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Pomigliano. La galleria del vento

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(13 Giugno 2010) Enzo Apicella
Cisl, Uil, Ugl e Fismic cedono al ricatto di Marchionne e firmano l'accordo per Pomigliano

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Piena solidarietà con i lavoratori dell’Alitalia

Resistere un minuto più del padrone e dei sindacati concertativi

(18 Settembre 2008)

Intendiamo esprimere la nostra piena solidarietà con i lavoratori e le lavoratrici dell’Alitalia in lotta per difendere il proprio posto di lavoro, il proprio salario e soprattutto la propria dignità.
I ripetuti diktat con cui i faccendieri della nuova Compagnia Aerea Italiana hanno cercato di imporre soluzioni inaccettabili, si sono infranti contro una grande - seppur tardiva - determinazione dei lavoratori. La riuscita dello sciopero di oggi 17 settembre, indica come la linea che andava seguita era quella della presa di iniziativa dei lavoratori nelle proprie mani piuttosto che affidarsi a sindacati concertativi utilizzati come marionette da governo e amministratori della CAI per dividere i lavoratori, i tavoli e i temi delle trattative.

Ma la vicenda Alitalia ha cessato di essere solo una vertenza aziendale. Dall’esito di questo conflitto deriverà infatti il modello di relazioni sindacali che governo Berlusconi e Confindustria intendono imporre nel prossimo periodo. Un modello in cui la contrattazione si converte in una proposizione unilaterale sui salari, sui diritti sindacali, sugli orari di lavoro da parte padronale ed in cui i lavoratori diventano esclusivamente una variabile dipendente da tutto questo.
I sindacati concertativi (Cgil Cisl Uil in testa, a cui è stato aggregato d’ufficio il sindacato governativo Ugl) si prestano coscientemente e pienamente a questo nuovo paradigma delle relazioni sindacali. Lo stanno dimostrando già all’Alitalia, lo stanno confermando nel negoziato con la Confindustria che dovrebbe concludersi entro il 30 settembre.

Infine l’Alitalia rivela un ulteriore paradosso. Gli amministratori della CAI minacciano ogni giorno di ritirarsi da una trattativa sulla compagnia aerea i cui oneri sono tutti a carico dei lavoratori e del bilancio pubblico (i debiti) ed in cui gli “onori” (i profitti) vanno tutti in tasca ai faccendieri e banchieri della CAI. In questo modo, il “salvataggio” di Alitalia sarà comunque a carico della collettività. Una domanda sorge spontanea. Ma se anche lo stato più liberista del mondo – gli USA – ha tirato fuori decine di miliardi di fondi pubblici per salvare banche e assicurazioni private che hanno fatto crack di dimensioni assai più ampi dell’Alitalia, perché nessuno in Italia (nel governo ma anche nel PD) ha proposto la nazionalizzazione dell’Alitalia in cui oneri e onori venissero ripartiti adeguatamente?

Le prossime ore saranno decisive. I sindacati concertativi hanno già fatto sapere di essere pronti ad accettare un accordo sanguinoso per i lavoratori in termini di licenziamenti, carichi di lavoro e retribuzioni reali. Se i lavoratori dell’Alitalia decidessero di resistere un minuto più del padrone e far fallire una operazione indegna come quella in corso, nessuno – a sinistra – potrà ancora permettersi di lasciarli da soli. Se la dignità dei lavoratori sarà più forte dei ricatti, dovremmo essere in tanti ad andare a Fiumicino con loro e fargli sentire la solidarietà sociale e politica degli altri lavoratori e della sinistra coerentemente anticapitalista.

17 settembre

La Rete dei Comunisti

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