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(18 Novembre 2008) Enzo Apicella

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Casa in proprietà: opportunità o capestro per i lavoratori?

(1 Aprile 2008)

In un paesino del Piemonte, molti anni fa, un candidato girava in auto con l’altoparlante, recitando: “Dicono che il partito liberale è il partito dei ricchi, in realtà è il partito che vuole tutti ricchi: Dicono che è il partito dei signori, ma con signori s’intende la gente educata, gentile, garbata…” E il comizietto volante terminava con la promessa di facilitazioni per l’acquisto della casa.

In realtà, il fervorino del galoppino elettorale, emulo di Antonio La Trippa (magistralmente interpretato da Totò), conteneva il segreto dell’illusione che la borghesia sparge a piene mani: tutti, in un modo o nell’altro, possono divenire proprietari: la terra per i contadini, la casa, una manciata di azioni o di Bot per i lavoratori salariati di città.

Sentirsi proprietari, sia pure di un pugno di mosche, impedisce di cogliere i propri veri interessi, e rende succubi della borghesia. Marx descrive le condizioni dei contadini francesi, vittime più che beneficiari della proprietà parcellare. I terreni erano ipotecati, le vere proprietarie erano le banche, che intascavano gran parte dei frutti del lavoro dei contadini, imponendo loro un livello di vita spesso peggiore di quello dei proletari, e mantenendoli in uno stato che rasentava la barbarie: “Il contadino francese, sotto forma di interessi per le ipoteche vincolanti la terra, sotto forma di interessi per anticipazioni dell’usuraio non garantite da ipoteca, cede al capitalista non solo la rendita fondiaria, non solo il profitto industriale, non solo, in una parola, tutto il guadagno netto, ma persino una parte del salario del lavoro, e così precipita al livello del fittavolo irlandese: e tutto ciò sotto il pretesto di essere proprietario privato” (1) Come sempre, la spiegazione dei rapporti sociali è data da una teoria, il marxismo, che oggi asini e dottori all’ultimo grido, vecchi militanti usurati e giovani debuttanti, considerano superata e da buttare tra i ferrivecchi.

In America, istituti bancari, assicurativi, finanziarie hanno concesso crediti per l’acquisto della casa a persone che non avevano la possibilità di pagare. Si pensava di diluire il rischio, perché le banche lo distribuivano in tutto il mondo, attraverso bond, fondi, e altri prodotti finanziari derivati. Il piccolo acquirente di tali titoli, completamente all’oscuro della gigantesca truffa, si è ritrovato con carta straccia in mano, mentre gli americani poveri, non riuscendo più a pagare le rate del mutuo sempre più gravose, hanno perduto la casa. Sono crollati i prezzi immobiliari, e molte famiglie hanno perso i risparmi di una vita. La Banca Europea e la Federal Reserve sono corse in aiuto, non dei truffati, ma delle banche, mettendo a disposizione miliardi di dollari e di euro.

Mentre in America, per la crisi dei subprime, si registrano tassi d’insolvenza superiori al 20%, i nostri politicanti, banchieri e industriali, spergiurano che in Europa il problema è assai meno grave. Ma le banche europee sono coinvolte fino al collo in queste speculazioni e possiedono tonnellate di titoli spazzatura: “L'Europa è particolarmente dotata della variante peggiore di queste cartacce: le cosiddette synthetic cdos ( collateral debt obligations (cdo) ... le “sintetiche” sono delle derivate con cui scommettere sul valore futuro dei beni collateralizzati che sostengono le cdo. Prendendo come riferimento la quantità di “sintetiche” che negli Usa erano esposte al subprime scopriamo - grazie al Financial Times del 3 agosto - che l'Europa ne possedeva oltre il 90% in più, tutte scoperte verso il mercato del subprime statunitense. Questi strumenti sono talmente oscuri che non si sa cosa può succedere, eccetto il fatto che non accadrà nulla di buono”. (2)

In Italia, persino l’espressione diretta del pensiero confindustriale, “Il Sole 24 Ore”, parla della necessità di “una sorta di moral suasion nei confronti delle banche”, perché rinegozino gratuitamente i mutui a tasso variabile e allunghino il periodo di ammortamento. E’ come chiedere ad un vampiro di succhiare più lentamente il sangue della sua vittima. Il vice ministro D’Antoni ha proposto un Fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà nel pagamento delle rate del mutuo. Bella trovata elettorale!

A volte, quando proprio non si sa cosa fare, si segue qualche scena del mulino di chiacchiere elettorali in TV. Manco a dirlo, la Santanché ha riproposto la vecchia favola dei mutui agevolati per divenire proprietari della casa, e ha soffiato sul fuoco, proprio come i leghisti, della guerra tra poveri, proponendo che le case popolari siano assegnate esclusivamente a italiani. Gli immigrati s’arrangino!

Eppure il problema della casa era già stato affrontato con estrema chiarezza oltre 130 anni fa in uno scritto di Engels: “La questione delle abitazioni”. Tre articoli, apparsi nel 1872, e ripubblicati sotto forma d’opuscolo nel 1887.

Engels scrive: “Poniamo che in una data regione industriale sia diventato normale che ogni operaio possegga la sua casetta. In questo caso la classe operaia di quella regione abita gratuitamente; del valore della sua forza lavoro non fanno più parte le spese per l'abitazione. Ma ogni riduzione dei costi di produzione della forza lavoro, cioè ogni durevole deprezzamento dei bisogni vitali del lavoratore, "in forza delle ferree leggi dell'economia politica", si risolve nel ridurre il valore della forza lavoro e finisce quindi per l'avere come conseguenza una corrispondente caduta del salario. Quest'ultimo, quindi, verrebbe decurtato in media del valore medio della pigione risparmiata, vale a dire che il lavoratore pagherebbe l'affitto della sua propria casa non più, come prima, in denaro al padrone, ma in lavoro non retribuito all'industriale per cui lavora. In tal modo i risparmi dell'operaio investiti nella casetta diventerebbero si, in un certo qual modo, capitale, ma non per lui, bensì per il capitalista che gli dà lavoro.”

Il lavoro dell’operaio non è stabile, la sua fabbrica può chiudere e costringerlo a trasferirsi a centinaia di chilometri di distanza, allora la vendita della casa diventa un problema e, se la crisi di una fabbrica o di un distretto costringe molti operai a vendere, si ha un crollo dei prezzi, e i lavoratori non otterrebbero neppure il prezzo pagato. Engels aggiunge: “Per gli operai delle nostre grandi città la prima condizione vitale è la libertà di movimento, e la proprietà fondiaria non può essere altro che una catena, per loro”. "Procurate loro una casa in proprietà, incatenateli di nuovo alle zolle, ed ecco che spezzerete la loro capacità di resistenza contro la politica di riduzione salariale condotta dagli industriali".(3) Purtroppo questa lezione è stata ben assimilata dal capitalismo, e non dagli operai ai quali era rivolta.

Tutto questo è verissimo, e la politica di tutti i governi del dopoguerra ha puntato sulla piccola proprietà per “incatenare di nuovo alle zolle” e spezzare “la capacità di resistenza” dei lavoratori. In Italia c’era un proletariato agricolo numeroso ed estremamente combattivo. La politica di “riforma agraria”, distribuendo pezzetti di terreno privi di qualsiasi possibilità di sviluppo per la frammentazione e la mancanza di capitali, ha provocato un vero arretramento storico, sia per la lotta di classe, sia per lo sviluppo economico e sociale. Anche per gli operai di città la proprietà dell’abitazione è stata un fattore decisivo nello sradicamento d’ogni forma di coscienza di classe. Si faceva credere che attraverso questa proprietà si potesse uscire dal girone infernale del proletariato, per entrare nel purgatorio del mondo piccolo borghese. In realtà, si trattava di una presa per i fondelli. Sono riusciti nella loro operazione reazionaria, se è vero che molti ragazzi, per paura di essere respinti dalle fanciulle, non si presentano come operai, ma come operatori, tecnici, periti, ecc. L’orgoglio del proletario, povero in canna, ma pronto a reagire con la lotta, è stato sostituito da un ridicolo pudore, se non da vergogna.

Dal dopoguerra, a milioni si sono indebitati per comprare la casa. Le ore di straordinario non si contano, e, oltre a perderci in tempo libero e salute, l’operaio deve contenere i già modesti consumi propri e dei familiari. Gli scioperi, se ci sono, devono essere limitati, non solo per contenere la perdita salariale, ma, anche e soprattutto perché, chi si mette troppo in vista ed è licenziato, perde tutto. Così la capacità di resistenza è spezzata.

Ancora nel 2006 sono stati accesi 404.2156 mutui per la casa. Bankitalia ha dichiarato che alla fine del 2007 il rapporto tra debiti e reddito disponibile ha raggiunto il 49%, mentre nel 2001 era sul 30%. La spesa casa a Roma e a Milano può arrivare fino al 70% del reddito di una famiglia. “Nel mercato dell'abitazione in proprietà si presentano situazioni di disagio sociale. La sostituzione di un canone di locazione con una rata di mutuo non è avvenuta alla pari”. Ad affermarlo è la società di studi Nomisma “che di recente ha condotto per il ministero delle Infrastrutture un'indagine sulla condizione abitativa in Italia.... Il mutuo, causa soprattutto l'aumento dei tassi d'interesse delle banche, è sempre più alto e le famiglie fanno fatica a pagarlo. “Per il mercato italiano dei mutui - riferisce Nomisma - si tratta di una crescita senza precedenti. Sono aumentate le famiglie indebitate e la loro esposizione è peggiorata negli anni recenti”. (4)

Assoedilizia a proposito dei pignoramenti faceva l’ipotesi, per la seconda metà del 2007, di un incremento del 27 per cento rispetto al passato. Ma il presidente Achille Colombo Clerici precisava che “questo problema non deve trasformarsi in un costo sociale. Chi contrae un mutuo fa una scelta finanziaria precisa. Il mutuo a tasso variabile va considerato alla stregua di un investimento in Borsa sbagliato ”.(ViviMilano Corsera.it, 15 ottobre 2007). E’ facile per un borghese mettere sullo stesso piano gli investimenti di un capitalista e di un lavoratore, ma il primo perde una parte delle sue ricchezze, il secondo sacrifica una parte della sua vita e di quella della famiglia.

Con questo, neppure la soluzione dell’affitto è facile. E’ senz’altro preferibile perché meno ingannevole, non lega al suolo e rende più agevoli i trasferimenti, ma ha i suoi aspetti negativi. I precari spesso non riescono a trovare case in affitto perché le agenzie, non appena sentono parlare di lavoro a tempo determinato, cambiano tono. A volte esigono la garanzia dei genitori, il che è un vero affronto. Si torna minorenni, come a scuola, quando si doveva presentare la giustificazione dei genitori.

Molte case sono sfitte, e, per celarle al fisco, molti proprietari disdicono persino il contratto per la corrente elettrica. Questo è possibile perché il nostro catasto è meno efficiente di quello del tempo dell’imperatrice Maria Teresa. I diversi governi non hanno fatto nulla per sanare questa piaga purulenta, questa discesa nella clandestinità di molti proprietari di case. Ma è soprattutto la diffusione della proprietà che riduce il mercato degli affitti, facendo salire i prezzi.

“Non è la stessa soluzione del problema delle abitazioni che risolve al tempo stesso la questione sociale, ma solo la soluzione di questa rende possibile al tempo stesso quella del problema della casa. Pretendendo di risolvere quest'ultimo mantenendo in vita le moderne metropoli è un controsenso. Ma le moderne metropoli saranno eliminate solo con l'abolizione dei modi di produzione capitalistici, e quando si sarà cominciato a far questo, si tratterà di ben altre cose che di procurare ad ogni lavoratore una casetta di sua proprietà.

Sulle prime, però, ogni rivoluzione sociale dovrà prendere le cose così come le trova e porre riparo ai mali più conclamati con i mezzi di cui dispone. E qui abbiamo già visto che alla penuria di abitazioni si può porre riparo con l'espropriazione di una parte delle case di lusso che appartengono alle classi possidenti e con l'assegnazione della parte rimanente”. (5) La soluzione provvisoria consisterà dunque nell’assegnazione di case espropriate ai capitalisti, alle grandi compagnie immobiliari, alla chiesa (Il Santo Patrimonio Immobiliare). Qualcuno si scandalizza? Che c’è di male se si riporta la chiesa alla povertà evangelica?

Ora, però, il grande capitale continua a guadagnare. In periodo di boom economico fioriscono i sogni proprietari dei lavoratori, una piccola parte di loro passa nella piccola borghesia, una parte di piccoli e medi borghesi si arricchisce. In tempo di crisi, c’è la gran mietitura, debiti, fallimenti, pignoramenti. Operai e piccoli borghesi scoprono di aver lavorato per i grandi finanzieri, che speculano sulle loro disgrazie. Una potente ondata di proletarizzazione e anche di pauperizzazione scuote la società. E’ però anche l’occasione, per i lavoratori, di riscoprire a lotta di classe, unico strumento reale che permette di combattere il capitale, di ottenere qualche vantaggio economico e sociale, e creare le condizioni per potere dare, in futuro, un vero scossone a questa società capitalistica putrescente.

28 marzo 2008

Note

1) Karl Marx, “ Le lotte di classe in Francia dal1848 al 1850”, Parte Terza, “Dal 13 giugno 1849 al 10 marzo 1850”.

2) Joseph Halevi; “Bce iperattiva per salvare il sistema bancario tedesco”, www.ilmanifesto.it, 25.08.07.

3)Friedrich Engels, “La questione delle abitazioni”, parte seconda, “Come la borghesia risolve la questione delle abitazioni”.
(MIA http://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1872/abitazioni/index.htm).

4) Il manifesto, 18 ottobre 2007. «E' la nuova emergenza sociale» La ricerca di Nomisma: l'80% delle famiglie che ha comprato una casa, ora paga una rata più salata dell'affitto, Giacomo Russo Spena.

5) Friedrich Engels, Ivi.

Fonte

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