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PAESI BASCHI NEL SILENZIO

un articolo di Marco Orodrici "Oddo" (PRC di Casalecchio) per "Zero in Condotta"

(29 Novembre 2002)

Era la fine di Agosto di quest’anno quando, con un provvedimento degno di una dittatura fascista, prima la Audiencia Nacional, per bocca del famoso giudice Baltasar Garzon, poi il Parlamento Spagnolo, sancivano la sospensione immediata e coatta di tutte le attività politiche della coalizione abertzale (patriottica) Batasuna nonchè la chiusura di tutte le sue sedi e di tutte le Herriko Taberna (letteralmente Taverne del Popolo) che a Batasuna erano legate.

NON ERA LA PRIMA VOLTA che lo Stato spagnolo metteva fuorilegge organizzazioni della sinistra indipendentista basca, già dal 1997, anno in cui fu messa sotto processo tutta la direzione politica (Mesa Nacional) di Herri Batasuna, è stata una pratica perseguita di continuo.
Prima la condanna dei 23 membri della “Mesa Nacional” a sette anni di carcere per aver diffuso un video in cui l’ETA esponeva la propria proposta di pace denominata “Alternativa Democratica”, seguita dalla chiusura di Egin, quotidiano della sinistra abertzale tra i più letti del Paese Basco.
Da quel momento è stato un susseguirsi di atti di questo tipo.

MA PER CAPIRE LA REALE PORTATA di questi provvedimenti all’interno della società basca bisogna cercare di capire quale dimensione e importanza ha la sinistra abertzale all’interno dei Paesi Baschi (Euskal Herria o Euskadi).

LA STORIA CI INSEGNA che il popolo basco è nato ai piedi dei Pirenei, la sua lingua, l’euskara, è una lingua assolutamente autoctona come poche nell’Europa (vedi, tra le altre, l’ungherese ed il finlandese) ed è l’unica lingua che è anteriore all’invasione dei popoli indoeuropei, invasione che ha generato tutte le lingue europee.
Il Popolo basco non ha mai avuto uno Stato proprio se non per poco tempo con il nome di Regno di Navarra tra il 1400 ed il 1500 ma, nonostante ciò, ha da tempo immemorabile sviluppato una vigorosa difesa della propria identità: alcune volte in maniera pacifica, culturale e politica ed altre volte in maniera armata.
I principali momenti di resistenza armata sono stati la difesa del Regno di Navarra, appunto tra il XV ed il XVI secolo, nelle guerre Carliste del XIX secolo, i Battaglioni Baschi per la difesa della Repubblica contro il Franchismo nel 1936 e le varie fasi della lotta armata intrapresa da ETA sotto il Franchismo.
Quindi da questi dati si può tranquillamente desumere che il Popolo Basco è da sempre in lotta per la difesa della propria identità (terra, lingua), diversa dagli altri popoli confinanti, e alla ricerca di una propria autonomia decisionale che a tutt’ora gli manca.

UN DATO IMPORTANTE per capire ancora meglio la sete di indipendenza dei Baschi (2.800.000 persone) è la sua realtà sociale.
L’esempio più lampante è il referendum per l’adesione alla NATO che lo Stato spagnolo, allora governato dal “socialista” Gonzales, sottopose nel 1986 ai propri abitanti; ebbene mentre nel resto dello Stato spagnolo i SI’ hanno vinto con circa 9 milioni a favore e 7 milioni contro (astenuti il 41%) in E.H. il risultato si ribalta completamente: su 2 milioni di votanti, 830mila dicono NO e 430mila dicono SI’ con un astensione del 35% (700mila).
Cosa significa questo? “Che nel caso della guerra alla Jugoslavia” sono parole dell’ex responsabile esteri di Herri Batasuna J.A. Egido durante un dibattito in Ottobre di quest’anno a Rimini “il Popolo Basco non avrebbe partecipato”.
Ed il NO a questo referendum era sostenuto dalla Sinistra abertzale.

Nelle elezioni del 1998, quelle che hanno visto una vittoria storica della coalizione di Sinistra abertzale (presentatasi con il nome di Euskal Herritarok) si proponeva, tra le altre cose, l’introduzione delle 35 ore lavorative (cosa che di fatto è avvenuto nel settore pubblico ed in parte di quello privato).
Attualmente il parlamento Basco ha anche votato una mozione contraria all’intervento in Iraq, ed il parlamento basco non vede una maggioranza di sinistra.

CREDO ORMAI SIA CHIARO, anche solo citando questi pochi esempi, quale sia il vero scontro in atto: esiste nello Stato spagnolo un popolo, con una forte rappresentanza di sinistra, che non vuole essere sottomesso a scelte altrui e rivendica una propria autonomia di azioni e decisioni che non competono a nessun altro se a non esso stesso.
Si potrebbe continuare a citare le sostanziali scelte che i Baschi, anche a dispetto della cecità dello Stato spagnolo, attuano: a partire dalla “democrazia partecipativa” attuata dai municipi che vedono un governo della sinistra abertzale, alla proposta di un tavolo di pace denominato “Patto di Lizarra”, sottoscritto da tutta una serie importante di partiti politici baschi, sindacati ed associazioni che propongono una soluzione “Irlandese” per Euskal Herria.

E’ IL SILENZIO CHE UCCIDE I BASCHI, un silenzio di cui la Sinistra è complice.
Io credo che il vero problema sia l’informazione, la conoscenza della reale portata politica di cui sono custodi i baschi.
Chi ha passato anche solo delle vacanze in Euskadi ha potuto ammirare la straordinaria socialità che questo popolo ha; un popolo che non ho problemi a definire internazionalista per sua natura.
Di fronte ad un attacco come quello condotto quest’estate dal duo Aznar-Garzon le voci che si sono levate contro sono state diverse ma assolutamente sterili e, soprattutto, non hanno avuto seguito.

AVETE PIU’ SENTITO PARLARE DELLA VICENDA BASCA? Assolutamente no! Le ultime notizie in merito arrivano alla fine di Settembre e riguardano, caso strano, all’ultimo attentato di ETA.
Per il resto solo silenzio.
Ed invece le cose hanno continuato a muoversi e, nonostante la sempre più dura repressione interna (a decine gli arresti di giovani indipendentisti), i Baschi lottano: hanno organizzato una manifestazione imponente (nonostante il divieto imposto oltre 50mila i partecipanti) repressa violentemente dalla polizia autonoma (Ertzaintzia); il deputato Verde Bulgarelli ha partecipato ad una serie di iniziative in Euskadi con la funzione di osservatore nei primi giorni di Ottobre; delegazioni basche hanno preso parte al SFE di Firenze portando contributi interessanti; alcuni loro esponenti sono venuti in Italia per far conoscere “dal vivo” la situazione attuale; a Dicembre si terrà una grande iniziativa di tutti gli eletti nei municipi per discutere della democrazia partecipativa soprattutto dopo la sospensione di Batasuna a cui il 75% dei cittadini baschi è contrario.

INFORMARSI E CAPIRE è questo il primo dovere per un progressista, ed è per questo che il PRC, dalla sua posizione critica sulla Sinistra indipendentista Basca, organizza una serata a cui parteciperà Alessandro Leoni, membro del Comitato Politico Nazionale del PRC, e Giovanni Giacopuzzi, profondo conoscitore della storia e della attualità basca.
La serata avrà luogo alla Sala Benjamin in Via del Pratello 52 a Bologna il 22 Novembre alle ore 20,30, ed è convocata per capire più approfonditamente la realtà di Euskal Herria.
In cuor mio mi auguro che sia l’occasione, per il Partito nel quale milito e per tutta la Sinistra italiana, per iniziare ad avere un rapporto diverso e di sostegno ai Compagni Baschi, compagni che, non dimentichiamolo, chiedono sì l’indipendenza ma lottano anche per il socialismo.

Marco Odorici
CapoGruppo PRC a Casalecchio di Reno

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