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Cori ingrati

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(21 Marzo 2010) Enzo Apicella
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13-14 aprile: Disertare le urne per continuare le lotte.

(25 Marzo 2008)

Mai come in queste elezioni sono pienamente avvertibili la sostanziale intercambiabilità delle forze in campo e l’assenza di alternative. Pesa il fatto che gli ultimi governi, sui grandi temi, hanno fatto scelte simili. E, nella campagna elettorale, l’omogeneità dei contenuti è compensata più che in passato dalle strategie di marketing. Chi può essere rappresentato dai protagonisti di questa contesa? Se si analizzano i discorsi dei due principali partiti, si capisce che esprimono la visione di diverse anime della Confindustria. Le due forze maggiori convergono sul terreno dello smantellamento dei diritti sociali: il Popolo della Libertà sbraita di più contro lo Statuto dei lavoratori, ma che esso sia da superare definitivamente lo pensa pure Ichino, giuslavorista, candidato di punta del Partito Democratico. L’unica differenza sta nell’accento posto dal PDL sulla protezione delle merci italiane, criticato dai liberisti puri. Il fatto è che Berlusconi ed i suoi contano su una base di piccoli e medi imprenditori, che soffrono la competizione internazionale. Il PD, invece, rappresenta il grande capitale. Lo fa attraverso una raffinata mistificazione: nelle sue liste troneggiano Colaninno jr. e Calearo, ma viene esibito pure un operaio della ThyssenKrupp, mentre Veltroni sproloquia sulla collaborazione tra le classi. Niente di meglio che celebrare la pace sociale, quando la grande impresa incrementa i suoi profitti senza che migliori la condizione dei lavoratori. Qualcuno dirà: per i settori sociali svantaggiati c’è l’Arcobaleno, che inoltre dà voce alla protesta contro la guerra. Di male in peggio. Come rappresenta la lotta contro la guerra l’Arcobaleno, con Bertinotti che si mette la spilla della pace durante le parate militari? O votando il rifinanziamento di tutte le missioni belliche e contribuendo a nascondere notizie come i frequenti raid italiani in Afghanistan? I problemi non sono minori se si prende a riferimento il mondo del lavoro. In Italia esso è frammentato come non mai: questo paese vanta una quantità stupefacente di nuove forme contrattuali, tutte all’insegna della precarietà. E la condizione di chi lavora viene rivelata in modo drammatico dallo stillicidio di morti bianche. Molte riguardano immigrati dell’est europeo, tanto demonizzati sui media quanto spremuti dai padroni. Già, i padroni: secondo loro il rispetto delle leggi sulla sicurezza va subordinato ad un aumento della produttività (quindi dell’intensità a parità di ore) del lavoro. Costoro sanno bene che questo supersfruttamento può significare solo altri incidenti, altre morti, ma non se ne curano, non sono certo spaventati da quel Bertinotti che promuove la “lotta di classe” verbale solo per far capire che è diverso da Veltroni.

Quanto poco classismo vi sia nella sinistra alternativa, lo si può capire dal suo sostegno totale ad un governo che ha mantenuto la legge 30 e che ci ha regalato il protocollo Damiano, nonché dalle sue politiche locali. A Roma, infatti, l’Arcobaleno non disdegna di appoggiare Rutelli, l’uomo che fino a ieri, su Liberazione, era indicato come il servo della CEI e della Confindustria. Con “sinistre radicali” di questo tipo, è ovvio che lorsignori si prendano la libertà di dire ciò che vogliono, senza freni. Il culmine della volgarità è raggiunto dal Sole 24 Ore e, come al solito, dal berlusconiano Giornale, che minimizzano il fenomeno degli incidenti sul lavoro e considerano un abuso ogni sanzione contro i padroni che non rispettano la normativa sulla sicurezza.

Dunque, abbiamo di fronte un quadro fosco. Ma se non ci si limita ad osservare la politica di palazzo, si scorgono anche segnali diversi, che rimandano alla lotta per i propri bisogni e desideri. Si pensi ai conflitti che attraversano il mondo del lavoro ed in particolare il precariato. Non sempre sono collegati tra loro, ma quando trovano un momento catalizzatore (si pensi allo sciopero del 9 novembre 2007, indetto dal sindacalismo di base) evidenziano una radicalità fondata sulle condizioni materiali dell’esistenza. In questi mesi, poi, è riemerso con forza il movimento delle donne. Esso, nel lottare contro la violenza patriarcale e nel rispondere all’offensiva clericale in atto, riafferma una soggettività altra, che non può essere incanalata nei tradizionali meccanismi della rappresentanza politica. Anche il movimento contro la guerra, il più soggetto ai riflussi, quando si sgancia dalle logiche istituzionali ottiene buoni risultati.

Il 9 giugno 2007, mentre il futuro Arcobaleno in Piazza del popolo sosteneva Prodi nel suo presunto tentativo di far rinsavire Bush, per le vie di Roma sfilava un corteo combattivo. In alcuni suoi settori si contestava non solo l’imperialismo più forte del mondo, ma anche quello italiano, sempre più aggressivo.

Ma è forse opportuno chiudere questa elencazione con chi è escluso dal diritto di voto: gli immigrati, che negli ultimi anni hanno lottato costantemente contro leggi infami (la Turco-Napolitano, la Bossi-Fini) e condizioni di vita e di lavoro inaccettabili, ponendosi sempre il problema dell’unità con i proletari italiani.

Ora, queste realtà di lotta non sono forzosamente riducibili ad una sola entità, ma una cosa è certa: il fatto che il Parlamento non ospiti le loro istanze non è necessariamente un male. E’ vero, viviamo in una fase in cui si tende a rendere il quadro politico sempre più sordo ad esigenze che non siano quelle del padronato o delle gerarchie ecclesiastiche. Riforme come quella elettorale di cui tanto si parla vanno in questa direzione, preparata culturalmente dall’ossessiva attenzione dei media per la politica statunitense, segnata dallo scontro tra candidati e partiti perlopiù simili. Ma un Parlamento che “rappresenta” gli interessi popolari è anche un Parlamento che ne attenua la portata, che depotenzia le istanze emerse nella lotta.

Superare l’illusione elettoralista, disertando coscientemente le urne, vuol dire invece cominciare ad esprimere davvero la propria forza, riconquistare la fiducia in sé stessi - come singoli e come collettività in lotta - per riprendersi la vita.

Roma, 24 marzo 2008

Corrispondenze Metropolitane – collettivo di controinformazione e d’inchiesta

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