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Resolution: Revolution!

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(1 Gennaio 2012) Enzo Apicella
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Comunisti al bivio tra conflitto sociale e subalternità al Governo Prodi

(13 Agosto 2007)

Nella prima metà di Agosto si sono concentrate alcune notizie che meritano la nostra attenzione. Partirei dall'appello lanciato dalle pagine de Il Manifesto e Liberazione da alcuni intellettuali a sostegno di una grande manifestazione nazionale il 20 Ottobre.

L'appuntamento è stato assunto da tutte le aree della cosiddetta sinistra radicale eccezion fatta per sinistra critica. Negativo il giudizio del sindacalismo di base .

Ma cosa dice l'appello?

Nell'incipit si constatata che ormai da tempo si è aperto un solco tra la rappresentanza politica, il Governo e i suoi elettori o meglio i lavoratori , le lavoratrici, i precari che hanno sperimentato, nell'ultimo anno, le politiche antisociali di questo Governo.

Non ci interessa discutere in termini astratti dell'elettore tipo della sinistra radicale; negli anni Rifondazione ha perso decine di migliaia di tesserati, alcuni ne ha acquistati di nuovo ma quello che preoccupa è il turn over (in ogni caso al ribasso) delle iscrizioni. Tutta colpa della antipolitica che ormai imperversa , o ci sono ragioni più profonde?

L'elettore medio comunista vorrebbe innanzitutto alcune risposte concrete in tema di lavoro, welfare, potere di acquisto dei salari e delle pensioni, risposte che non trova nel Governo Prodi.

C'è poi un problema organizzativo che riveste grande rilevanza politica; tanto Rc quanto verdi e pdci da anni praticano il partito leggero (così decidono sempre gli stessi), basta vedere il numero (in forte calo) di feste popolari e di iniziative politiche sui territori con le conseguenza negative che conosciamo (spazi ai fascisti nei territori metropolitani, svolta a destra di quartieri popolari e borgate, perdita delle egemonia nei quartieri popolari, perdita di funzione sociale da parte dei comunisti che così diventano un corpo astratto, subalternità culturale ad una destra per altro rozza e sempre più xenofoba)

L'elettore comunista non può essere solo espressione di un voto di opinione ma coinvolto in un processo di cambiamento ?

Se questa domanda merita una risposta seria (un termine che vorrei cancellare dal nostro vocabolario visto l'uso che ne fa il presidente del Consiglio per cui serie sono le manovre che attaccano pensioni e diritti dei lavoratori) , esprimiamo un giudizio negativo sull' appello che mira principalmente a ricompattare il Governo prodi con la sinistra radicale e così recuperare consensi perduti per le politiche antisociali intraprese negli ultimi mesi. Nessun copinvolgimento reale che parta da una considerazione di primaria importanza: le decisioni da prendere non debbono calare dall'alto ma partire dalle istanze della base che rimette al centro pensioni, guerra, salario e casa.

L'Appello non fa un bilancio delle politiche intraprese dal Governo Prodi, politiche che con gli ultimi due DPEf, la finanziaria 2007 si sono preoccupate di abbattere il debito e di rientrare nei parametri dei patti di stabilità di Maastricht.

Non è poi vero che il Governo non abbia fornito nel suo primo anno di vita risposte convincenti, le risposte ci sono state e non le hanno condivise i settori sociali che dovremmo difendere ossia i lavoratori, i precari ....

Come è possibile non menzionare un giudizio negativo sulle recenti scelte del Governo, dai contratti rinnovati ogni 4 anni (cosi' si contrattano minori aumenti) al Protocollo?

Non sono questi i punti sui quali ripartire per dare vita e sostanza al conflitto sociale, oppure si utilizza la manifestazione del 20 Ottobre per dare forza ad una politica emendativa e al massimo ribasso, rilanciando magari le vendite dei due giornali comunisti alle prese con una lunga crisi economica (perdonatemi la insinuazione)?

La manifestazione del 20 è poi fortemente avversata da parte dello stesso schieramento di sinistra, per esempio Gavino angius ha preso il pretesto di una infelice battuta del deputato Caruso per un attacco senza senso alla manifestazione del 20.

Se da una parte ci verrebbe di difendere il deputato Caruso, vittima di accuse farneticanti che lo dipingono come fiancheggiatore delle Brigate Rosse (la partica quotidiana di Caruso va in tutt'altra direzione e anche un cretino lo capirebbe), dall'altra non possiamo che criticare la spettacolarizzazione della politica per la quale una frase, più o meno stupida, diventa il fatto politico del mese e dà il pretesto, a destra e a sinistra, per spostare l'attenzione dai problemi reali che sono quelli del lavoro, della guerra.....

Nei fatti, con l'avvento del Partito democratico , la stessa Cgil si è rimangiata gran parte degli impegni assunti, i Comunisti sono ormai relegati ad un ruolo marginale, utili solo per le alleanze elettorali o per calmierare i malesseri sociali.

Una volta criticato l'appello non possiamo che mettere il dito nella piaga: i comunisti possono limitarsi ad incidere solo con politiche emendative visto che l'impianto delle scelte Governative sarà quello determinato da Maastricht ?

Il problema non sta tra la permanenza e l'uscita dal Governo Prodi, piuttosto tra subalternità o autonomia rispetto ai poteri oggi dominanti; autonomia significa scegliere di non sottoscrivere intese e decisioni che stridono con gli obiettivi che i comunisti si sono dati anche a costo di far mancare voti al Governo, un rapporto stretto, avremmo detto in altri tempi, tra teoria e prassi.

Non dobbiamo temere che questo Governo cada o raggiunga l'impopolarità, se il nostro obiettivo è quello di rafforzare le istanze delle classi subalterne, il potere di acquisto e di contrattazione dei salari, le rivendicazioni che provengono dai territori in lotta contro l servitù militari (sardegna, vicenza .) o contro gli eco mostri. La preoccupazione dell'appello per il 20\10 parte da un presupposto incodivisibile quale la riformabilità della politica di un Governo all'interno del quale i comunisti hanno da tempo iniziato a parlare di una nuova fase politica post rifondazione (e post comunista), dove l'asse con i mussiani si erge sulla rimozione della guerra nei balcani, o di una politica previdenziale che ha attaccato i lavoratori.

Ci sono poi (ed è la terza ed ultima notizia della prima metà di Agosto) le notizie provenienti dalle pagine dei giornali economici; la finanziarizzazione dell'economia Usa comincia a manifestare le prime contraddizioni.

Non solo l'economia capitalistica americana si basa sula guerra (il warfare) e la guerra traina la produzione industriale e il controllo sui brevetti oltre alla gestione delle materie prime e dei corridoi, ma per promuovere la massima circolazione di capitali si sono accordati prestiti che non possono essere sostenuti da stipendi sempre più bassi con le spese sanitarie a carico del singolo cittadino. Di conseguenza acquistando case si alzava il presso delle abitazioni e la circolazione di denaro con le rivalutazioni promuoveva nuovi rifinanziamenti

Ma il circolo vizioso è ormai chiaro a tutti: molti debitori sono oggi sul lastrico perchè la casa sulla quale hanno investito perde sempre più valore e non permette ulteriori rifinanziamenti (perchè nel frattempo il costo del denaro aumenta e i mutui a tasso variabile crescendo diventano insostenibili)

il defaut si trasferisce poi sui fondi che perdono quotazioni in borsa e trascinano sul lastrico migliaia di risparmiatori

Ad oggi (12 Agosto) non sappiamo quale effetto avrà la bolla finanziaria, possiamo tuttavia azzardare l'ipotesi di una crisi strutturale del capitalismo mondiale che provocherà ripercussioni negative sul potere di acquisto dei salari anche nel nostro paese(da approfopndore la questione sull'utilizzo di parte delle riserve auree)

In questo contesto riprendere una analisi del modo di produzione capitalistico e capire chi siano oggi i dominanti e i dominati significa rimettere non solo l'analisi marxiana al centro di una elaborazione da salotto per pochi , ma colegarci ad una pratica politica conflittuale

Siamo certi che l'appello del 20 non risponda a questa esigenza e per questo invitiamo a lavorare a favore di un percorso alternativo che unisca forze e pratiche anticapitalistiche

federico giusti

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