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(20 Marzo 2010)
Manifestazione contro la privatizzazione dell’acqua a Roma. Partecipa anche il movimento di solidarietà con il Popolo Palestinese

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Diamo continuità alla manifestazione del 30 settembre

Contro la guerra, senza se e senza ma

(15 Ottobre 2006)

Documento unitario dei promotori della manifestazione

Le organizzazioni promotrici, nel quadro della mobilitazione promossa dal Forum Sociale Europeo, della manifestazione del 30 settembre a Roma per il ritiro delle truppe da tutti i fronti di guerra, valutano positivamente l’iniziativa. La presenza di diecimila persone, pur non mettendo in campo le potenzialità di un movimento che in passato aveva registrato numeri decisamente superiori, va valutata nel nuovo, e del tutto diverso, contesto determinato dalla sconfitta di Berlusconi e dalla costituzione di un governo che ha inglobato i tre partiti della sinistra “radicale” (Prc, Pdci, Verdi) che avevano, seppur con impegno diverso, partecipato al movimento no-war.

L’appoggio fornito da questi tre partiti al rinnovo della missione in Afghanistan e a quella in Libano - salutata come esaltante iniziativa di pace, che ingabbierebbe i “cattivi Stati Uniti” grazie all’operato della “buona Europa” (e dell’”ottima Italia”) e all’uso “non offensivo delle armi” da parte dei militari italiani e di quelli sotto la ingannevole bandiera dell’ONU - ha creato grande disorientamento e divisione nel nostro movimento. Nulla di sorprendente se si tiene conto che esso, pur avendo espresso grande capacità di mobilitazione in varie scadenze e pur essendo riuscito a diffondere tra gli italiani/e un rifiuto generalizzato della guerra (due terzi contrari alla missione in Afghanistan e il 60% ostile a quella in Libano), non ha avuto finora una vera struttura autonoma e autosufficiente ma è stato intelaiato e sostenuto da sindacati, partiti, organizzazioni e reti il cui rapporto unitario è stato “conditio sine qua non” per la riuscita delle iniziative.

E nel momento in cui la “sindrome del governo amico” colpisce gran parte di queste strutture, ne paralizza o inaridisce la volontà unitaria e di mobilitazione (che portava a superare divergenze sostanziose, non certo dell’ultima ora, pur di agire efficacemente contro la guerra), una volta venuto meno il cemento anti-Berlusconi e con varie figure rappresentative del movimento inglobate nel Parlamento e nel governo, è naturale che lo sbandamento, indotto tra chi si è mobilitato in questi anni, produca una vistosa riduzione delle capacità di iniziativa del movimento.

Spetta dunque a chi prosegue ad operare con assoluta avversione alla guerra “senza se e senza ma” (indipendentemente dal fatto che essa sia condotta “unilateralmente” dagli Usa oppure “concertata” con le principali potenze europee o altre, che abbia le bandiere dei vari Stati o dell’ONU) non solo contribuire a ridare forza, chiarezza e unità al movimento, ma anche favorire un salto di qualità nella strutturazione di esso, in stretto raccordo con quello europeo e mondiale.

Abbiamo bisogno di operare non solo con grandi scadenze nazionali nei momenti topici (cosa che non è affatto una “ritualità”) ma anche estendere sul territorio il movimento, affinché divenga sempre più diffuso, popolare, incisivo nell’opera di smantellare “qui ed ora” le basi materiali, politiche, ideologiche, culturali e organizzative della guerra permanente e globale: e dunque agire non solo contro le missioni belliche all’estero ma anche contro le basi militari, contro gli armamenti e le fabbriche di morte, contro i vincoli militari che ci legano, in funzione totalmente servile, agli USA, ad Israele e ad altre potenze belliciste e aggressive.

Tale diffusione e popolarità ci saranno se opereremo con vero spirito unitario e non identitario, tenendo insieme, ad esempio, le componenti dichiaratamente anticapitaliste e antimperialiste con quelle sinceramente pacifiste, coloro che ritengono che l’uso della forza, della autodifesa e della resistenza anche armata siano in certe fasi una dolorosa ma inevitabile necessità e coloro che pensano che sempre e comunque la via di opposizione all’aggressione debba evitare qualsiasi uso della forza: a patto però che tale “non-violenza” sia davvero reale, che non crolli davanti al primo intervento armato di un “governo amico” o alla discesa in campo di militari “buoni” che, come ha detto il presidente della Camera, ci garantirebbero “un uso non offensivo delle armi”.

Insomma, a patto che ci si muova con onestà contro la guerra “senza se e senza ma” e non, come sta avvenendo ora per alcuni/e, “solo se.. ma solo quando..ma solo dove”.

Su questo invitiamo l’intero movimento a discutere a fondo nelle varie città, nel modo più unitario possibile, per far avanzare questa strutturazione, per definire le prossime scadenze di lotta nazionali e locali, per riportare il movimento contro la guerra italiano all’altezza dei suoi compiti e dell’assoluta drammaticità della situazione mondiale nell’epoca della guerra permanente e globale scatenata dagli USA e dai loro alleati.

Confederazione Cobas, federazione RdB/CUB, Forum Palestina, Comitato nazionale per il ritiro dei militari italiani, Comitati Iraq Libero, Partito Comunista dei Lavoratori, Rete dei Comunisti, Campo Antimperialista, Red Link, Utopia Rossa

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