semplicemente in base alle ideologie che guidano la loro azione. Il metodo realistico e dialettico si basa sul ruolo oggettivo che si ha nella lotta di classe. In questo momento che ci piaccia o no due forze islamiche sono le principali forze di resistenza di massa all'imperialismo in Libano e Palestina. I comunisti non possono storcere il naso perchè la resistenza popolare da quelle parti è egemonizzata da movimenti religiosi e non socialisti, ma devono lavorare fianco a fianco (come fanno i compagni libanesi) e nello sviluppo della lotta far valere con forza la prospettiva rivoluzionaria, convicerne le masse della neccessità, appellarsi al proletariato per chiamarlo al comando e alla guida della lotta. Bisogna combattere il pregiudizio antioislamico e eurocentrico. In un recente articolo il compagno Alan Woods, che appartiene a una tendenza internazionale (in Italia falcemartello) che non manda certo scatole di cioccolatini a Hezbollah, parlando dell'attuale scoppio rivoluzionario in Messico (questo Paese che ci sta facendo sognare!), ricorda come nella rivoluzione del 1905 in Russia i protagonisti eran soprattutto credenti, ma questo non impedì loro di sposare qualche anno più tardi le più audaci idee rivoluzionarie! Con questo non si vuol dire che le credenze religiose siano il viatico migiore per una presa di coscienza rivoluzionaria o chissà che altro, ma semplicente che nella lotta concreta, pratica, che porta milioni di persone ha voler cambiare le cose, a prender per mano la vita, ad afferrare il potere oggi così oscuro e lontano, in una lotta del genere di cui vediam i primi semi ora, in questi mesi e nei prossimi anni, in questo tipo di lotta le opinioni religiose non guidano l'azione ma ne son guidate, la religione è un frutto storico, è come tale va considerato, la sua preponderanza nella cultura araba e non solo è spiegata dalla storia di questi Paesi. Pensare di far a meno di Hezbollah e Hamas è irrealista, la loro lotta ha dimostrato quale forza e determinzione possiedano, le loro dichiarazioni indicano una grande apertura mentale e una grande smania di allearsi a chiunque lotti contro l'imperialismo, pur sempre difendendo la loro natura religiosa. Certamente è condivisibile la preoccupazione di non lasciare la direzione a movimenti che non sono e non possono essere l'espressione generale di tutte le lotte che si intrecciano, poichè solo i lavoratori hanno quel carattere universale di poter racchiudere nella propria lotta, ogni lotta che si muova contro il capitale e portarla all'estreme conseguenze. Dimenticare però le caratteristiche del Libano e della Palestina, e del mondo arabo in genere, è impensabile, non possiam scegliere la rivoluzione, possiamo solo prenderne parte e far capire agli oppressi, ovunque siano, di qualsiasi credenza religiosa, che solo prendendo il potere possono cambiare la storia e metter fine per sempre allo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e iniziare a edificare l'autogestione della società.

Gabriele Ara

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