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Riforma delle pensioni

(22 Luglio 2007)

Pensierino della sera:
Giudicare positivamente l'accordo sulla riforma pensionistica è dire il falso e dare degli imbecilli ai lavoratori e a tutti gli italiani. Solo il governo, il centro destra e i padroni hanno una qualche ragione per dirlo ma non di certo i lavoratori, i sindacati che avrebbero dovuto difenderne gli interessi e le forze di sinistra dentro e fuori il parlamento ed il governo.
Con questo accordo che non può essere distinto dalla questione del TFR i lavoratori sono fregati tre volte :
a) con l'aumento dell'età pensionabile. Si sono tolti i 60 anni nel 2008 e si sono messi i 62 nel 2013;
b) con l'abbassamento di fatto delle pensioni attraverso il meccanismo della revisione dei coefficienti. L'aver fissato la copertura minima al 60% con gli stipendi attuali -vigente la legge 30 che non si vuole modificare - significa prevedere pensioni anche di soli 300 euro ed anche meno.
c) e, per l'appunto, con la truffa-furto del TFr: un prelievo dalle tasche dei lavoratori ed un regalo al padronato, alle finanziarie ed alle burocrazie sindacali.
Le cosiddette migliorie rivendicate dal "sindacato" o da Rifondazione sono tutte specchietti per le allodole.
Questo risultato negativo è la conseguenza di un doppio errore di fondo: considerare la spesa pubblica ( cioè la spesa sociale) il grande male del sistema capitalistico globalizzato e aver dato per buoni i conti di Padoa-Schioppa sulla cui veridicità, come ha dimostrato la vicenda del tesoretto, non c'è da scommetterci un centesimo di euro.Due esempi per tutti: dall'accordo non traspare alcun riferimento alla separazione tra previdenza ed assistenza nè si capisce quale sia l'incidenza dei maggiori ciontributi che i lavoratori dipendenti pagano da gennaio scorso.
Quella delle pensioni è dunque l'ennesima sconfitta che la sinistra di governo subisce da quando si è costituito il governo Prodi. Si può tranquillamente dire e dimostrare che in una ipotetica partita doppia il rapporto dal il dare e l'avere è 100 a zero. Sfido a dimostrare il contrario.
Analoga sconfitta per il sindacato ( naturalmente mi riferisco alla CGIL in quanto Cisl soprattutto e Uil fanno il loro mestiere di supporters del sistema) che di fatto ha firmato una resa incondizionata e sembra oramai destinato a svolgere quel ruolo di sindacato di regime burocratizzato conosciuto nel ventennio fascista.
La vicenda si presta anche ad una riflessione politica.
1) La scelta della politica della "riduzione del danno" ( ma un danno viene ugualmente subito) e quindi della moderazione e della rinuncia ai propri obiettivi viene giustificata a sinistra dal pericolo di un ritorno di Berlusconi. Una riflessione attenta sull'argomento mi ha portato però a considerare che nell'arco del periodo che va dal 1989 al 2007, se facciamo "tara" delle leggi "ad personam" che sono state approvate dai governi Berlusconi, le peggiori controriforme ( in senso generale) che hanno penalizzato i lavoratori e le famiglie portano tutte la paternità originale del centro-sinistra e segnalatamente di quei partiti che stanno dando vita al partito democratico.
2) Che la sinistra ( comunista) è perdente perchè il suo ceto politico dirigente è quantomeno ideologicamente corrotto. Se tale rimarrà sarà difficile invertire la rotta che ci ha portato alla "Caporetto" attuale. Vien da dire che ha avuto ragione Mao quando ha avviato la rivoluzione culturale istuituendo i campi di rieducazione. Ci vorrebbero anche qui in Italia per gli attuali dirigenti di Rifondazione e dei comunisti italiani e per i dirigenti sindacali della CGIL

Lucio Costa (PD)

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